CAMORRA E APPALTI IN COMUNE. In aula le rivelazioni dei Ros: il caso “Medea” e gli intrecci tra politica e imprenditori vicini al clan
4 Febbraio 2026 - 09:25
Le difese hanno sollevato eccezioni sulla utilizzabilità delle intercettazioni provenienti dall’indagine “Medea”
CALVI RISORTA / SANTA MARIA CAPUA VETERE (Elio Zanni) – Udienza numero 9 nell’aula n.1 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Siamo a pochi minuti dopo 12.30 quando, oggi 3 febbraio 2026, dinanzi alla terza sezione, si entra nel vivo processo che vede alla sbarra l’ex sindaco di Calvi Risorta, Giovanni Rosario Lombardi, e altri 12 imputati, tra cui esponenti politici, tecnici e noti imprenditori, tra cui Raffaele Pezzella e Piero Cappello. Tanta roba, veramente.
E stavolta, al centro dell’udienza c’è niente poco di meno che: la deposizione chiave del tenente colonnello Francesco Cardetta, ex comandante dei Ros di Caserta, che nel corso del suo lavoro ha ricostruito la fitta rete di contatti tra colletti bianchi e l’imprenditoria vicina alla criminalità organizzata.
Secondo quanto riferito dall’ufficiale davanti al collegio presieduto da Luciana Crisci, l’indagine affonda le radici nell’operazione “Medea” (2011-2014), che svelò la simbiosi tra il clan dei Casalesi e un gruppo di imprenditori definiti dai collaboratori di giustizia come i veri e propri «bancomat del clan».
Protagonista della deposizione è la figura di Raffaele Pezzella. «Monitorammo i suoi spostamenti e le sue conversazioni – ha spiegato Cardetta – scoprendo un legame privilegiato con la Provincia di Caserta e canali diretti in Regione Campania per il settore degli appalti pubblici, in particolare per il ciclo integrato delle acque». Per sfuggire ai controlli, Pezzella e l’imprenditore Tullio Iorio avrebbero utilizzato i cosiddetti “citofoni”: telefoni dedicati intestati a cittadini stranieri, usati esclusivamente per coordinare incontri quotidiani e spartizioni d’affari nel settore edilizio.
Il colonnello ha poi delineato il profilo di Piero Cappello, ex presidente del Consorzio Asi, i cui contatti con Pezzella e Iorio sono emersi durante specifici servizi di appostamento. La deposizione avrebbe evidenziato come Cappello potesse essere in contatto anche con Giuseppe Fontana, soggetto ritenuto vicino al boss Michele Zagaria.
In aula anche episodi tracciati con le “cimici”, tecnica con la quale Cappello sarebbe stato intercettato a bordo di un’auto con Fontana mentre si recavano in Regione per un incontro con l’allora assessore allo Sviluppo Economico. Al centro della trama figurano anche gli ingegneri Vitelli e i rapporti documentati con altri indagati come Giuseppe Napoletano, Carmine Petrillo e Carlo D’Amore, descritti come un gruppo coeso che si riuniva stabilmente presso le sedi delle società coinvolte.
Non sono mancati i momenti di tensione processuale: le difese hanno sollevato eccezioni sulla utilizzabilità delle intercettazioni provenienti dall’indagine “Medea”, contestando l’acquisizione de relato. Su questo punto, il Tribunale si è riservato la decisione.
Il collegio giudicante dovrà pronunciarsi su accuse pesantissime mosse dai Pm della Dda di Napoli, Graziella Arlomede e Maurizio Giordano. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori per eludere le normative antimafia.
Oltre all’ex sindaco Lombardi e al suo vice Giuliano Cipro, figurano tra gli imputati i già citati Cappello, Pezzella e Iorio, insieme a tecnici e dipendenti comunali. Il processo riprenderà ad inizio e alla fine del mese di marzo 2026, per le prossime escussioni.
Nel collegio difensivo: gli avvocati Giuseppe Stellato, Giuseppe De Angelis, Ferdinando Letizia, Caterina Maria Rosaria Ursillo, Maddalena Napolano, Vincenzo Alesci, Claudio Sgambato, Marco Acampora, Federico Conte.
