LA RIVINCITA DELLA STORIA. Se Fico nomina nel suo staff della sanità Enzo Iodice, il concusso da Zannini e Postiglione, attivati da De Luca e Bonavitacola, darebbe un segnale fortissimo di discontinuità
19 Dicembre 2025 - 19:34
La famosa palazzina F3 che ospita la Direzione Generale è diventata da dieci anni un centro di potere che va assolutamente espugnato. Iodice è uno dei pochissimi che ha accettato di dire tutta la verità su quello che aveva subito dal consigliere regionale mondragonese e dall’eterno mandarino Postiglione per non aver esaudito i desideri e le richieste del primo
CASERTA (G.G.) – I racconti della mitologia greca, per come ci sono arrivati come struttura narrativa diretta o all’interno di vicende che ne hanno rappresentato lo sfondo, sono stati, diciamocela tutta, una sorta di beautiful ante litteram.
Parliamoci chiaro, sarebbe interessante capire se questi racconti, da Omero in giù, fossero conosciuti anche dai ceti popolari del tempo. Ma qui ci stiamo avventurando in un discorso complicato perché magari quello che per noi è beautiful, ai tempi dell’antica Grecia e, in misura un po’ minore, ai tempi della Roma precristiana, era considerato cosa assolutamente seria.
Nel ricco Pantheon degli dèi dell’Olimpo ce n’era una di nome Nemesi che aveva dedicata, riteniamo, dall’ordinatore di tutto, ossia Zeus, alla giustizia. Ma non alla giustizia considerata nel suo significato ampio, sterminatamente ampio, ma a un’articolazione della stessa, la cosiddetta giustizia distributiva.
In poche parole, quando interveniva la dea Nemesi, le vicende della vita che si erano connotate attraverso una diseguaglianza tra chi aveva avuto troppo, anche grazie all’uso di strumenti impropri, iniqui o addirittura criminali, vedevano accadere qualcosa che andava a ripristinare l’equilibrio: accadeva un fatto che andava a danno di chi, furbamente, si era guadagnato una posizione, una carica, la ricchezza, in modo che la persona o le persone, oppure un popolo intero, fossero risarciti proprio con il maltolto.
Questa situazione ha affascinato tante manifestazioni del pensiero umano, soprattutto quelle incaricate di raccontarle e di analizzarle, e da qui è partita l’espressione “nemesi storica”. Gli inglesi e i popoli di cultura anglosassone le danno un altro significato, ma noi non siamo né inglesi né americani: siamo figli della cultura occidentale e mediterranea, greca e poi romana, e quindi la nemesi significa quello che ha significato sempre.
Abbiamo capito, qualcuno si è già scocciato di leggere questa premessa e a qualcuno in questione consigliamo vivamente di chiudere CasertaCe e di leggere altro, perché noi così siamo e così rimarremo.
Dalla nemesi arriviamo a Enzo Iodice: azz, e mo’ che c’entra Iodice con i fatti della storia che si equilibrano grazie all’intervento della dea dell’Olimpo, da cui discendono altre sottocategorie di valutazione o di constatazione empirica, riassunte in frasi del tipo “il tempo è galantuomo”, cioè il tempo ripristina situazioni configuratesi ingiustamente a vantaggio di qualcuno e a danno di qualcun altro, oppure “la giustizia è lenta ma arriva sempre”, eccetera eccetera.
I lettori più attenti di CasertaCe hanno capito immediatamente cosa c’entra Enzo Iodice con la nemesi che, in questo caso, va anche ulteriormente qualificata come nemesi storica, seppur collegata a un passato non remoto, ma solamente prossimo.
Correva l’anno —-. L’allora consigliere regionale Giovanni Zannini, a cui, in quel periodo specialmente livoroso, rancoroso e malmostoso, Vincenzo De Luca aveva consegnato una patente con licenza di uccidere, stalkerizzava letteralmente Enzo Iodice, al tempo direttore sanitario dell’ASL di Caserta, chiedendogli di tutto: favori di ogni genere, la maggior parte dei quali fuori dai limiti resi possibili dalla legge.
A un certo punto, in una sorta di delirio di onnipotenza, Zannini chiese addirittura a Iodice l’elenco di tutti i 7/8 mila dipendenti dell’ASL, forse con l’obiettivo di diventare il re del mondo raccogliendo 3-400 mila voti di preferenza a Caserta, poi ridimensionatisi, proprio a causa delle pesanti indagini giudiziarie che lo hanno coinvolto, a poco meno di 32 mila, ossia quelli raccolti alle ultime elezioni regionali.
L’allora direttore sanitario disse a Zannini: «Ma che, ti ha dato volta il cervello? Lo sai che queste cose per legge non si possono fare?». Apriti cielo. Siccome anche per assonanza di consonante Zannini si riteneva, al tempo, più potente e più figo di Zeus, di fronte alle richieste impossibili respinte trasformò una minaccia in azione.
Andò a Napoli, si lamentò pesantemente con Fulvio Bonavitacola, all’epoca vicepresidente della giunta regionale e protesi di De Luca, ed evidentemente da questi dovette partire qualche direttiva in direzione della palazzina F3 (?) del Centro Direzionale, che ospita la Direzione generale della sanità campana e l’ufficio sontuoso del mandarino di sempre, Antonio Postiglione, il quale, con modi e tono sbrigativi, fece una telefonata a Enzo Iodice e gli disse che, per mantenere la carica di direttore sanitario, avrebbe dovuto emigrare a Benevento. In ogni caso gli conveniva dimettersi, per evitare di essere ingloriosamente rimosso dalla funzione di direttore sanitario dell’ASL di Caserta.
