CAMORRA. Nicola Inquieto parla in aula del fratello “custode” del bunker di Michele Zagaria: “Lo stipendio, i pizzini e le opportunità di lavoro”

23 Maggio 2026 - 16:13

Nicola Inquieto, oggi collaboratore di giustizia, ha deposto nel processo d’Appello a carico del fratello Vincenzo, già condannato

CASAPESENNA – Nuove dichiarazioni nel processo d’Appello a carico di Vincenzo Inquieto, l’uomo accusato di aver garantito assistenza al boss dei Casalesi Michele Zagaria durante il periodo della sua latitanza. A parlare in aula è stato il fratello Nicola Inquieto, oggi collaboratore di giustizia, che ha ricostruito i rapporti tra l’imputato e il capoclan arrestato nel dicembre del 2011 nel bunker ricavato in una casa di via Mascagni, a Casapesenna.

“Tra Vincenzo e Zagaria c’era un rapporto stretto, anche perché avevano la stessa età. Non mi risulta però che percepisse uno stipendio. So che ci furono dei pizzini, ma ignoro il contenuto e i destinatari”, ha dichiarato il pentito davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Mario Roberto Gaudio.

Nel corso dell’esame, Nicola Inquieto – già condannato per associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan dei Casalesi – ha spiegato che il fratello avrebbe ottenuto alcune opportunità lavorative grazie all’intervento diretto del boss. “Parlo di fatti precedenti al 2004, poi mi trasferii in Romania e persi i contatti con quelle dinamiche. Non so indicare quali lavori fossero né quanto valessero economicamente”, ha riferito ai magistrati.

La difesa di Vincenzo Inquieto ha insistito sul tema degli incarichi ricevuti dall’imputato, chiedendo se fossero legati all’aiuto fornito a Zagaria durante la clandestinità. Il collaboratore ha però escluso di poter chiarire questo aspetto.

Secondo quanto emerso nei verbali resi alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Nicola Inquieto avrebbe comunque specificato che quelle commesse sarebbero state assegnate a Vincenzo come segno di riconoscenza personale da parte del boss e non come compenso destinato a un affiliato dell’organizzazione. In sostanza, Zagaria gli avrebbe consentito di lavorare liberamente in segno di gratitudine per il supporto ricevuto.

L’udienza è stata aggiornata a ottobre, quando davanti alla Corte sarà sentito anche il collaboratore di giustizia Cassandra.

Per la vicenda relativa al rifugio offerto a Zagaria, Vincenzo Inquieto ha già scontato una pena per favoreggiamento aggravato. Tuttavia la Dda continua a sostenere che il suo coinvolgimento nel sistema del clan fosse più strutturato rispetto a quanto stabilito in primo grado dal gup del tribunale di Napoli Luca Battinieri, che nel 2020 lo assolse dall’accusa di partecipazione all’associazione camorristica al termine del rito abbreviato.

La Procura antimafia ritiene infatti che Inquieto abbia svolto attività di supporto e collegamento per il boss durante la latitanza, ottenendo in cambio appalti e incarichi nell’Agro aversano attraverso l’intermediazione del clan dei Casalesi. Da qui la decisione della Dda di impugnare la sentenza assolutoria e chiedere una nuova valutazione in Appello.