I Petrillo-Pacchielli, sotto accusa per il cambio-assegni al “ministro” del clan Schiavone, cacciati da un appalto da quasi 3 MILIONI a SAN CIPRIANO. E sul cantiere ora c’è una società di un “giovane” CAPOLUONGO
11 Gennaio 2026 - 20:30
La sede in Umbria, terra di conquista di molti soggetti vicini al clan in cerca di fortuna, “tradita” dal luogo di nascita di questo 38enne. Il nome Capoluongo e quello degli Schiavone sono connessi storicamente, ma ora dare per certo un legame familiare tra Maurizio, Giacomo Capoluongo e il titolare di questa impresa, non possiamo farlo
SAN CIPRIANO D’AVERSA – Più volte su CasertaCe avete letto di un’analisi dedicata ai rapporti tra l’imprenditoria dell’agro Aversano, soprattutto del ramo edilizio e dei lavori pubblici, e il clan dei Casalesi, probabilmente l’organizzazione criminale che ha maggiormente sviluppato il proprio guadagno tramite il business degli appalti pubblici e la corruzione di dirigenti e politici.
I due casi più eclatanti, a nostro avviso, almeno relativi agli ultimi anni, sono le inchieste che, da una parte, hanno portato alla condanna di Dante Apicella, alias Damigiana, ovvero il ministro degli Appalti del clan Schiavone, una vicenda che si lega ad un altro processo, ovvero quello a Vincenzo e Nicola Schiavone detto Monaciello, cugino di Francesco Schiavone Sandokan, zio e padrino di battesimo di Nicola Schiavone junior; dall’altra la condanna a Sandro Diana, Sandrino per gli amici, colpito in primo grado da una pena sette anni sempre ad epilogo di un rito abbreviato e che vede sotto processo gli imprenditori Raffaele Pezzella e Tullio Iorio, ritenuti dalla DDA economicamente vicini al clan Schiavone.
LUIGI E ANTONIO PETRILLO, LE ACCUSE DI DDA E PENTITI
Tra i protagonisti delle vicende da noi raccontate ci sono Luigi e Antonio Petrillo, conosciuti anche come “Pacchiello”. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale di Napoli, i due Petrillo hanno avuto una rilevante importanza nelle operazioni gestite da Dante Apicella, capo dell’area appalti pubblici del clan dei Casalesi, e per questo sono accusati di riciclaggio per aver ripulito col sistema del cambio assegni proventi dell’attività criminale del clan, con conseguente contestazione anche dell’aggravante contenuta nell’articolo 416 bis comma 1, già articolo 7 della legge 203 del 91. Pesante, ad esempio, la dichiarazione di D’Ambrosio: “Sono a conoscenza che Nicola Schiavone favoriva negli appalti Luigi e Antonio, detti ‘Pacchiello“.
Nell’attesa della fine del processo almeno in primo grado, che vede i due Petrillo imputati, insieme a Nicola Schiavone Monaciello, padrino dell’omonimo figlio di Francesco Schiavone Sandokan, alla fine del 2024, il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento emesso dalla Prefettura di Caserta, respingendo l’appello presentato dai fratelli, relativamente all’interdittiva antimafia nei confronti della loro Gruppo Petrillo sas.
L’INTERDITTIVA ANTIMAFIA AI PACCHIELLO, MA PRIMA OLTRE 750 MILA EURO
Alla provincia di Caserta guidata dall’amministrazione del dimissionario Giorgio Magliocca, indagato per corruzione, nel settembre 2020 la Gruppo Petrillo sas si vide aggiudicare una gara da 397 mila euro, comprensivi di ribasso, per la messa in sicurezza della strada Provinciale 96, specificatamente il tratto relativo al ponte sul Volturno. Ma i due avevano anche in mano un appalto, affidato formalmente al Consorzio Krea, con sede ad Acireale, provincia di Catania, si era vista aggiudicare dei lavori da oltre un milione e 875 mila euro come base d’asta per lavori alla scuola elementare di via Starza a San Cipriano d’Aversa, guidato dal sindaco Vincenzo Caterino.
