È morto l’avvocato Renato Labriola. Il nostro ricordo

12 Novembre 2025 - 05:02

A febbraio avrebbe compiuto 62 anni. Alle 3,40 di stanotte il suo caro figlio Andrea mi ha informato del lutto, arrivato dopo un periodo di malattia, attribuendomi, bontà sua, l’onore di scrivere le prime, dovutissime parole in onore di un grande professionista, ma prima di tutto di un amico, uno a cui questo giornale deve molto per quello che oggi sa e mette a disposizione dei propri lettori

CASERTA (Gianluigi Guarino) – Renato Labriola era un amico. Un amico prim’ancora che un avvocato da chiamare. Un avvocato da interrogare per dare contenuto alle giornate del mio mestiere.

Renato era un entusiasta del suo lavoro. Nonostante lo facesse da anni e anni, non si è mai lasciato annoiare né intristire dalla routine e, per questo, non era un avvocato che lavorava e basta, ma un avvocato per una romantica e leggera missione esistenziale, mai tronfia.

La sua professione la viveva con il segno lieve del diletto. Già provato dalla malattia, continuava a mandare notizie e, quando – come accadeva molto spesso – vinceva una causa, scoppiettava felice, come fa il crepitio di un fuoco che erutta scintille incendiando la legna umida.

Renato era così: semplice, genuino, capace di perequare il divario cognitivo che esisteva tra la materia che trattava e la potenzialità di comprensione del suo interlocutore, con esempi concreti, vere e proprie stimolazioni maieutiche. Perché per lui, per Renato, fare l’avvocato era un fine, e non uno strumento di sfoggio serioso della sua pur non comune erudizione.

Renato era prima di tutto una persona: simpatica, empatica, serena. E, in quanto tale, sapeva sempre sdrammatizzare il racconto delle cose che lo riguardavano. Non l’ho mai sentito rimuginare o ruminare livori, neppure nei confronti di chi gli aveva fatto del male, di chi aveva ripagato il suo impegno professionale con la slealtà e con la diserzione codarda dagli impegni assunti. Mi mancherai, Renato.

Mi mancherà la tua specialissima, originale narrazione dei fatti del diritto amministrativo, del quale tanto ho appreso grazie a te, in vent’anni di frequentazioni serene. Litigare, di conseguenza, era pressoché impossibile.

Non faceva parte della composizione del tuo DNA affrontare un qualsiasi discorso con l’acrimonia preventiva, spedita al proprio umore dall’esito negativo di un processo, e mai ti ho sentito sciorinare o distribuire moccoli a destra e a manca perché “quello così e quella colì”.

Piuttosto: punto e a capo, si ricomincia, si riparte e stavolta vinco io; punto e a capo, stavolta non mi faccio fregare e rompo il sederino ai passeri.

Renato Labriola è stato un protagonista della professione forense casertana. È un dato di fatto che nessun detrattore – chi non ne ha? – potrà mai seriamente mettere in dubbio senza essere sonoramente spernacchiato.
Mi mancherai, Renato, e altro non aggiungo, perché tu non amavi la retorica: quella che, nel forbito, trova la foglia di fico della sua frequente banalità.

Un saluto e un abbraccio al figlio Andrea, che alle 3.40 di stanotte mi ha concesso l’onore di conoscere tra i primi questa brutta notizia, affidandomi la responsabilità del ricordo del papà in questo triste e sommesso canto notturno.