IL RETROSCENA. Il ritorno (inquietante) di Giorgio Magliocca: c’è lui dietro alla caduta del sindaco Palumbo. I 4 motivi granitici per i quali Ketty Pettrone è stata il suo cavallo di troia
19 Gennaio 2026 - 12:55
Prima il gran casotto per la carica di vicesindaco. Poi, una volta diventata assessore alla cultura, l’abbraccio con la Pro Loco, guidata da un ultras dell’ex presidente della Provincia. Ma i motivi riguardanti l’impianto dei rifiuti, uniti a quanto verificatosi in giunta, sono veramente una barzelletta senza precedenti, una scena surreale che non lascia alcun dubbio sul ruolo di burattinaio interpretato da Giorgio Magliocca
PIGNATARO MAGGIORE (G.G.) – Per quanti giorni Concetta Pettrone, per gli amici Ketty, ha lasciato in pace il sindaco Giovan Giuseppe Palumbo?
Zero. Pur non occupandoci delle vicende dell’amministrazione comunale di Pignataro con modalità tali da poter scrivere articoli con discreta continuità, abbiamo comunque seguito un po’ da lontano, ma con l’esperienza e la conoscenza maturata negli anni della sindacatura di Giorgio Magliocca, i fatti accaduti durante questa brevissima consiliatura, finita a nostro avviso in maniera tutt’altro che casuale. Non perché ci siano stati eventi maturati durante l’intervallo temporale di otto mesi in cui si è sviluppata ed esaurita, ma perché tutti i fatti dimostrano che questa amministrazione recava in sé i germi della disgregazione, sin dal suo insediamento, e forse addirittura sin dalla campagna elettorale.
Ecco perché, ovviamente secondo il nostro punto di vista, i giorni tranquilli e sereni in cui la signora Pettrone in Del Vecchio ha vissuto la sua esperienza con la prospettiva di una consiliatura quinquennale sono stati zero, che più zero non si può.
Partiamo dall’inizio: suo marito, Gerardo Del Vecchio, era stato consigliere comunale e anche assessore nella prima consigliatura di Giorgio Magliocca. In quel periodo aveva avuto delle difficoltà anche di tipo giudiziario, poi, a quanto pare, superate. Ma in occasione delle elezioni che hanno portato alla conferma di Magliocca, nel mentre diventava anche presidente della Provincia, Del Vecchio non viene rieletto. E siccome al tempo era Magliocca a determinare tutto, anche la lista dei candidati da portare in consiglio comunale e quelli da escludere, si può ritenere, tenendo conto del potere assoluto che l’allora sindaco esercitava, che fu lui, prudentemente, forse a causa dei problemi che attanagliavano Del Vecchio, a determinarne la mancata rielezione.
Un fatto del genere ha causato, almeno in apparenza, l’uscita di Del Vecchio dal campo magliocchiano e un impegno da parte sua nella fase di costruzione della lista che poi ha portato Palumbo a vincere le elezioni. È stato Del Vecchio, infatti, il principale fattore di persuasione di Cesare Cuccaro, altro pezzo da novanta dell’amministrazione Magliocca, affinché entrasse nella lista di Palumbo. Per cui, almeno in teoria, le elezioni della scorsa primavera, quelle della disgregazione del gruppo storico di Magliocca, hanno visto Cesare Cuccaro e Gerardo Del Vecchio camminare nella stessa direzione, con la conseguente ascesa in consiglio comunale di Pettrone che, da candidata donna, ha potuto utilizzare l’ausilio di candidati maschi per far crescere il suo consenso, in modo da riscattare la debacle del marito in occasione delle consultazioni amministrative precedenti.
Non sappiamo se già da allora Del Vecchio lavorasse su due tavoli e assecondasse la necessità, a nostro avviso tutt’altro che esistente, di Magliocca affinché l’inchiesta giudiziaria molto pesante che lo coinvolge si diluisse e riducesse il suo impatto mediatico, consentendogli di ritornare direttamente in campo come candidato sindaco. Non è fondamentale stabilirlo, anche perché tutto quello che è successo dopo va esattamente in questa direzione, poiché troppi fatti si concatenano l’uno all’altro per poter parlare di una semplice eterogenesi dei fini, cioè di un qualcosa che si determina involontariamente cogliendo obiettivi che non si volevano perseguire; in questo caso, favorire il ritorno di Magliocca sulla scena politica pignatarese.