Dal momento della firma del contratto, 27 aprile 2022, ovvero 6 giorni prima dell’arresto, poi revocato, dei fratelli Petrillo, al consorzio Krea, quindi, alla ditta esecutrice, Gruppo Petrillo sas, sono stati regolarmente liquidati diversi pagamenti dal comune di San Cipriano. In particolare, l’ensemble KREA-Petrillo ha ricevuto un’anticipazione contrattuale del 20% (circa 246.394 euro) e i saldi relativi ai primi tre stati di avanzamento lavori, per importi complessivi che ammontano a circa 754.227 euro, sempre al netto dell’IVA. Contestualmente, è stata approvata una variante progettuale suppletiva che ha incrementato il valore complessivo dell’opera, portandolo a circa 2.976.611 euro.
CAPOLUONGO SOSTITUISCE PETRILLO. DUBBIO SI’, MA NON (ANCORA) CERTEZZA
In data 10 ottobre 2024, poi, il consorzio Krea, vista l’impossibilità della Petrillo di lavorare, post interdittiva antimafia, ha è proceduto alla sostituzione dell’impresa esecutrice. La “Gruppo Petrillo s.a.s.” è stata sostituita dalla ditta “Noleggi e Servizi Srl” con sede a Terni. E chi è quest’impresa?
Si tratta di un’impresa nata nel 2012, il cui titolare è Giuseppe Capoluongo, un nome che con l’Umbria centra poco, ma con la storia dell’agro Aversano ha molte più connessioni. Chiaro che, ora come ora, non possiamo dare per certo un legame di sangue, parentale tra il legale rappresentante della Noleggi e Servizi, nato 38 anni fa ad Aversa, e i due soggetti che di cognome fanno anche loro Capoluongo, ovvero Giacomo, cassiere e imprenditore intraneo al clan Schiavone, così come Maurizio, ras della fazione dei Casalesi.
Giacomo e Maurizio Capoluongo, però, sono stati per decenni gli uomini di fiducia del boss Francesco Schiavone e del figlio reggente del clan, Nicola Schiavone. Un rapporto personale tra Giacomo Capoluongo e Sandokan raccontato anche dall’erede del superboss in diversi verbali. Giacomo Capoluongo, ad esempio, ha battezzato il fratello di Nicola, Walter Schiavone. Un legame durato per decenni tra le due famiglie. Così come sappiamo che in Umbria molti figli, nipoti, mogli di uomini vicini al clan hanno trovato riparo, sviluppando attività economiche che nel nostro territorio sarebbero state sotto l’occhio dei riflettori.
APPALTI E DITTE DI CAMORRA O IN “ODORE”. CASERTA VIVE UN PERIODO NERO
Ma ripetiamo, al momento connettere familiarmente, oltre all’evocativa coincidenza di un Capoluongo che sostituisce in un appalto una società ritenuta vicina al clan Schiavone, tramite Dante Apicella, il titolare di questa ditta di Terni a Giacomo e Maurizio è un ragionamento che non possiamo ancora dare per certo. E’ possibile, verosimile, non un’assurdità che ci sia qualche grado di parentela, ma sicuramente non è un dato certo.
Ora sappiamo che Vincenzo Caterino, sindaco di San Cipriano, si difenderà dicendo che la procedura è sana, seguita dal Provveditorato e non dal comune (anche se sono gli enti cittadini a scrivere il bando di gara). Chi dice il contrario. Come chiedemmo al tempo a Giorgio Magliocca e ad Anacleto Colombiano, ricevendo al massimo querele e contumelie, è se lui si senta tranquillo, a suo agio nel notare che appalti sono stati affidati a imprese colpite da interdittive antimafia, imprenditori sotto processo per un supporto economico al clan dei Casalesi, un fenomeno pericolosissimo e diffusissimo nell’agro Aversano e in tutta la provincia di Caserta.
