I tentacoli del clan dei Casalesi in Veneto: slitta la pronuncia della Cassazione
2 Luglio 2026 - 10:19
Tra gli imputati spicca la figura dell’imprenditore edile Luciano Donadio ritenuto il boss dell’articolazione autonoma del clan dei Casalesi condannato a ben 41 anni e 4 mesi di carcere
CASAL DI PRINCIPE – Slitta al sei ottobre il pronunciamento della quinta sezione della Corte di Cassazione sui ricorsi presentati dopo le pesanti condanne dell’ottobre 2024 emesse dalla Corte di Appello di Venezia nell’ambito del processo sulla presunta infiltrazione della mafia casalese in Veneto.
In secondo grado si registrò un inasprimento delle pene inflitte dal tribunale di Venezia il 5 giugno 2023 e nelle motivazioni della sentenza – ben 3287 pagine – venne delineata l’operatività del presunto gruppo malavitoso di origine campane che aveva la sua base operativa ad Eraclea, in provincia di Venezia.
Tra gli imputati spicca la figura dell’imprenditore edile Luciano Donadio (difeso in Cassazione dall’avvocato Dario Vannetiello mentre nel giudizio di merito è stato rappresentato dall’avvocato Giovanni Gentili), ritenuto il boss dell’articolazione autonoma del clan dei Casalesi (operativa sul territorio fino dal 2002) condannato a ben 41 anni e 4 mesi di carcere (pena ridotta a 30 anni per il principio moderatore), a cui si contestano 63 reati: è ritenuto dagli inquirenti il capo dell’organizzazione di origine casalese.
Il suo legale, che ha depositato 26 impugnazioni, ha anche denunciato la violazione del diritto di difesa e invocato l’inutilizzabilità di milioni di intercettazioni captate in decenni di indagine, sollevando anche una questione di illegittimità costituzionale della norma in materia di intercettazioni.
