ELEZIONI AL MICROSCOPIO. Il caso di Recale e del figlio del sindaco assunto alla Provincia e il perché (anche antropologico) delle 32mila preferenze di Giovanni Zannini

27 Novembre 2025 - 12:54

Il mondragonese si aspettava sicuramente molto di più dall’impegno del sindaco Raffaele Porfidia dopo che il figlio, due anni fa, è stato assunto nella pantagruelica infornata dei concorsi targati Zannini-Magliocca. Ma questo fatto ci spinge a sviluppare un ragionamento finalizzato a spiegare cosa sia, in provincia di Caserta, il fenomeno-Zannini. Niente di niente dal punto di vista dei contenuti politici, tanto ma proprio tanto dal punto di vista di un certo tipo di attitudine

RECALE (Gianluigi Guarino) – Giovanni Zannini a Recale ha raccolto 366 voti, un numero molto al di sotto di quello da lui previsto e ipotizzato anche da chi segue la politica locale, soprattutto in periodi elettorali. Si sa come Zannini raccoglie i voti e nel sindaco Raffaele Porfidia aveva riposto molte speranze.

Mai, dunque, si sarebbe aspettato di essere addirittura battuto dal candidato e consigliere regionale dei riformisti, Pietro Smarrazzo, il quale a Recale ha incassato 412 preferenze.

Ma perché Zannini sperava molto nell’impegno totale del sindaco Porfidia? Per spiegarlo occorre fare un passo indietro di due anni, quando, nell’infornata clientelare più scandalosa che forse la storia d’Italia abbia mai conosciuto, Pasquale Porfidia, figlio del sindaco Raffaele Porfidia, è stato assunto come istruttore direttivo contabile (categoria D), ovvero con laurea, in uno dei tanti concorsi pubblici il cui esito pubblichiamo in calce.

Zannini non perdona, perché ha sviluppato un metodo di lavoro nell’acquisizione del consenso assolutamente infallibile: mentre ai tempi di suo padre Michele, della DC imperante, questo tipo di posti di lavoro clientelari venivano dati ad esponenti di famiglie più o meno bisognose, o comunque a persone che non appartenevano direttamente alle classi dirigenti della “balena bianca”, oggi Zannini junior si muove diversamente. Molto diversamente. È vero che ai tempi della Prima Repubblica c’era una mentalità diversa, ma il fatto che le operazioni di “sistemazione” dei figli dei politici di primo e secondo piano avvenissero in contesti meno visibili rispetto ai concorsi pubblici più esposti ed evidenti era anche dovuto al fatto che, persino la magistratura pre-Tangentopoli, di fronte a fatti troppo plateali, interveniva e creava facilmente uno scandalo destinato a finire sui giornali, specialmente quelli schierati a sinistra. Insomma, invece di progredire verso una stabilizzazione di un equilibrio tra politica e magistratura, oggi, almeno per quanto riguarda la provincia di Caserta, siamo di fronte a una modalità di azione che nessun doroteo della Corrente del Golfo, nessun forlaniano, nessun basista demitian-mastelliano avrebbe mai osato interpretare.

Cosa ha fatto Zannini? Con la complicità di Giorgio Magliocca (lo diciamo, tutto sommato, con la simpatia che suscita ogni perdente totale come è stato lui), ha lavorato sui concorsi creando le condizioni affinché questi premiassero i figli di chi era già potente, i figli, o in alternativa le mogli, i fratelli, le sorelle, i nipoti, e, come direbbero nell’antica Roma, le concubine di questo o quel sindaco, di questo o quell’assessore. Tutto strettamente controllato e definito in base allo studio di tabelle contenenti i risultati elettorali già raccolti da queste persone nella loro proposta di candidati all’interno dei propri comuni.

