L’EDITORIALE. La decisione di far chiudere Pineta Grande Hospital è follia pura e siccome Roberto Fico ha lo spessore di uno statista sta fingendo per sfamare gli elettori allo stato brado di Cinque Stelle

26 Giugno 2026 - 16:59

Geo Nocchetti traccia un sentiero valutativo sulla surreale vicenda che potrebbe privare centinaia di migliaia di persone, tra cui immigrati, derelitti e famiglie bisognose, di un presidio sanitario strategico e nodale, che esercita, senza se e senza ma, un servizio pubblico che più pubblico non si può. E intanto il Consiglio comunale di Castel Volturno…

di Geo Nocchetti

“E comunque, scriva pure quello che vuole”. L’ingiunzione, perentoria, potrebbe riferirsi, in questi tempi di critica alla destra di governo e non, proprio a un esponente della stessa. È, invece, la frase con la quale il presidente della Regione, Roberto Fico, si è rivolto al collega autorevole e colto Edoardo Cicelyn, che chiedeva lumi sulla procedura, a suo parere non trasparente, che aveva portato alla nomina del nuovo direttore del Trianon.

Accadeva, proprio, durante la conferenza stampa di incoronazione del suddetto direttore. L’analista o il commentatore distratto potrebbe liquidare l’improvvida frase e colui che l’ha pronunciata come figli di un deficit culturale, politico, educativo. Ma noi non siamo commentatori distratti. Fico, in realtà, finge di essere quello che non è: finge, cioè, superficialità di analisi, uso sfrenato dei luoghi comuni, incapacità decisionale. Quella del direttore del Trianon, in effetti, è solo una spia molto piccola di questa finzione che, con grande “intelligenza”, il presidente della Regione sta portando avanti da oltre sei mesi.

Ancor più evidente questa finzione si è manifestata e si sta manifestando nella vicenda del Pinetagrande Hospital di Castel Volturno, da oltre vent’anni non soltanto nel circuito del 118 ma in quella che gli addetti ai lavori chiamano la rete “tempo-dipendente”, che, come dice la parola, riguarda tutte le urgenze possibili e immaginabili. Questa struttura, al pari della RAI o di strutture private consimili, ha sì una proprietà privata, ma esercita un servizio pubblico. E su questo non c’è possibilità di discutere né di obiettare alcunché. Da più di tre anni a questa struttura non vengono pagate le prestazioni di urgenza, in particolare quelle da codice rosso e arancione, cioè di pazienti che sono già con un piede nell’aldilà o stanno per mettercene uno, e forse anche tutti e due. Dopo inutili tentativi di mediazione, Pinetagrande ha promosso una causa per il pagamento delle suddette spettanze nei confronti dell’Asl e della Regione Campania. E sapete come stanno le cose? Alla richiesta del giudice delegato, la dottoressa Rita Di Salvo, di avere tutte le parti in udienza per cercare di trovare una soluzione, la Regione, cioè il presidente Fico, non si è presentata (come ha scritto Casertace alcuni giorni fa). È andato, invece, l’avvocato dell’Asl che, con un’acrobazia degna del miglior Yuri Chechi, ha sostenuto che Pinetagrande è una clinica privata e che quindi non rompesse le scatole e facesse meglio i conti, in maniera tale da far rientrare l’imprevedibile nel prevedibile, ovvero far ricomprendere le urgenze nel budget ordinario, che in gergo si chiama “COM”, ovvero capacità operativa massima.

E qui sta la chiave della grande finzione messa in atto dal presidente Fico: quest’ultimo sa benissimo qual è la natura delle prestazioni rese da Pinetagrande, l’obbligo da parte della Regione di pagare quello che si utilizza, al pari di qualunque soggetto pubblico o privato, ma fa finta di non saperlo e si ancora a quel termine, odioso per un grillino della prima ora come lui, di privato. Dunque, Pinetagrande non deve avere quei soldi non perché non le spettino, ma perché è un privato e, come tale, va perseguitato a prescindere. E, dunque, cadono tutte le possibili accuse di incompetenza e ignoranza della materia nei confronti del presidente Roberto Fico, anzi cedono il passo a una strategia elettorale raffinata, tesa a supportare nel 2027 il suo capo politico, il presidente Giuseppe Conte, nell’eventualità che sia lui il leader del campo largo o che debba dimostrare, con i voti, che, pur non essendo stato scelto come leader, la trazione è quella a Cinque Stelle e non del PD. Gli ammalati di cui nessuno si occupa, i diseredati, gli stranieri irregolari e non, insomma tutti quelli che vengono curati proprio al pronto soccorso e nell’ospedale Pinetagrande, sono funzionali a questa strategia e non certo effetti collaterali, o meglio ancora danni collaterali.

