LA FOLLE INDISCREZIONE. Direzione della Reggia: saltano fuori i nomi di Pignetti e Roma. Alla Meloni diciamo: il centrosinistra così non prenderà il 70% come al referendum, MA IL 90%!

9 Aprile 2026 - 19:30

Sapete perché non è una fandonia? Abbiamo dato uno sguardo al bando emerso dalle direzioni generali del ministero. Scarno, con requisiti bassissimi e indegno per il monumento vanvitelliano. Quando succedono cose simili è perché si hanno in testa nomi di livello culturale bassissimo. Culturale, ripetiamo, non umano, perché si tratta di simpaticissime persone. Un consiglio alla premier: per pietà, si faccia dare un nome dalla sua amica Ursula Von Der Leyen

CASERTA – Il ministero dei Beni Culturali ha pubblicato il bando per la nomina del nuovo direttore della Reggia di Caserta. Ha rotto un po’ le uova nel paniere di CasertaCE che nei prossimi giorni, probabilmente quello giusto sarà lunedì, ha programmato la pubblicazione di un’analisi politica che, partendo dal risultato in Campania del referendum sulla giustizia, sviluppa alcune riflessioni e ragionamenti sui motivi per i quali il no ha raccolto il 65% dei voti nell’intera regione, il 71% nella provincia di Napoli (o Area metropolitana) e il 75% nel capoluogo campano.

Si tratta di numeri talmente vistosi che non possono essere liquidati dallo stato maggiore del centrodestra e soprattutto da quello di Fratelli d’Italia, diciamocela tutta, da Giorgia Meloni, collegandoli ad una speciale e peculiare sensibilità dei campani nei confronti delle ragioni del no a questa riforma.

Siccome si tratta di cifre lontanissime dai dati nazionali, numeri che hanno contribuito e non poco al 53,24% del no, non riconoscere delle ragioni politiche molto pregnanti, sicuramente molto marcate e per questo difficilmente affrontabili nel tempo che manca alle prossime elezioni per il parlamento e conseguentemente per il governo, ci chiediamo e ci chiederemo se Giorgia Meloni abbia sviluppato la sua riflessione sulla Campania, sulle persone che la rappresentano in questa regione.

Il fatto che CasertaCe abbia svolto questa analisi da un anno e mezzo a questa parte conta ben poco perché, in una proiezione di scenari elettorali, ciò che è importante è se nella testa della Meloni esista un problema-Campania o se invece ritiene che, essendo le consultazioni politiche fortemente condizionate dal dibattito nazionale che si sviluppa soprattutto in televisione e sui social media, lei ritiene di avere ancora la forza, il vigore, le stigma della castigamatti, di colei che porta dalla sua parte i voti non di mille, non di diecimila, non di centomila e passa che hanno segnato il divario tra la coalizione di centrosinistra e quella di centrodestra alle Regionali, ma forse di un milione di voti che, in qualche modo, vengono comunicati, sviluppati in controluce in quel 65, poi 71, poi 75 percento, conquistati dal no referendario, segnalando la Campania come regione ancora più a sinistra di Emilia Romagna e Toscana, le storiche roccaforti rosse.

In Campani, il Partito comunista è stato sempre abbastanza forte, il PD, invece, così e così, salvato dalle sue radicazioni territoriali a cui De Luca ha concesso di comandare su porzioni di territorio, come ad esempio i Casillo e i Topo nell’area di Casoria. La città di Napoli ha avuto sindaci sinceramente comunisti, come Maurizio Valenzi, o più recentemente, Luigi De Magistris, ma in regione hanno governato anche Antonio Rastrelli, Stefano Caldoro, sconfitto nel 2015, da presidente uscente, solo per una manciata di voti, da Vincenzo De Luca che, con Caldoro, aveva perso nel 2010.

Insomma, storicamente una regione contendibile per il centrodestra che, negli anni passati, ha dato soddisfazioni, sia ai tempi di Berlusconi, sia alle ultime elezioni politiche del 2022 quando il centrodestra è riuscito comunque ad arginare la rimonta dei candidati 5 Stelle nei collegi uninominali.

Se invece, oggi, pensiamo al 65% raccolto dal no, anche e soprattutto per una mobilitazione politica del centrosinistra. Se poi, concentricamente, procedendo verso la provincia di Napoli – che conta tre milioni di abitanti – passiamo al 71% che, a Napoli, diventa del 75%, con punte dell’80% nelle cosiddette sezioni borghesi, sulla carta conservatrici, quelle di Chiaia e del Vomero. Allora, essendo la Campania la seconda. quasi alla pari del Lazio, regione per popolazione, se l’incidenza del 65% referendario fosse simile alle elezioni politiche nella sfida tra cdx e Campo Largo potrebbe favorire quest’ultimo, come nel voto al referendum.

