CAPUA. Il Museo Campano ed il DJ SET di stasera come specchio della disfatta delle istituzioni culturali della provincia
30 Maggio 2026 - 16:43
Caserta (pm) – Il Museo Provinciale Campano tiene il punto sul DJ set di Paoletta, in programma stasera alle ore 21 nella piccola corte della sua storica sede di Palazzo Antignano, raro edificio quattrocentesco.
In un’intervista apparsa stamattina, abbiamo letto che la professoressa Jolanda Capriglione — che per prima ha denunciato l’abnormità di una manifestazione di intrattenimento svagato in un luogo del prestigio del Museo, denuncia ripresa dal nostro giornale —, sentita nuovamente sulla questione, ha rincarato la dose parlando di inammissibilità di eventi da discoteca in un contesto di storia e arte.
Il direttore dell’ente, Gianni Solino, anch’egli interpellato, all’opposto ha persino rivendicato l’iniziativa, mostrando, a nostro modo di vedere, una totale incomprensione delle questioni in gioco. Qui non è in discussione l’intenzione di voler celebrare la concittadina Paola Pelagalli, di origini capuane, la quale si è affermata sul piano nazionale grazie alle sue capacità nel mondo delle trasmissioni radiofoniche e delle manifestazioni musicali per i giovani e i giovanissimi. Né impressionano questi eventi definiti DJ Set, che sono un modo come un altro per stare insieme del mondo giovanile e di fare impresa del divertimento. Qui è in discussione – e tutti ci possono arrivare a comprenderlo – il luogo dove si è scelto di tenere la serata, che è del tutto inappropriato, a dir poco.
Solino, poi, se ne esce con una battuta, per noi, del tutto infelice. Parla di un modo, quello della manifestazione di musica e ballo, di avvicinare i giovani alle bellezze custodite nella struttura.
A parte il più vieto populismo che impronta l’affermazione, quello che pure ha garantito carriere politiche a delle emerite mezze tacche, è come voler avvicinare il mondo giovanile alla filosofia proponendogli un libro di barzellette.
Già come nei giorni scorsi, ci attendiamo che chi ha la tutela del Museo intervenga in qualche modo.
Per quanto riguarda il rischio derivante dalle onde e dalle vibrazioni acustiche, da una battuta di Solino capiamo che egli lo sottovaluta completamente. Ha parlato, difatti, di evento che si tiene all’aperto nella corte museale, che non può pregiudicare i reperti delle raccolte. Ma anche per manifestazioni all’aperto, tenute in edifici monumentali, storici e vincolati come il palazzo Antignano, vige una disciplina autorizzatoria molto specifica e rigorosa in relazione alle emissioni acustiche e per le vibrazioni — incluse quelle prodotte dalla folla assiepata che, ballando, sobbalza innescando il pericoloso effetto risonanza. Proprio le vibrazioni costituiscono il pericolo più subdolo per un palazzo storico, poiché possono innescare microfratture, distacchi di intonaci, crolli di elementi decorativi o danni strutturali a lungo termine.
Un’ultima notazione la vogliano svolgere a riguardo della mancanza di reazione a quanto di incredibile sta avvenendo da parte del ceto intellettuale locale, che, invece di insorgere a tutela della dignità del luogo e della nostra storia, tradendo il suo ruolo se ne sta rincattucciato, preferendo al più qualche passerella in convegni pacifici quanto aleatori.
Tranne una coraggiosa Jolanda Capriglione e pochi altri, il deserto.
