MARCIANISE. L’umiliazione della Iodice, l’antitesi di Maddaloni e le ragioni per cui Trombetta e Salzillo sono dei “traditori”

26 Novembre 2025 - 18:11

Il clamoroso flop della consigliera regionale è stato un disastro annunciato da tempo da Casertace, visto che da un anno e più scrivevamo della necessità per legittima difesa che la Iodice aveva di mandare a casa questo sindaco, che ha dato a Pasquale Salzillo e a Farro un potere inusitato che si è ripercosso sugli interessi elettorali della consigliera uscente e non più rientrante. Le ultime righe del post pubblicato dal sindaco che si appella a “qualcuno”, così chiama ora la sua creatrice sono irriguardose, irriconoscente, irrispettose

MARCIANISE (G.G.) – Il sindaco Antonio Trombetta è preoccupato e per questo ha scritto un post, affidandolo alle consuete pagine di Facebook, per invitare i consiglieri comunali di maggioranza a partecipare alla seduta prevista.

Ha utilizzato, come spesso capita in casi del genere, delle argomentazioni, diciamo così, di contenuto, facendo balenare l’idea che chi non si presenterà infliggerà, per questo motivo, un danno alla città. Niente luminarie e addobbi natalizi, con conseguenze per il commercio cittadino, impossibilità di completare la pavimentazione di via Paolo De Majo, lavori vincolati all’abbattimento di uno stabile fatiscente per il quale occorrerebbero 200mila euro.

Non si capisce bene dal post se i 200mila euro servano tutto compreso anche a pavimentare, ma questo appartiene alla prosa in certe occasioni inafferrabile del sindaco.

La conclusione appartiene a quella attitudine di molti politici che si affidano al detto e non detto, all’indefinito che è fin troppo definito, all’allusione che tutti capiscono ma che non deve strutturarsi in parole chiare, esplicite, dirette, perché in politica non bisogna mai pronunciarsi pane al pane e vino al vino.

Una esplicitazione dialettica che si sintetizza nell’uso del pronome indefinito “qualcuno”.

Il “qualcuno” in questione si chiama Maria Luigia Iodice, si chiama Antimo Rondello, a cui va dato atto di essere stato l’unico consigliere comunale coerente rimasto fedele a quello che i filosofi greci più antichi, Talete, Anassimene e Anassimandro, avrebbero chiamato – semplificando un concetto complesso – arché, ossia origine, essenza costitutiva, fine enunciato all’inizio di una discussione, in quel caso sugli elementi cardinali della materia che si trasforma in cosa. Le scelte di Maria Luigia Iodice e del marito Nicola Scognamiglio, piaccia o no, hanno rappresentato indiscutibilmente l’arché di questa amministrazione comunale. Lo capimmo direttamente perché, quel giorno, per mera coincidenza, sedevamo a un tavolo del ristorante giapponese Nippon in Corso Trieste a discutere di politica e di fatti giornalistici con il deputato della Lega Gianpiero Zinzi. Proprio in quei minuti arrivò una telefonata in cui Iodice non chiedeva a Zinzi se Antonio Trombetta fosse, a suo parere, una buona scelta per la candidatura a sindaco di Marcianise, ma si limitava a rendere noto a Zinzi che la scelta era già stata fatta. Il parlamentare, al cospetto del sottoscritto, allargò le braccia e disse: “Amen”.

Per cui non c’è alcun dubbio che, in quel momento, a Maria Luigia Iodice, consigliera regionale, era stato chiesto di assumersi l’onere di costituire una coalizione alternativa a quella più orientata a sinistra e che aveva scelto come candidata a sindaco Lina Tartaglione.

A Trombetta fu consegnato il vessillo della rappresentazione materiale della stessa, ma non bastò, perché avendo compreso che le liste della Tartaglione erano molto forti, Trombetta e gli altri chiesero e ottennero dalla Iodice un impegno diretto da candidata al consiglio comunale, in modo da veicolare più voti possibili collegati a fattori di stima personale nei confronti del medico massimalista, ascesa a un seggio in consiglio alle elezioni del 2020.

Questi sono i fatti che Trombetta e nessun altro possono mettere in discussione. Provare ad alzare cortine fumogene entrando nel contenuto di queste azioni reali ha solo l’obiettivo di fuorviare le persone in modo che non conoscano come quelle vicende si svilupparono e soprattutto in modo da non concentrarsi sull’identità discriminante, come tale decisiva, di un assetto di coalizione che puntò su Antonio Trombetta solo e solamente perché questa persona era stimata dalla Iodice e DA SUO marito. Perché, in caso contrario, l’ultima persona al mondo a cui pensavano i vari Salzillo, Faro e compagnia era proprio quella dell’ex dipendente dell’Inail.

E allora, se è comprensibile l’appello che ha formulato Trombetta in vista del consiglio comunale di venerdì, diventa atto di irriconoscenza e di non rispetto utilizzare l’indefinito al posto del definito, chiamare chi ti ha creato come sindaco di Marcianise additandola come “qualcuno”.

