“Dammi l’orologio o ti sparo”. In trasferta a Forte dei Marmi per rapinare un Patek Philippe da 55mila euro
21 Maggio 2026 - 19:27
Assolti in quattro. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe raggiunto la Versilia a bordo di un’Alfa Romeo Stelvio e di una moto Honda utilizzata per pedinare la vittima
Si è conclusa con quattro assoluzioni, una condanna e un rinvio a giudizio con rito ordinario l’udienza celebrata davanti al gip del Tribunale di Lucca, dottor Silvestri, relativa alla presunta rapina di un orologio Patek Philippe in oro del valore di 55mila euro, avvenuta tra Forte dei Marmi e Seravezza.
L’inchiesta della Procura della Repubblica di Lucca ipotizzava una trasferta organizzata dalla Campania verso la Versilia per mettere a segno il colpo ai danni di un turista, che all’epoca soggiornava in una struttura della zona. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe raggiunto la Versilia a bordo di un’Alfa Romeo Stelvio e di una moto Honda utilizzata per pedinare la vittima. Gli investigatori ritenevano che alcuni componenti del gruppo avessero svolto il ruolo di “staffetta”, mentre altri si sarebbero occupati materialmente della rapina.
L’episodio contestato sarebbe avvenuto nel parcheggio della struttura ricettiva dove soggiornava l’uomo. Uno dei presunti autori, secondo l’accusa, lo avrebbe avvicinato pronunciando la frase: “Dammi l’orologio se no ti sparo”, per poi strappargli dal polso il Patek Philippe prima della fuga. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato a seguito dell’udienza preliminare per Jonathan Cristofaro, Salvatore Junior Maggio, Giovanni Grandulli e Assunta Fusco assistita dall’avvocato Daniele Ionà. All’esito del giudizio, gli imputati sono stati assolti con la formula “per non aver commesso il fatto”.
Per Salvatore Ventre, 25 anni, il giudice ha invece pronunciato una condanna a 3 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione. La posizione di Simone Attanasio, 26 anni, sarà invece definita con rito ordinario nel prosieguo del procedimento.
L’indagine della Procura lucchese aveva ricostruito un presunto piano organizzato nei dettagli, con il gruppo che, secondo l’accusa, dopo il colpo sarebbe rientrato in Campania portando con sé l’orologio di lusso del valore stimato di 55mila euro.