Iodice si dimise e visse momenti veramente molto amari.
Chi stava lavorando all’indagine su Giovanni Zannini aveva seguito tutte queste vicende, comprese quelle che anche CasertaCe, giornale con gli occhi aperti 24 su 24, aveva intercettato dandone subito conto ai suoi lettori: una riunione successiva a una delle visite fatte da Vincenzo De Luca a Mondragone, dove era stato scortato anche da un camorrista conclamato, il signor Scarola, al secolo Pasquale Razzino (CLICCA E LEGGI), e una cena in cui Zannini, al culmine della sua bulimia predatoria, si era circondato di diversi esponenti del comparto sanitario, per anni alla corte di Salvatore Stabile, transitati nella CGIL in accordo proprio con Zannini, che li sfoggiava al cospetto di De Luca per fargli capire che quello avrebbe costituito un altro bottino di voti aggiuntivi che lui metteva a disposizione di re Vincenzo.
Durante quella cena, e i sindacalisti, che conoscevamo uno per uno, non ne fecero mistero, Zannini si pavoneggiò dicendo chiaro e tondo che il siluramento di Enzo Iodice era dipeso da una sua decisione, avallata da De Luca e da Bonavitacola, che avevano trasmesso l’ordine ad Antonio Postiglione, non a caso indagato per concussione dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere insieme al consigliere regionale di Mondragone.
L’ormai ex direttore sanitario fu convocato dalla Procura della Repubblica attraverso i carabinieri delegati, in quell’indagine, alla funzione di polizia giudiziaria. Enzo Iodice, con molto coraggio (non a caso CasertaCe, da quel momento in poi, ha cambiato significativamente la considerazione e anche la posizione nei suoi confronti), raccontò tutto quello che aveva subito da Zannini, da cui si riteneva concusso. E fin qui siamo arrivati alla consumazione dell’ingiustizia della storia.
Iodice, anche per effetto di quell’angheria subita, ha deciso di associarsi politicamente a chi si è proposto come uomo della discontinuità rispetto ai governi De Luca. Si è candidato quindi alle elezioni regionali nella lista Fico e, per poco, per meno di 300 voti, non è diventato consigliere regionale, dato che il resto della lista dei Riformisti a Caserta ha prevalso sul resto della stessa lista in provincia di Salerno per pochissimi centesimi, esattamente per circa 250 voti.
Se il risultato fosse stato rovesciato, le 16 mila preferenze raccolte da Tommaso Pellegrino in provincia di Salerno nella lista organizzata dal sindaco di Napoli e da Armandone Cesaro sarebbero state ampiamente sufficienti per garantire al citato Pellegrino un seggio in Consiglio. A quel punto sarebbe saltato quello di Iovino a Caserta e, per l’ottavo, il resto della lista Fico della nostra provincia non sarebbe stato messo in pericolo da quello della lista di Mastella, in cui a sperare era Marcello De Rosa e la sua incommentabile campagna elettorale.
LA NEMESI TARGATA FICO CON IODICE NEL SUO STAFF – Questo articolo è nato da un’indiscrezione: non sappiamo fino a quanto fondata, ma comunque dotata di una sua logicità, di una verosimiglianza associata a fatti oggettivi. Enzo Iodice è stato un direttore sanitario dell’ASL di Caserta. È nell’elenco dei professionisti che potrebbero aspirare anche alle nomine apicali, a quella di direttore generale, ad esempio, di una qualsiasi ASL regionale o nazionale o di una qualsiasi azienda ospedaliera.
Inserirlo, ad esempio, nello staff dei diretti collaboratori del governatore Roberto Fico, quando questi assume la veste di titolare di ogni attività di indirizzo ed esecuzione del settore della sanità, in poche parole di assessore alla sanità, costituirebbe, per i motivi narrati in questo articolo, la realizzazione di una vera e propria nemesi, in quanto integrerebbe tutti gli elementi che di questa parola rappresentano il significato, magari insieme a Tommaso Pellegrino.
Non ci potrebbe essere ripristino di equità maggiore, segnale di più efficace discontinuità rispetto alla gestione scellerata della sanità effettuata da De Luca, che scegliere una sua vittima, una vittima di De Luca, di Bonavitacola, di Zannini, di Antonio Postiglione, a contribuire alla disarticolazione di una cittadella del potere intoccabile da dieci anni a questa parte, quella del già citato palazzo F3, quello della Direzione Generale della Sanità Campana.
Il concusso, il perseguitato, diventa uomo di azione per realizzare il cambiamento. Qui non è neanche questione nominalistica. Sono i fatti, così come questi si sono sviluppati negli ultimi anni all’ASL di Caserta, connessi ad altri fatti, alla scelta di Iodice di non tenersi dentro nessuna verità nel racconto di ciò che aveva subito, dalla ulteriore scelta di candidarsi al fianco di Roberto Fico, a essere struttura materiale e concettuale di un atto con il quale, in maniera chiara ed esemplare, il neo governatore fornirebbe un segnale fortissimo sul fatto che le cose in Campania stiano cambiando e che, magari, attraverso un ridisegno del perimetro delle ASL regionali, tutta l’indegna infornata di direttori generali, una roba senza precedenti per un qualsiasi governatore che tre mesi dopo sarà destinato a lasciare il suo posto, possa essere cancellata con un tratto di penna equo e doveroso.
