ASL CASERTA. 8 anni di ritardi sui pagamenti per il servizio mensa: decreto ingiuntivo, ricorso al TAR e oltre 56mila euro da sborsare

6 Aprile 2026 - 15:30

CASERTA – Una vicenda che si protrae ormai anni, fatta di fatture pagate in ritardo, interessi accumulati e contenziosi evitati solo all’ultimo momento. È quella che emerge dalla determina dirigenziale con cui l’ASL di Caserta ha deciso di chiudere – almeno per ora – il caso relativo al servizio mensa negli ospedali.

Tutto parte da lontano. Il 1° ottobre 2015 entra in vigore il contratto tra l’ASL Caserta e la società EP S.p.A. per il servizio di ristorazione destinato ai degenti, con scadenza fissata al 30 settembre 2018 e successiva proroga di quattro mesi. Poi, il 12 aprile 2019, con determinazione n. 73, la stessa società – in ATI – si aggiudica anche la nuova gara regionale indetta da So.Re.Sa., formalizzata con la convenzione sottoscritta il 26 luglio 2019.

Fin qui, tutto regolare. Il problema nasce dopo: i pagamenti.

Secondo quanto ricostruito negli atti interni dell’ASL, tra il 2015 e il 2023 le fatture emesse dalla società per il servizio mensa vengono saldate sistematicamente oltre i termini contrattuali, fissati in 60 giorni. Un ritardo cronico che fa scattare gli interessi moratori.

Il 2025 è l’anno della svolta giudiziaria. La EP S.p.A. presenta ricorso per decreto ingiuntivo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (N.R.G. 4380/2025). Il giudice accoglie la richiesta e con il decreto ingiuntivo n. 1345/2025, notificato all’ASL il 22 ottobre 2025, ordina il pagamento entro 40 giorni di 53.650,05 euro a titolo di interessi (oltre spese legali quantificate in 2.242 euro di compensi e 406,50 euro di esborsi, più accessori).

A quel punto la palla passa all’ASL. Il decreto viene assegnato all’avvocato interno Elisabetta Balletta per valutare un’eventuale opposizione. Ma la risposta, nero su bianco, è chiara: nessuna opposizione. Nella relazione del 15 ottobre 2025 si evidenzia come la società abbia correttamente calcolato gli interessi e come un’eventuale causa avrebbe comportato solo un aumento dei costi per l’ente.

Nonostante ciò, l’ASL non paga subito quanto dovuto.

Il 23 ottobre 2025 viene liquidata solo una minima parte, pari a 1.284,99 euro (nota di debito n. 5/I del 20 giugno 2025). Successivamente, con determina dirigenziale n. 16222 del 4 febbraio 2026, vengono saldate esclusivamente le spese legali, pari a 3.089,93 euro. Il grosso della somma resta però insoluto.

Passano i mesi e si arriva al secondo fronte giudiziario. Il 20 febbraio 2026 la società notifica all’ASL un ricorso per ottemperanza al TAR Campania (prot. 0046202/PEC), chiedendo di dare esecuzione al decreto ingiuntivo ormai definitivo e sollecitando, in caso di ulteriore inadempienza, la nomina di un commissario ad acta.

Nel frattempo, il 6 marzo 2026, la direzione degli Affari Legali dell’ASL chiede con urgenza chiarimenti agli uffici finanziari per ricostruire la vicenda. La risposta arriva il 16 marzo 2026: la somma principale non è stata ancora pagata, fatta eccezione per i 1.284,99 euro già liquidati.

A quel punto i conti sono chiari. Trascorsi i 120 giorni previsti dalla legge dalla notifica del decreto (22 ottobre 2025), l’ASL risulta ancora debitrice di 52.365,06 euro.

Il 26 marzo 2026 il legale della società quantifica ufficialmente il residuo. Il giorno successivo, il 27 marzo, presenta anche una pro forma da 3.890,08 euro per le competenze maturate nel giudizio davanti al TAR.

Con il rischio concreto di un aggravio ulteriore di spese e dell’insediamento di un commissario ad acta, l’ASL decide di chiudere la partita.

La determina finale dispone il pagamento di 52.365,06 euro alla EP S.p.A. a titolo di sorta capitale residua e il pagamento di 3.890,08 euro all’avvocato della controparte per la fase di ottemperanza

Il totale supera così i 56mila euro, cifra che rappresenta il costo – interamente pubblico – di anni di ritardi nei pagamenti.