REGGIA. L’opinione: la Peschiera Grande, da luogo ameno ad acquapark?
25 Marzo 2026 - 14:25
Caserta (pm) – Sabato scorso, per la festa della primavera, la Reggia ha presentato in forma ufficiale la Peschiera Grande al termine dei lunghi lavori di sistemazione e restauro che l’hanno interessata e che ne avevano imposto la chiusura al pubblico. In realtà, l’intervento complessivo di recupero era già stato concluso ad inizio di gennaio ed il bene monumentale era ritornato visitabile già da allora. Ma era mancata l’occasione formale per presentare al grande pubblico e commentare le opere eseguite.
Ovviamente i toni di soddisfazione non potevano mancare, ma la tendenza a nascondere la polvere sotto il tappeto, tipica di tutta una serie di enti ed uffici pubblici autorferenziali, non è venuta meno neanche in questa occasione.
Ottimamente per il recupero dei parapetti e del bauletto in cemento, per la sostituzione della pavimentazione in grès con adeguato cotto, per la sistemazione dei percorsi di fruizione e accesso allo specchio d’acqua e per la bonifica del sottobosco. Per il ripristino, ancora, del manto erboso e per gli interventi puntuali sull’isolotto centrale, fino all’inserimento di quattro siepi angolari. Ma la rimozione della quinta arborea naturale dal lato ovest dell’invaso è un pugno nell’occhio. Ad un certo punto, lo sguardo che ruota tutt’attorno alla Peschiera, avendo nello sfondo una corona alberata, si imbatte in due o tre condomini della confinante via dei Passionisti, sui cui balconi qualche signora sciorina i panni, spazza o cucina e la magia del luogo svanisce.
Perché, almeno per noi, l’incanto del posto è dato dal silenzio che vi aleggia, interrotto solo dal concento degli uccelli e dallo scroscio dell’acqua e nell’immersione nel verde della natura.
In questa nostra ottica, tutto ciò che turba una tale condizione di pace sarebbe da bandire.
Invece la DG Tiziana Maffei, in uno sbotto di entusiasmo, annuncia che sta pensando di realizzare nell’area un polo di attrazione. Nei quattro slarghi del muretto di cinta verrebbero allestiti dei solarium per consentire alle persone di sedersi, leggere e rilassarsi. E si vorrebbe predisporre un servizio di barchette per fare un giro “sul laghetto” e anche poter raggiungere l’isolotto centrale.
Una sorta di acquapark, con via vai di persone e la caciara delle gite scolastiche, che figurarsi se vorranno perdersi una traversata comprensiva degli scherzi con l’acqua. E se si pensa a possibili divieti per gli abusi, li si consideri già inutili per una realtà giovanile che arriva ad accoltellare i professori. Un addio alla condizione di tranquillità che dovrebbe regnare sul posto.

I collaboratori più stretti della direttrice o non devono averla avvisata che un progetto simile fu già tentato da Felicori (si ipotizzò l’uso di dragonboat, le imbarcazioni del tipo che si vede in foto), che ne ottenne il biasimo dell’intero consiglio comunale, oppure devono averla avvisata ma poco gliene è importato.
Suggeriamo a chi ha autenticamente a cuore il decoro ed il rispetto identitario per il capolavoro vanvitelliano ad essere vigile su questo aspetto. L’abitudine della direzione museale è quella di mettere davanti al fatto compiuto, narrando che è stato posto un impegno straordinario e sono stati affrontati ostacoli notevoli.
GRAZIA ALL’AI, SONO QUESTI I POSSIBILI SCENARI ALLA PESCHIERA GRANDE?