Fico sa benissimo che, chiudendo o mettendo in difficoltà il Pinetagrande Hospital, va contro quell’elettorato che dice di rappresentare, va contro i lavoratori che certamente non sono tutti quanti della parte politica a lui avversa, anzi. Fico sa bene, insomma, che non è fare un piacere a Schiavone il pagamento delle prestazioni extra budget e, in particolare, dei codici rossi e arancioni. Con quella cifra, circa 15 milioni, la società che gestisce Pinetagrande riuscirebbe a malapena a garantire la continuazione del servizio, non certo ad arricchirsi. Ma questo non si può dire e Fico, che ha partecipato alla più grande rivoluzione pacifica della politica, quella dei Cinque Stelle, appunto, sa bene che, per avere l’approvazione del popolo “liberato” dalle catene che ne impedivano l’accesso alla società di umani e civili, quel popolo predilige le semplificazioni, le gogne e le ghigliottine mediatiche, i nemici colorati e individuabili come i personaggi dei cartoni animati.

Fico sa bene che il suo popolo, quella folla che Mussolini definiva “femmina”, in realtà è un popolo di bambinoni cresciuti senza genitori, senza guida, insomma venuti su come cani randagi o come il lievito per le pizze. E dunque, la distruzione che Fico sta operando del settore sanitario convenzionato non è figlia di una sua presunta incapacità, tutt’altro. I convenzionati devono soffrire almeno fino alla metà del prossimo anno, o, nella peggiore delle ipotesi, fino a ottobre del 2027. Dopodiché, accontentata la platea “bue” del grillismo, senza “limitismo”, vedrete che uscirà fuori la vera statura politica del presidente Fico.

Lo so, fatti alla mano, è difficile credere in questo, ma un grande aiuto al presidente Fico lo danno coloro che dovrebbero decidere perché sono pagati per questo, ovvero, nel caso specifico, proprio la dottoressa Di Salvo, che invece si limita ad auspicare un accordo, nonostante un’argomentata richiesta in tal senso dell’avvocatessa di Pinetagrande e nonostante il diniego, nei fatti, da parte della Regione a trovare un qualunque accordo.

Aiutano moltissimo Fico anche quelli che dovrebbero difendere con le unghie e con i denti quella struttura. Il 25, in linea con la politica rappresentata e non praticata, è andato in scena un consiglio comunale straordinario a Castel Volturno che non poteva che partorire un’ovvia e scontata risoluzione, esattamente in linea con le ovvie e scontate parole del presidente Fico dall’altra parte. Nell’assoluta certezza che, fino a quando i “cani abbaieranno e la volpe non verrà stanata”, il rito della caccia potrà continuare all’infinito. Anche perché il maestro dei blitz e delle iniziative politiche inusuali, concrete e produttive di effetti, Beppe Grillo, per ora è stato messo a tacere e reso inoffensivo. Per ora.

Quindi, dei relitti del litorale domizio e non, persone senza raccomandazioni alcune, stranieri regolari e non, per i quali i turisti della rivoluzione si vengono a esibire ogni due o tre settimane a Castel Volturno, officiati nella rappresentazione proprio dal presidente Fico, insomma pazienti e lavoratori della migliore struttura della Campania e la terza migliore di tutta Italia, se ne debbono fare una ragione: vanno sacrificati da chi dice di proteggerli, perché questo non è il periodo per risolvere i problemi e quindi prendere decisioni che possono scontentare quella platea elettorale che, nel suo furore esemplificativo, dimentica che lo slogan “la sanità deve essere solo pubblica” non comprende anche l’affermazione, questa sì rivoluzionaria, che la sanità pubblica da decenni è ostaggio di tutta la politica, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Con la connivenza di tutte le parti: medici, politici, amministratori.

D’altronde, qualche giorno fa è stata confermata la condanna nei confronti di Paolo Iannelli, ex primario di ortopedia del Cardarelli e figlio di Eugenio, naturalmente anche egli primario e professore. E sapete di cosa è accusato Paolo Iannelli, che sta per tornare in carcere? Di aver dirottato pazienti dalla struttura pubblica, il Cardarelli, appunto, alla sua clinica privata Villa del Sole. E sapete cosa diceva ai suoi pazienti? Più o meno questo: «Se non vuoi attendere mesi nel pubblico, vieni nella mia clinica privata e, pagando, sarai operato subito». E voi pensate che il presidente Fico non conosca questa vicenda o altre simili? Lo ripetiamo, e la storia ce lo ha insegnato: a volte, per una vittoria dei generali, bisogna sacrificare i soldati semplici.