TUTTI I NOMI degli ARRESTATI e degli INDAGATI. Orrore nella casa di cura: ospite fragile violentata dall’operatore socio-sanitario durante il permesso
21 Luglio 2026 - 22:01
L’inchiesta della Procura di Napoli Nord
CASAPESENNA – La contestazione più grave contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, Mariangela Guida, del Tribunale di Napoli Nord riguarda una presunta violenza sessuale ai danni di una donna affetta da gravi patologie psichiche, ospite di una delle comunità finite al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord e condotta dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe.
L’indagine, sfociata questa mattina nell’esecuzione di cinque misure cautelari, coinvolge complessivamente dieci persone e riguarda la gestione di cinque strutture socio-assistenziali ubicate tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.
In carcere è finito Salvatore Leccia, 45 anni di Aversa, gestore delle strutture. Agli arresti domiciliari sono stati posti Maria Claudia Iannone, 47 anni di Napoli, legale rappresentante; Gino Iavarone, 52 anni di Villa Literno, operatore socio-sanitario; e due educatrici, Teresa Crispino, 56 anni di Casal di Principe, e Franca Crispino, 52 anni, ugualmente di Casal di Principe, la prima ristretta ai domiciliari e la seconda attinta dall’obbligo di dimora. Gli altri cinque indagati a piede libero sono Sofia El Hadi, 37 anni del Marocco, Maddalena Carfora, 44 anni di Maddaloni, Giuseppe Della Gatta, 47 anni di Santa Maria Capua Vetere, e Catello De Simone, 41 anni di Castellammare di Stabia e Pasqualina Verola, detta Lina, 62 anni di Casoria.
Le accuse, a vario titolo, comprendono maltrattamenti, violenza sessuale, truffa e violenza privata, tutte aggravate dall’aver agito nei confronti di persone particolarmente vulnerabili, alcune minorenni e affette da disabilità o gravi patologie psichiatriche.
Il presunto abuso su un’ospite della comunità
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, Gino Iavarone è gravemente indiziato di aver compiuto atti sessuali nei confronti di una donna ospite della cooperativa, affetta da disturbo borderline di personalità e psicosi maniaco-depressiva e inserita in un progetto terapeutico della Asl di Caserta finalizzato all’autonomia abitativa dunque la ragazza beneficiava di permessi per poter uscire liberamente. E proprio durante le ore che trascorreva fuori dalla struttura che sarebbe stata avvicinata da un operatore socio-sanitario – consapevole quindi della patologia di cui soffriva la ragazza – che l’avrebbe portata a casa sua dove si sarebbe consumato un approccio sessuale.
Per la Procura, l’operatore avrebbe approfittato delle condizioni di inferiorità psichica della donna e del rapporto di coabitazione instaurato all’interno della struttura, circostanza che costituisce una specifica aggravante. Ma il gip contesta precise responsabilità anche al gestore Salvatore Leccia. Secondo l’impostazione accusatoria, pur essendo perfettamente consapevole della fragilità della donna e avendo l’obbligo giuridico di impedirne l’esposizione a situazioni di rischio, non avrebbe impedito gli incontri tra la paziente e Iavarone.
Circostanze di cui sarebbe stato a conoscenza anche il gestore della struttura, al quale è contestato il concorso nella violenza sessuale. Nel collegio difensivo gli avvocati Mirella Baldascino e Giuseppe Buonanno
