Dalla pupilla degli occhi di De Rosa a quella di Colombiano: Teresa Ricciardiello “non perdona” e viene assunta da dirigente insieme al nemico dell’ex presidente ad interim

10 Febbraio 2026 - 13:51

Già da dicembre conoscevamo l’esito assolutamente scontato di una procedura concorsuale chiusasi il 7 gennaio. Persistono i dubbi già esistenti del primo contratto su alcuni requisiti dell’architetta di Marano trapiantata a Gricignano

CLICCA QUI PER LEGGERE IL PRECEDENTE ARTICOLO

CASERTA (g.g.) – Tra la marea di contestazioni e segnalazioni che ci arrivano in merito alla gestione dell’amministrazione provinciale di Caserta, ce n’era una di cui avevamo preso visione a fine dicembre, relativa alla pubblicazione di un bando attraverso cui l’ente governato da Anacleto Colombiano — fondamentalmente con le stesse modalità con cui lo avevano governato Giorgio Magliocca e, ad interim, Marcello De Rosa — avrebbe dovuto operare.

Avevamo preferito non scrivere ciò che, invece, avevamo maturato come conoscenza in merito all’esito della procedura. Spesso giochiamo utilizzando il sistema di una Casertace attiva anche come punto scommesse sugli esiti delle gare d’appalto o procedure concorsuali. Stavolta non l’avevamo fatto per evitare che Teresa Ricciardiello cominciasse con la solita lasagna dell’attacco personale. Non avendo fatto il suo nome come pronosticata e certa vincitrice di questo bando, ci era sembrato ingiusto formulare il nome anche dell’altro vincitore certo, vale a dire Alessandro Cirillo, consigliere di opposizione in quel di Casapesenna e storico avversario di Marcello De Rosa, ossia del reggente della carica di presidente della provincia subito dopo le dimissioni di Magliocca.

Il risultato, ossia la definizione di questa procedura, non ha fatto altro che confermare la previsione che avremmo fatto bene a mettere in una busta, magari certificata da un notaio, allo scopo poi di aprirla all’esito della procedura.

Teresa Ricciardiello era stata fortemente voluta a suo tempo da Marcello De Rosa, di cui era diventata pupilla. Più volte i due erano stati avvistati fuori dall’orario di ufficio, probabilmente allo scopo di scambiare opinioni sulle modalità di azione riguardanti le materie di cui la Ricciardiello si occupava, in quel di Gricignano, dove la professionista abita e che ha rappresentato una roccaforte di De Rosa alle ultime elezioni regionali, oppure dalle parti di Marano, città di origine dell’architetto.

Insomma, per come si erano messi i rapporti tra De Rosa e Colombiano all’indomani dell’avvento di quest’ultimo alla presidenza della Provincia, e per come il citato Colombiano si era comportato nelle primissime settimane del suo esercizio istituzionale — revocando, ad esempio, piuttosto clamorosamente l’esito di un concorso per l’assunzione di 11 nuovi dipendenti, alcuni dei quali chiaramente appartenenti all’area politica e personale di De Rosa — si pensava che anche la Ricciardiello, soprattutto lei, personaggio emblematico nel periodo di governo dell’uomo di Casapesenna, dovesse pagare dazio allo spoil system di Colombiano e Zannini. Questi ultimi, prima, si erano serviti dei voti di De Rosa alle provinciali di giugno, salvo poi iniziare un’opera di dura destrutturazione di ciò che De Rosa aveva fatto in Provincia, nel momento in cui Zannini aveva appurato che l’uscente presidente facente funzione sarebbe stato un suo rivale alle elezioni regionali. E invece no: Ricciardiello ha costituito un’eccezione.

Da giugno fino a dicembre è riuscita a convincere Colombiano di essere una professionalità all’altezza. E Colombiano ne è rimasto talmente impressionato da superare anche le riserve e i dubbi, che ancora oggi persistono e che in qualche modo hanno preoccupato e continuano a preoccupare la segretaria generale della Provincia, sui requisiti della Ricciardiello, relativi soprattutto alla maturazione del periodo di servizio quale base su cui costruire un nuovo articolo 110 (incarico fiduciario del presidente) a favore di quella che al momento è un’ex pupilla di De Rosa, reinventandosi come pupilla di Anacleto Colombiano.

Il recupero in servizio di Alessandro Cirillo, anche lui vincitore scontato di questa procedura concorsuale, si configura invece come il classico sassolino che Colombiano ha estratto dalla sua scarpa. Assumere di nuovo, infatti, uno storico avversario di De Rosa ha un gusto particolarissimo. Tra le altre cose, Cirillo, che nel frattempo si era riparato in quel di Frattamaggiore, si è leccato le ferite dopo aver perso, proprio ad opera di De Rosa, la posizione organizzativa che, con molta nonchalance, gli aveva concesso a suo tempo Giorgio Magliocca.

Naturalmente entrambe le assunzioni sono state benedette da Zannini, perché noi siamo convinti — e abbiamo la possibilità di dimostrarlo in cento modi — che Colombiano non faccia nulla senza prima ottenere il permesso politico da Zannini, così come non lo faceva Giorgio Magliocca.