Più potente sei, più preferenze hai raccolto nel tuo perimetro municipale, maggiori sono le possibilità che tuo figlio, tua nipote, ecc. venga assunto alla Provincia. Ecco perché quei concorsi, come tante volte abbiamo scritto e urlato, ripagati dal silenzio assordante di una magistratura che solo recentemente ha riattivato se stessa, rappresentano la base di una struttura di consenso senza precedenti. Zannini ha una grande caratteristica: non ha paura, non teme, o meglio, non ha avuto paura né ha temuto, soprattutto negli anni tra il 2017 e il 2023.

Ora ammettiamo, per pura ipotesi, che i vari Oliviero, Zinzi, ecc., ovvero i politici più in vista di questa provincia, abbiano la stessa corteccia cerebrale di Zannini e dunque ritengano che l’unico modo, o quello più semplice, per fare voti sia gestire concorsi, orientare gare d’appalto, creare reti tra Comuni e altre reti tra Comuni e provincia per aggirare l’impaccio di altri concorsi attraverso l’utilizzo di graduatorie. Ripetiamo, questa è un’ipotesi di scuola. Il discrimine che impedisce a Oliviero o Zinzi di percorrere i sentieri pericolosi attraversati da Zannini è rappresentato dal timore di incorrere in qualche vicenda legata ai meccanismi appena descritti. Uno sviluppo altamente probabile, visto che su 500 gare d’appalto, è possibile che una venga intercettata da indagini della Polizia Giudiziaria di una procura. E si potrebbe scoprire, ad esempio, ciò che l’ottima collega Marilena Natale rivelò quando, facendo il suo lavoro, riferì a tutti di una confidenza fatta dal sindaco di Grazzanise, Petrella, su una visita a dir poco impropria di Zannini nel suo ufficio, con tanto di offerta di un bouquet di imprese da far lavorare e favorire nel Comune. Dunque, mentre gli altri politici di Caserta, partendo sempre dall’ipotesi di scuola che esclude impedimenti morali, hanno legittimamente temuto di infrangere la legge, questo limite e questa preoccupazione non hanno mai sfiorato Zannini, che ha proseguito come un caterpillar, con il 100% delle potenzialità di movimento.

Conclusione. Se tu assumi figli, nipoti, concubine o concubini (par condicio per evitare pregiudizi di genere, altrimenti la tizia ci sgrida), puoi costringere quei sindaci, quegli assessori, quei consiglieri comunali con alta dotazione di preferenze a muoversi per le elezioni regionali esattamente come farebbero per le elezioni comunali, cioè quelle che riguardano il proprio tornaconto.

Questa è la grande novità che spiega l’anomalia storica della “mappatura” impressionante di Zannini, che raccoglie preferenze che nessun altro casertano ha mai ottenuto dal momento in cui le regioni furono istituite, con la conseguente attivazione contestuale dei processi elettorali dal 1970 in poi.

Sbagliato affermare, dunque, che, muovendosi in questo modo, tutti sarebbero capaci di raccogliere 31.932 preferenze come ha fatto il mondragonese. Ci vuole il pelo sullo stomaco, la scorza dura, la capacità di resistere ad ogni spiffero, a ogni tipo di indiscrezione, senza trasformarla in una preoccupazione che limita. Una canzone di Luca Dirisio diceva che occorre calma e sangue freddo, che sono un dato caratteriale che non si costruisce, ma sono anche sostantivi che, volta per volta, a seconda delle situazioni e delle persone a cui sono connessi, vengono accompagnati da aggettivi qualificativi che ne definiscono il vero connotato. Perché c’è la calma e il sangue freddo degli astronauti dell’Apollo 13 che riportano quasi miracolosamente la navicella sulla Terra, una calma e sangue freddo che coniò una frase proverbiale del comandante: “Houston, abbiamo un problema”. Ma c’è anche un altro tipo di calma e sangue freddo, quello di chi utilizza queste attitudini caratteriali a fin di male, e questa categoria è popolata da una sterminata e variegatissima armata di persone che non necessariamente – per carità, non ci permetteremmo mai di dirlo nei suoi confronti – comprende anche Giovanni Zannini.