Allora Ketty Pettrone ha montato un gran baccano al momento della definizione della giunta, bloccando tutto al punto che gli assessori di Palumbo hanno potuto cominciare a operare solo a luglio. In quel periodo, nonostante l’esito democratico delle elezioni non legittimasse la sua istanza rispetto alle preferenze raccolte, la Pettrone ha rivendicato costantemente e con accenti super polemici, che costituiscono già un fatto strano per chi è stata in una squadra che ha cambiato le strutture portanti della politica di Pignataro Maggiore, la carica di vicesindaco.
Per accontentarla, il sindaco Palumbo, che con la Pettrone tra l’altro è anche imparentato, le ha concesso la delega alla cultura, fortemente richiesta. La prima cosa che ha fatto è stata creare un feeling e una piena collaborazione che ha impegnato l’intera amministrazione comunale con la Pro Loco di Pignataro, presieduta da una persona schierata apertamente con Giorgio Magliocca e con la lista di Mercone, in cui il presidente della Pro Loco si è anche candidato.
Palumbo l’ha asseconda sempre invece di lavorare a un dialogo più fitto e denso con altri consiglieri, quali Giorgio Vito, Margherita Giuliano e altri, che si sono poi ritrovati contro alcuni giorni fa poiché convinti dalla Pettrone e dal marito a firmare dal notaio le proprie dimissioni e la defenestrazione di Palumbo.
Negli ultimi mesi, Ketty Pettrone ha difeso e di fatto impedito la doverosa disarticolazione della Pignataro Servizi, dimostrando quanto fosse nociva e deleteria per l’equilibrio dei conti del Comune, a vantaggio solo di pochi, essendo divenuta uno strumento di promozione clientelare. Magliocca, insieme al suo “compare” Giovanni Zannini, ne aveva dato ampia prova da presidente della Provincia, piazzando parenti e pezzi di famiglie di grandi elettori nei concorsi più scandalosi che la storia d’Italia ricordi. Petro Ricciarsi, presidente della Pignataro Servizi, simbolo del controllo magliocchiano su questo carrozzone inutile, è rimasto al suo posto soprattutto perché la Pettrone lo ha voluto. È stato un vero e proprio “pappa e ciccia” col presidente della Pro Loco magliocchiana e difesa ad oltranza della Pignataro Servizi.
Arrivando all’attualità: il casus belli, che a nostro avviso è stato solo un pretesto, è stato il voto in giunta per nominare un avvocato che desse forza alla costituzione in giudizio del Comune, finalizzata a evitare l’insediamento dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici in località Cauciano.
Questa vicenda è comica: è vero che Cesare Cuccaro, insieme a Giorgio Magliocca, aveva a suo tempo creato le condizioni affinché questo impianto arrivasse. È vero che Cuccaro non si è presentato alla riunione di giunta, ma questa sua assenza è stata irrilevante, perché il sindaco Palumbo, insieme all’assessora Maria Bonacci e a un terzo assessore, hanno votato e approvato la delibera con cui il Comune di Pignataro nominava un professionista e sanciva una posizione chiara rispetto al problema ambientale. Ora, è possibile che Cuccaro si sia posto il problema della coerenza, ma non avrebbe rotto il patto di maggioranza alzando le barricate.
In una sorta di commedia dell’assurdo, l’amministrazione è caduta per un’assenza irrilevante, di fronte a una delibera che portava il Comune su posizioni nettamente avverse a quelle di chi voleva fare business sull’impianto.
Le posizioni di Palumbo e di Maria Bonacci sono state chiare e indiscutibili. Dunque, se sulla vicenda della carica di vicesindaco, sulla collaborazione intensa con la Pro Loco di Magliocca, o sulla Pignataro Servizi vogliamo chiudere gli occhi, diventa impossibile non vedere la connessione tra il comportamento della Pettrone e gli interessi politici rinnovati di Magliocca. La Pettrone è stata un cavallo di Troia di Magliocca, tutto qui. Non è un peccato mortale: ne risponderà ai pignataresi quando, a questo punto, dovrà necessariamente candidarsi nella lista per Magliocca sindaco o nella lista guidata da chi Magliocca indicherà come candidato alla fascia tricolore.
