TUTTI I NOMI. CLAN MEZZERO. Al via il processo in Appello: sette imputati tornano davanti ai giudici
5 Giugno 2026 - 11:19
Impugnata la sentenza di primo grado che aveva inflitto 14 anni al presunto capoclan Antonio Mezzero
GRAZZANISE – Sarà celebrato a settembre il processo d’appello nei confronti di Antonio Mezzero e di altri sei imputati ritenuti a lui vicini. Il presunto capo del gruppo criminale di Grazzanise comparirà davanti ai magistrati della quarta sezione della Corte d’Appello insieme a Michele Mezzero, Carlo Bianco, Pietro Di Marta, Pasquale Natale, Andri Spahiu e Pietro Zippo.
Il nuovo giudizio nasce dall’impugnazione della sentenza emessa dal gup del Tribunale di Napoli, Antonino Santoro. In primo grado, Antonio Mezzero è stato condannato a 14 anni di carcere; Michele Mezzero a 8 anni; Carlo Bianco, Pietro Di Marta e Andri Spahiu a 5 anni ciascuno; Pietro Zippo a 4 anni; Pasquale Natale a 3 anni e 4 mesi. A vario titolo, gli imputati devono rispondere di accuse che comprendono associazione mafiosa, estorsione, incendio, detenzione illegale di armi e ricettazione.
L’inchiesta che ha portato al loro coinvolgimento sfociò nell’ottobre 2024 in un’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, con l’esecuzione di sette misure cautelari. Secondo l’accusa, Antonio Mezzero, considerato storico esponente della fazione Schiavone e tornato in libertà nel luglio 2022 dopo oltre vent’anni di detenzione, avrebbe cercato di riacquistare un ruolo centrale sul territorio nonostante le misure di prevenzione cui era sottoposto. Per farlo si sarebbe avvalso della collaborazione di persone fidate, compresi alcuni familiari.
Tra gli episodi contestati figurano presunte richieste estorsive ai danni di imprenditori e una tentata estorsione nei confronti di una giovane coppia coinvolta in una controversia abitativa. Secondo la ricostruzione investigativa, le intimidazioni sarebbero sfociate anche nell’incendio dell’automobile delle vittime.
Le indagini hanno inoltre fatto emergere il presunto interesse del gruppo nella gestione di attività commerciali utilizzate, per il reinvestimento di denaro di provenienza illecita, come il tentativo di ottenere una somma di denaro collegata alla vendita di un capannone commerciale dal valore superiore al milione di euro, o ancora un’attività di ricettazione di mezzi da lavoro e materiali destinati ai cantieri. Nel corso dell’operazione, infatti, sono stati recuperati e restituiti ai proprietari diversi autocarri e mezzi agricoli rubati, per un valore complessivo stimato intorno ai 40mila euro. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato la disponibilità di armi da parte dell’organizzazione.