Questo, in questo caso, diventa rimozione, irriconoscenza, ingratitudine e presunzione, revisionismo interessato, cinico e sleale, perché può accadere, nel corso di un anno o due, che una persona creata politicamente da un’altra e che ha deciso di accettare questa sua condizione di candidato calato dall’alto, possa veder affievolire il grado di stima e considerazione nei confronti della “creatrice”, ma a questo punto, fermo restando, non persegue una volontà cocciuta, non si aggrappa con le unghie alla poltrona, perché quella poltrona non è completamente sua, anzi, non lo è proprio. Perché se la Iodice non si fosse candidata in consiglio e se lo scemo che sta scrivendo questo articolo non si fosse impegnato in una delle sue solite battaglie di principio, sindaco di Marcianise oggi sarebbe stata Lina Tartaglione. Questo è un dato di fatto e non può essere utilizzato l’analisi dei contenuti sviluppatisi poi all’interno di questi fatti come strumento che ne affievolisca la verità e la portata storica.

Secondo e ultimo punto. Abbiamo raccontato, nelle ore successive all’ufficializzazione dei dati delle regionali, dello straordinario successo riportato da Enzo Santangelo, che a Maddaloni ha ottenuto ben 5.69 preferenze personali, portando FdI a una percentuale superiore al 40%, probabilmente la più alta mai riportata dal partito di Meloni in uno qualsiasi degli altri 7.900 e passa comuni italiani. Sa perché questo è avvenuto, sindaco?

Perché tra Enzo Santangelo e il sindaco Andrea De Filippo esiste un patto di lealtà. I due non è che vadano sempre d’accordo, ma conoscono bene entrambi il valore e la portata dell’onore che si edifica sul rispetto dei patti, come dicevano gli antichi romani: pacta sunt servanda (i patti devono essere rispettati). Tutta l’amministrazione comunale di Maddaloni, tutti i consiglieri di maggioranza, eccettuato Gigi Bove che opera nella segreteria di Massimo Grimaldi in Regione, hanno avvertito la necessità di essere uomini di dignità. Magari qualcuno l’ha fatto “col fegato in braccio”, ma l’ha fatto perché pacta sunt servanda. Ed è un fatto raro quello che è capitato a Maddaloni, che va in qualche modo studiato anche dal punto di vista dell’antropologia della politica. Tutti allineati perché, al di là della leadership incontrastata di De Filippo, basata su un piano di competenze politiche, amministrative, economiche, che si erge due spanne al di sopra di quelle possedute da ognuno dei suoi consiglieri che gli riconoscono questo primato, ha costituito una scelta libera degli assessori e degli stessi consiglieri quella di mettersi pancia a terra a rifare il caseggiato allo scopo di rispettare l’impegno preso con Santangelo, quando l’alleanza tra quest’ultimo e Andrea De Filippo ha costituito, a sua volta, l’arché dell’assetto politico-amministrativo della città di Maddaloni. Un solo candidato e tutti per lui, tutti per uno e uno per tutti.

Caro Trombetta, se lei esiste come sindaco, le piaccia o no, questo lo deve a Maria Luigia Iodice e suo marito. Lei aveva il dovere morale, prima ancora che politico, di mettersi pancia a terra per appoggiare la Iodice alle Regionali e avrebbe dovuto dire a Pasquale Salzillo, sindaco, dall’inizio: “We Pasquale, tu sei l’uomo più potente di questa amministrazione, tu gestisci tante cose, questo è un periodo roseo della tua vita, non solo politica. Noi due, io sindaco e tu vicesindaco, abbiamo il dovere di convogliare ogni sforzo per la causa del raggiungimento degli obiettivi elettorali di Maria Luigia Iodice. In questi due anni e mezzo abbiamo scoperto che ci sta sulle scatole? Ok, glielo diciamo anche, ma da domani mattina tutti zitti a lavorare, perché abbiamo fatto un patto con lei e senza quel patto io non farei ogni giorno il figo con questa fascia a tracolla e tu non faresti il bello e cattivo tempo nell’amministrazione di Marcianise”.

Ecco perché quello subito dalla Iodice è un tradimento, a lei e alla dignità politica, morale, personale, dentro alle quali abita, come organo vitale, il rispetto della parola data, dei patti stipulati.

Ha ragione, dunque, il figliolo della Iodice, quando vi chiama traditori, perché lo siete e per una volta, sindaco, ci dica quali siano i periodi, le sintassi, le parole e le sillabe sbagliate in questo scritto. Per una volta.

Marcianise sta crollando perché, se è vero che la politica non è mai stata un Eden delle migliori virtù umane, è anche vero che quanto è popolata da persone di cui non ci si può fidare, queste caratteristiche hanno necessariamente un riverbero anche al di là del fatto specifico in cui si è materializzato il tradimento.