L’INTERVISTA

1 Aprile 2018 - 00:00

CASERTA (Maria Concetta Varletta) – Dopo aver ospitato, nei giorni scorsi, i diversi contributi di chi è contrario all’installazione di un biodigestore nella città di Caserta, garantiamo il diritto di replica al sindaco Carlo Marino, che invece lo vuole fortissimamente.

Sindaco, come risponde alle aspre polemiche scatenatesi intorno a questo tema?

Voglio chiarire che il amio pensiero su Ponteselice non è cambiato. L’amministrazione Del Gaudio presentò una richiesta di project financing che prevedeva la partecipazione di un privato per un impianto che avrebbe contemplato sia il trattamento dell’indifferenziato che quello dell’umido. Quella era un’ipotesi per me stravagante, innanzitutto perchè andavamo a mettere un termovalorizzatore nella città di Caserta, che avrebbe di fatto bruciato i rifiuti, e poi perchè l’avremmo messo nelle mani di un privato.

In cosa si differenzia, allora, la proposta della sua amministrazione?

Oggi invece la nostra idea è quella di aprire un impianto di compostaggio che produca compost di elevata qualità e gas, quindi senza ceneri, adatto al solo trattamento dell’umido. Si tratterà di un impianto totalmente pubblico nella natura e nella gestione. Nella peggiore delle ipotesi, vista la normativa regionale, potrà passare all’Ato Rifiuti gestita dai Comuni. Parliamo, insomma, di due progetti scientifici e gestionali completamente diversi.

Come si è mosso il Comune di Caserta?

Abbiamo partecipato a una manifestazione di interesse della Regione Campania che chiedeva quali fossero i Comuni disponibili a realizzare impianti di compostaggio (c’è da dire che il compost di alta qualità risultante dal processo è l’unico prodotto che può essere utilizzato per concimare i vitigni in Europa, oltre che per altre coltivazioni), vincendola.
Abbiamo poi dato incarico a un gruppo spin-off dell’Università Vanvitelli – Facoltà di Scienze Ambientali per fare uno studio di fattibilità sia tecnica che economica per capire innanzitutto quali fossero le collocazioni territoriali migliori per l’installazione dell’impianto.

Con quali risultati? 

Tre gli scenari possibili per il posizionamento dell’impianto: ipotesi Lo Uttaro, proprietà comunale dell’ex mattatorio, per la caratterizzazione tecnica della quale l’Arpac, la Sogesit e la Regione Campania avevano dato il proprio placet; ipotesi dell’area adiacente a Gradilli, sempre su proprietà comunale, risultata non idonea per la limitazione dei vincoli paesaggistici imposti dalla Soprintendenza; infine, ipotesi Ponteselice, nell’area industriale Asi, ovvero in una zona completamente urbanizzata con opere per l’attività industriale e artigianale.

Sappiamo, per aver raccolto le ragioni feroci di chi si oppone all’installazione di un impianto di compostaggio a Caserta, che i rilievi principali ruotano intorno a quattro tematiche fondamentali: la vicinanza alle città confinanti, ovvero Recale, Casagiove e San Nicola la Strada; la distanza dalla Reggia; il problema di eventuale congestione della viabilità; il problema degli odori.

Avevamo già previsto queste contestazioni, per questo abbiamo chiesto di verificare e valutare proprio questi rilievi nello studio di fattibilità, che è poi la base dalla quale è partita la gara per la progettazione, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea, che scade a metà aprile.

Dunque, andiamo per ordine. Partiamo da quella che pare essere una troppo ridotta distanza dell’impianto dalla Reggia vanvitelliana.

Non è così. Lo studio di fattibilità ha previsto una serie di simulazioni con i droni dal tetto della Reggia. Il capannone che verrebbe realizzato, sia per altezza che per collocazione (verrebbe espropriata l’area ex Firema in via Recalone) non si vedrebbe dal tetto della Reggia perchè i capannoni già presenti nell’area inndustriale sono più alti di quello che verrebbe realizzato (10 metri contro i 12 dei capannoni già esistenti). Si tratta dunque di un problema superato.

Cosa dice del timore che l’aria sia infestata dagli odori pestilenziali dei rifiuti umidi?

Tutti gli impianti di ultima tecnologia prevedono la presenza di un doppio compartimento stagno: in sostanza, il camion entra subito all’interno perchè non ci sono piattaforme di trasferenza esterna, si apre la prima porta, si chiude e si apre la seconda. Il processo è tutto meccanizzato e quindi non ci sono odori esterni, oltretutto neutralizzati da un avanzato sistema di ionizzazione.

Incidenza del movimento dei tir sul traffico della città?

Anche per questo sono state eseguite delle simulazioni, questa volta ipotizzando il passaggio dei camion per tre fasce orarie mattutine.

Dalle 7 alle 9 passerebbero 6 camioni sull’Appia Antica, dalle 9 alle 11 passerebbero 7 camioni sulla Capua Maddaloni, e dalle 11 alle 13 transiterebbero 8 mezzi su viale Carlo III. In tutto una ventina di camion che percorerebbero strade diverse. Oggi ne passano molti di più. Da parte del Comune di Caserta ci sarebbe tutta la disponibilità a fare in modo che questi camion non transitino attraverso le città lmitrofe. Verrebbe emanata un’ordinanza sindacale in base alla quale i mezzi dovrebbero obbligatoriamente imboccare la Variante con uscita in zona Asi. Bisogna tener presente, inoltre, che l’umido non viene raccolto tutti i giorni.

Una domanda per tutte: perchè il Comune di Caserta decide di ospitare un impianto per il trattamento dei rifiuti umidi e, soprattutto, di assumersene la responsabilità?

Oggi Caserta paga 150 euro a tonnellata per il trasporto in un sito di trasferenza, che poi viene conferito ad un impianto. Di fatto c’è un cartello: ogni volta che facciamo una gara non partecipa nessuno e i privati che siamo costretti a chiamare sono evidentemente d’accordo perchè fanno tutti lo stesso prezzo. Lobbies affaristiche vere e proprie. Sulle nostre 10mila tonnellate passeremmo da 150 euro a 0, il che significa risparmiare un milione e mezzo di euro.

In che modo si reinvestirebbe questo denaro?

Destineremmo 1 milione al risparmio dei cittadini sulle tasse e gli altri 500mila euro alla sostenibilità aambientale con piste ciclabili e centraline di monitoraggio ambientale. Potremmo certamente essere d’aiuto anche ai Comuni limitrofi, che oggi pagano 150 euro ma che potrebbero pagarne 60-70 a tonnellata. Siamo anche disposti a foraggiare la costituzione di una commissione con i sindaci e le associazioni ambientaliste che possano monitorare la costruzione e la gestione dell’impianto. La provincia di Caserta produce 120mila tonnellate di umido all’anno e ha necessità di dotarsi di impianti. Corriamo ogni minuto il rischio di una crisi emergenziale, che sappiamo benissimo essere state sempre terreno fertile per gli affari camorristici.