Perché il bando sul direttore della Reggia ci ha un po’ spiazzati? Abbiamo dato una rapida scorsa. Per scegliere il direttore di uno dei dieci monumenti più importanti d’Italia, del Palazzo Reale più bello del mondo dal vista architettonico e paesaggistico, uno si aspetta che vengano inseriti dei requisiti severi che portino alla nomina di una personalità di grande livello culturale in grado di imprimere una svolta dopo gli anni del vuoto bla bla di Felicori e dopo quelli dell’invisibilità dell’attuale direttrice Maffei, frutto di una nomina a suo tempo fortemente sponsorizzata da 5Stelle.

In questi anni abbiamo imparato a leggere benissimo certi atti amministrativi. Più un bando è scarno, più si configura a requisiti “a maglie larghe” e più c’è da temere che la nomina venga gestita esclusivamente dalla politica, la quale non ha nemmeno in testa un nome autorevole per un degno spoil system, ma addirittura piccole figure professionali che, con rispetto parlando, al massimo potrebbero una riserva naturale con 4 alberelli piantati.

Ora, va bene, nel consiglio d’amministrazione FdI ha inserito persone che non hanno alcuna competenza specifica ma che rappresentano il partito. Okay, vada anche per Paolo Santonastaso e per l’aversana Nicla Virgilio. Ma siccome si parla, si parla diffusamente, anche negli ambienti di FdI di ipotesi frastornanti come quella di Raffaela Pignetti, la quale si è laureata in Beni Culturali, ma che negli ultimi 12 anni, in nome e per conto del PD, si è occupata di politiche industriali. Oppure, si fa il nome di Luigi Roma, avvocato di Frignano, bravo e simpatico ragazzo che il sottoscritto ha conosciuto quando lui corrispondeva dai suoi comuni per il quotidiano Roma di Italo Bocchino e Gennaro Sangiuliano.

Cara Giorgia, vogliamo utilizzare un modo di dire che appartiene alla tua romanità: ma allora sei de’ coccio? Vuoi capire che la classe dirigente che ha gestito il tuo partito, attraverso la leadership – si fa per dire – di Edmondo Cirielli, si è fatto assistere da simpatiche persone rivelatesi da autentiche nullità. Ma non perché lo scriviamo noi, ma per i risultati del referendum, così come quelli delle elezioni regionali e provinciali, in cui Fratelli d’Italia avrebbe raggiunto il un risultato sotto la decina, ad una sola cifra se non fossero entrati, con operazioni a freddo, Enzo Santangelo e Andrea De Filippo, con il primo che ha preso 11 mila e passa preferenze personali, ovvero il 25% del voto complessivo in provincia di FdI, cioè 44 mila, pari al 13%.

Non ne parliamo proprio poi delle elezioni provinciali nelle quali, se non ci fosse stato De Filippo che, diciamocela tutta, è uno passato per caso in FdI perché poteva fare tranquillamente il sindaco di Maddaloni, il partito della premier Giorgia Meloni avrebbe eletto 0 consiglieri. Mentre Gimmi Cangiano se ne stava beatamente a Sanremo con la sua fidanzata Denny Mendez, impegnata a fare la Paolini-protagonista della situazione, mentre il generale Vannacci era intervistato.

Quando pubblicheremo la nostra riflessione entreremo nel merito dei motivi per cui questa classe dirigente, capitanata da Cirielli e formata dai vari Iannone, Cangiano, Schifone e compagnia, non ha alcuna possibilità di organizzare e mobilitare, perchè altrimenti qualcuno potrebbe chiedere perché Marco Nonno, condannato a due anni per resistenza a pubblico ufficiale e in attesa della sentenza di Appello per il reato di devastazione, dopo aver preso 8 anni in primo grado, si è candidato per la seconda volta in Regione Campania che, ovviamente, ha respinto la sua surroga al dimissionario Cirielli, nonostante i gravi reati compiuti, e che il signor Cirielli, facendo finta di sostenere un altro candidato, ma accettando tranquillamente quell’esito scandaloso, ha fatto sì che Nonno diventasse segretario cittadino a Napoli.

Guardate, concludiamo in questa maniera. Se FdI fa diventare direttore della Reggia gente come Pignetti e Roma, il centrosinistra non prenderà il 65, il 71 o il 75%, ma arriverà al 90%. Perché gli elettori di cdx non si aspettavano tali porcherie. Almeno quelli di csx hanno una lunga tradizione, modi collaudati per travestire le lottizzazioni in modo più nobile. Qui siamo a livello di piattari. Il direttore della Reggia, si aspettano il centrodestra, uno con le contropalle.

Consigliamo alla Meloni di farsi dare un nome dall’amica Ursula Von Der Leyen: un tedesco, un danese, un olandese. Ma, gentilmente, risparmiamo alla Reggia questo ulteriore oltraggio.