ASI, la Pignetti ha violato una legge che non è né di destra né di sinistra. Appello a Zinzi, a Martusciello e soprattutto ai commissari: non appoggiate la deriva illegalitaria della Pignetti
10 Febbraio 2026 - 10:11
Stamattina l’assemblea dopo la diffida della Regione. Far sopravvivere la fantomatica Fondazione Asi, che sarebbe meglio chiamare Fondazione Pignetti e l’incredibile assicurazione di Palermo, solo perché Cirielli gioca a fare il Giulio Cesare e il Marco Antonio, imprimerebbe un marchio molto negativo su ognuno di loro
CASERTA (g.g.) – No, non è giusto paragonare la politica casertana a una cloaca. Questa, infatti, è una parola che si è conquistata una sua grande dignità con un’opera ingegneristica che ha permesso a Roma di diventare una città “pazzesca” per i suoi tempi, una metropoli di un milione di abitanti. Roma non sarebbe cresciuta fino a sopportare questo carico demografico e non avrebbe potuto diventare caput mundi se dai suoi ingegni più potenti non fosse venuto fuori il progetto della Cloaca Maxima, un sistema enorme di drenaggio delle fogne che, incredibile ma vero, funziona ed è attivo ancora oggi, a 2600 anni di distanza dalla sua inaugurazione. Per cui, viva la cloaca e niente paragoni, perché sarebbe come mischiare la lana con la seta.
Ma qui, se ci mettiamo alla ricerca di paragoni più adeguati, perdiamo tempo, energie e, francamente, questa storia dell’Asi di Caserta non lo merita. Quindi andiamo via più veloci. Raffaela Pignetti, come abbiamo scritto tante volte nei 12 anni della sua presidenza (si rimane ancora increduli, basiti scrivendolo: accipicchia, 12 anni ‘u’anem’ ‘do priatorie!), non è la colpevole del disastro che ha messo ko il consorzio pubblico intercomunale che avrebbe dovuto gestire tante, cruciali zone industriali di questa provincia. Semplicemente, lei non sarebbe mai esistita se a Caserta fosse, al contrario, esistita una politica che, al netto dei suoi difetti universali, escatologici, che la riguardano a tutte le latitudini, e delle tare peculiari che, a scalare, connotano prima quella meridionale e poi quella locale, avesse convenuto che comunque esistono dei limiti – anche pochi, per carità, ma comunque esistenti – assolutamente insormontabili, rispetto ai quali anche il giochino, attuato alla bisogna e solo per comodità della realtà consociativa effettuale, della destra contro la sinistra e della sinistra contro la destra diventa inattuabile, dovendosi, al contrario, necessariamente ritrovare gli attori di questa pur sgangheratissima politica all’interno di una stanza per guardarsi in faccia e affermare: “No, questa schifezza non la possiamo proprio fare, sarebbe veramente troppo”.
La Pignetti, come abbiamo sempre sostenuto, è stata, dunque, un effetto, mai la causa delle nefande modalità che hanno segnato la gestione dell’Asi.
Ieri, vale a dire 12 anni fa, nonostante l’appello disperato dell’allora senatrice Rosaria Capacchione e di Dario Abbate, la parte del Pd targata Stefano Graziano la estrasse letteralmente dal nulla cosmico, semplicemente da un’amicizia familiare, e la “fece presidente”, grazie a una serie di accordi spericolati che ci indussero a chiudere ogni ponte dialettico con il “rosso di Teverola”. Oggi, colei che nulla cosmico è rimasta, non avendo dimostrato di essersi affrancata dalla sua impreparazione sesquipedale nella materia delle politiche industriali, rimane ancora a galla perché il cosiddetto centrodestra potrebbe fare ancora più schifo del cosiddetto centrosinistra e di chi ha mantenuto al suo posto un presidente che ha letteralmente distrutto l’Asi, come dimostrano inconfutabilmente gli agghiaccianti documenti video, realizzati dal sito “Informare” e ripresi da Casertace, sullo stato penoso in cui versa la zona industriale di Marcianise.
Il centrodestra potrebbe votare stamani in assemblea un atto illegale, ovvero la follia unica nel suo genere che permetterebbe la sopravvivenza e, dunque, l’esistenza, all’interno dell’assemblea dell’Asi, di due autentici Ufo, vale a dire della fantomatica “Fondazione Asi” e di un’associazione di Palermo, inserite a suo tempo dalla Pignetti solo e solamente per costruire una sorta di vitalizio, per continuare a stare dentro a un ente che ha modificato sostanzialmente e sostanziosamente il suo status economico ed esistenziale senza avere l’incomodo di dover studiare, di dover modificare cioè anche il suo status culturale in modo da esprimere un’oncia di capacità di governo, che non poteva non derivare, a sua volta, da un’oncia di conoscenza dei contenuti del ruolo svolto.
Un’oncia, al limite anche un grammo, di competenze, di consapevolezza, che non fosse solo quella consistente nel controllo mensile del proprio conto corrente a riscontro del bonifico sontuoso incassato, oppure quello delle agenzie di viaggi, degli alberghi a cinque stelle, sole apparenti strutture complementari delle dispendiose trasferte internazionali e istituzionali (?), finanziate senza un perché col pubblico denaro, al punto che anche il distrattissimo collegio dei revisori dei conti, a un certo punto, ha avuto da ridire.
La Regione ha diffidato l’Asi e l’ha fatto non esprimendo un valore di parte politica, ma semplicemente un valore di banale legalità. Guai, dunque, se questa diffida fosse utilizzata come un alibi dal centrodestra. Ora, capiamo uno Gimmi Cangiano, reggicoda senza dignità politica di Edmondo Cirielli, fulminato e obnubilato, come altri suoi colleghi politici, dalla Pignetti e dalla sua innata e carismatica
attitudine fascinatoria, ma la speranza è che Zinzi, Martusciello e soprattutto i rappresentanti dei commissari di governo, che reggono le sorti dei Comuni di Caserta e di Marcianise, abbiano in testa stamattina, quando si voterà la delibera che elimina semplicemente un’illegalità, una violazione clamorosa di una legge regionale, che non è proprietà né del centrosinistra né del centrodestra, quel limite che discrimina a Caserta, seppur in un luogo di confine remoto, troppo remoto, la politica, le sue purtroppo ordinarie patologie, da una manifestazione di volontà che sarebbe tecnicamente delinquenziale, senza se e senza ma.
