CAPUA, nuova isola ecologica: esplode il caso politico. L’amministrazione sotto accusa per scelte urbanistiche, igienico-sanitarie e mancanza di trasparenza
23 Novembre 2025 - 12:30
I residenti protestano e il sindaco replica alla luce del passato della stessa area: “Abbiamo respirato per anni polveri sottili, ora avere un’isola ecologica vicino casa non è affatto un problema”
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CAPUA – La decisione dell’amministrazione comunale di Capua di realizzare la nuova isola ecologica in via Santa Maria Capua Vetere, presentata dal sindaco Adolfo Villani come un’opportunità di bonifica e modernizzazione, sta generando una frattura sempre più profonda con residenti e operatori economici della zona.
Quello che il Comune descrive come un progetto strategico per la città, per una larga parte della popolazione sta, invece, assumendo i contorni dell’ennesima imposizione calata dall’alto, destinata a colpire proprio un’area già provata negli ultimi anni soprattutto dai numerosi incendi che hanno riguardato la vicinissima area dell’ex campo profughi.
Di fronte alle rimostranze degli abitanti della zona il sindaco, che ha definito “paradossale” la protesta dei cittadini richiamando le criticità ambientali del vecchio cementificio De Simone, area sulla quale è prevista la costruzione dell’impianto, non ha affatto sedato le tensioni.
Anzi, secondo i residenti, l’amministrazione avrebbe scelto una linea comunicativa poco dialogante, presentando l’isola ecologica come soluzione salvifica per la zona interessata senza, però, senza chiarire perché debba sorgere proprio accanto a case, esercizi alimentari e attività di ristorazione.
Il malcontento non riguarda solo la collocazione, ma il metodo: “Abbiamo respirato per anni polveri sottili”, ha ricordato Villani. Ma la cittadinanza ribatte che proprio per questo sarebbe inaccettabile aggiungere un nuovo impianto legato al ciclo dei rifiuti in un quartiere già saturo sotto il profilo ambientale e urbanistico.
Le criticità urbanistiche: l’area non è idonea
L’amministrazione comunale sembrerebbe, per il momento, aver ignorato quello che potrebbe rappresentare, invece, il nodo principale della questione ossia la destinazione urbanistica dell’area prescelta. Questo perchè la zona individuata dal Comune rientrerebbe, nella D3 – Produttiva Artigianale/Commerciale, che non consentirebbe, dunque, la realizzazione di strutture di deposito o raccolta rifiuti.
Il PUC, al contrario, individua una zona specifica per tali impianti: la Zona FE – Attrezzature Eco-Ambientali, l’unica destinata per regolamento a ospitare depuratori, isole ecologiche e impianti con impatto ambientale controllato.
La decisione di collocare l’isola ecologica fuori dall’unica zona idonea appare, dunque, agli occhi dei contestatori, una forzatura amministrativa difficile da giustificare.
La realizzazione dell’impianto in zona D3, ripetiamo, richiederebbe obbligatoriamente una variante urbanistica votata dal Consiglio Comunale e corredata da pareri di ARPAC, ASL, Provincia, Vigili del Fuoco, oltre all’eventuale valutazione ambientale (VAS).
Ad oggi – denunciano i cittadini – non risulterebbe alcuna procedura avviata, nessun atto pubblicato, nessuna documentazione tecnica resa disponibile. Un quadro che alimenta la percezione di un progetto presentato come definitivo senza averne ancora i requisiti minimi di legittimità amministrativa.
La vicinanza a case e ristoranti: rischio igienico-sanitario
Altro elemento di criticità è rappresentato dalla vicinanza del sito individuato che si trova a pochi metri da abitazioni civili, negozi alimentari e attività di ristorazione. Le norme nazionali e regionali richiedono distanze adeguate per evitare rischio odori, proliferazione di insetti, impatti sulla qualità dell’aria e interferenze con luoghi dove si manipolano o vendono alimenti.
Bonifica e isola ecologica: due processi distinti
Il primo cittadino ha più volte associato la bonifica dell’area alla realizzazione dell’isola ecologica, presentando i due interventi come un pacchetto unico. Ma la normativa ambientale è chiara: la bonifica è un obbligo autonomo, che deve essere realizzato comunque, indipendentemente dalla destinazione finale dell’area.
Collegare la rigenerazione del sito alla costruzione dell’isola – sostengono i cittadini – significa creare una “falsa inevitabilità” che non trova alcun riscontro nelle leggi.
Silenzio sugli atti: la città chiede trasparenza
A oggi non risultano pubblicati: il progetto esecutivo completo, i pareri preliminari, un’analisi comparativa delle alternative né le motivazioni che hanno portato a scartare altre aree FE, quelle già previste dal PUC. Una mancanza di trasparenza che appare in aperto contrasto con gli obblighi della L. 241/1990 e del D.Lgs. 33/2013.
Tra vincoli urbanistici ignorati, criticità igienico-sanitarie non affrontate, assenza di confronto pubblico e scelte amministrative giudicate “inopportune e immotivate”, il progetto dell’isola ecologica rischia di diventare l’ennesimo fronte aperto in una città che chiede soltanto regole chiare, legalità urbanistica e rispetto dei residenti.
