ESPROPRI DELL’ASI CASERTA. La Cassazione ribalta tutto: nuovo esame sugli indennizzi ai proprietari

19 Aprile 2026 - 12:30

La vicenda nasce dal decreto regionale n. 212 del 13 marzo 2002 con cui furono occupati d’urgenza terreni privati destinati all’area industriale ASI di Gricignano d’Aversa

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GRICIGNANO D’AVERSA – La Corte di Cassazione, Prima Sezione Civile, con la sentenza n. 8443/2026 ha riaperto integralmente il contenzioso relativo all’occupazione e all’acquisizione dei terreni destinati all’area industriale ASI di Gricignano d’Aversa, annullando la precedente decisione della Corte d’Appello di Napoli e disponendo il rinvio alla stessa Corte in diversa composizione.

Il ricorso è stato presentato da Maria Dello Margio, Andrea Aquilante, Vittoria Aquilante, Antonio Mastroianni, Lucia Aquilante, Anna Schiavone quale erede di Maria Moretti, Gerardo Picone quale erede di Michele Picone e Giovannina Di Lorenzo, Guido Munno quale erede di Giuseppe Munno, Antonio Moretti quale erede di Andrea Moretti, Carlo Buonanno quale erede di Giovanni Buonanno e Domenico Di Foggia, tutti assistiti dall’avvocato Benito Aleni. Resistono nel giudizio il Consorzio ASI Caserta, difeso dall’avvocato Luigi D’Angiolella, e la Regione Campania, rappresentata dagli avvocati Maria Vittoria De Gennaro e Anna Carbone. 

La vicenda trae origine dal decreto regionale n. 212 del 13 marzo 2002, con il quale venne disposta l’occupazione d’urgenza dei suoli privati per la realizzazione dell’agglomerato industriale ASI. Quell’atto fu però annullato dal Tar Campania con sentenza n. 6888 del 2002, perché privo di valida dichiarazione di pubblica utilità, pronuncia poi confermata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 1487 del 2008. Nonostante ciò, nel 2007 furono emanati i decreti di esproprio n. 89 e n. 90, anch’essi impugnati. Il Tar Campania, con la sentenza n. 8904 del 2008, annullò il decreto n. 90, stabilendo che i terreni avrebbero dovuto essere restituiti ai proprietari oppure, in mancanza, risarciti integralmente. 

Dopo la declaratoria di incostituzionalità dell’articolo 43 del Testo unico espropri, la Regione Campania adottò nel 2014 il decreto di acquisizione sanante n. 64 ai sensi dell’articolo 42-bis, fissando l’indennità di esproprio in 22,48 euro al metro quadrato e quella per occupazione illegittima in 17,92 euro al metro quadrato. I proprietari contestarono questi importi ritenendoli inferiori rispetto a quanto già riconosciuto nelle precedenti decisioni amministrative.

Nel 2019 la Corte d’Appello di Napoli aveva respinto in larga parte le opposizioni dei proprietari, ritenendo che il giudicato amministrativo impedisse una nuova rideterminazione delle somme. Proprio questo punto è stato censurato dalla Cassazione, che ha stabilito che i giudici napoletani hanno errato nell’interpretare la portata del giudicato amministrativo, chiarendo che esso non aveva definito in via definitiva la quantificazione dell’indennizzo dovuto ai sensi dell’articolo 42-bis. La Suprema Corte ha ribadito il principio del cosiddetto “giudicato progressivo”, affermando che il giudizio amministrativo prosegue davanti al giudice ordinario per la determinazione concreta delle somme dovute. 

Altro profilo centrale riguarda il ruolo del Consorzio ASI Caserta. La Cassazione ha rilevato che la Corte d’Appello non ha accertato in modo adeguato la posizione del Consorzio, benché esso abbia avuto il possesso materiale dei terreni fin dal 2002, abbia gestito l’occupazione, la trasformazione dei suoli e le notifiche dei procedimenti, oltre a risultare beneficiario dei decreti di esproprio del 2007. 

Con questa decisione la Cassazione ha dunque accolto integralmente il ricorso dei proprietari, cassando la sentenza impugnata e rinviando il procedimento alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà ora riesaminare da capo la quantificazione degli indennizzi e chiarire definitivamente le responsabilità economiche di Regione Campania e Consorzio ASI Caserta. Dopo ventiquattro anni dall’occupazione originaria dei terreni, la controversia resta quindi ancora aperta, ma con un principio ormai fissato dalla Suprema Corte: i proprietari hanno diritto a una nuova valutazione piena e completa delle somme loro spettant