LA CAMORRA TECNOLOGICA. Ecco l’idea degli uomini del clan Zagaria per non farsi intercettare dai carabinieri. Tra dark web, telefoni “speciali” e…
29 Maggio 2026 - 19:20
La società di noleggio di Carlo Bianco luogo di incontri e centro di supporto per tutti coloro che volevano l’aiuto del gruppo camorristico di Capastorta
CASERTA – Carlo Bianco è un uomo importante del clan Zagaria e il suo ruolo emerge nella maxi ordinanza della DDA di Napoli che ha portato all’arresto di 32 persone perché ritenute intranea alla cosca del clan dei Casalesi storicamente più attiva, più brava ad entrare nei business legali. Un mondo che Filippo e Nicola Capaldo, nipoti prediletti del boss, hanno sempre saputo gestire, tra aziende dei rifiuti, vedi il recente caso Isvec, ma non solo.
Altro business interessante per gli uomini del clan è stato – e probabilmente lo è ancora – il noleggio auto. Ed era proprio Carlo Bianco a gestirne uno, in maniera non totalmente in linea con le leggi, per essere gentili. La sua società di noleggio auto, intestata alla moglie, aveva sede a Villa di Briano e aveva il nome di Li.Ca. Rent. Poi, negli anni, cambierà luogo e ragione sociale. Ora si chiama L.N. Cars ed è sempre riconducibile a Bianco e alla moglie, Pasqualina Pagano, non indagato.
CASA DEGLI INCONTRI DEL CLAN
Ma la sede di Li.Ca Rent era anche il luogo di molti incontri, visite dedicate ai faccia a faccia con altri esponenti del clan Zagaria, come raccontato già in altri articoli – CLICCA E LEGGI. Le intercettazioni dei carabinieri raccontano un luogo conosciuto come casa di riferimento del clan. Un uomo, dopo aver subito il furto della propria auto, non si è rivolto alle forze dell’ordine ma si è presentato direttamente all’autonoleggio. L’uomo ha chiesto aiuto ai gestori del locale. Secondo quanto ricostruito, la richiesta è stata trattata come una pratica da evadere: sono state raccolte informazioni, i tempi di risposta sono stati rapidi, è scattata l’attivazione immediata dei contatti sul territorio.
Ancora più emblematico è il caso di una donna che, senza conoscere personalmente Carlo Bianco, è stata indirizzata da terzi nello stesso luogo per ritrovare l’auto del figlio. Il veicolo è stato effettivamente recuperato, ma dietro il pagamento di 2.500 euro, il cosiddetto “cavallo di ritorno”. Un meccanismo, secondo l’accusa, che consolida il ruolo della mafia come sistema alternativo: rapido e capillare, ma fondato su logiche estorsive e di controllo.
EVITARE GLI OCCHI INDISCRETI DEI CARABINIERI
Ma gli uomini del clan sanno bene che non saranno certo lasciati in pace e quindi cercano di mettere in piedi sistema di comunicazione occulta utilizzato per operazioni illegali. Protagonisti della conversazione sul tema, risalente al 31 maggio 2022, sono Carlo Bianco e un uomo, Angelo Maiello, cognato di Bianco e non colpito da misure cautelare e non indagato, fino a prova contraria. Durante il colloquio, Bianco propone al cognato l’acquisto di telefoni criptati, in grado di rendere le comunicazioni incomprensibili e non intercettabili.
Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Bianco vantava un’offerta promozionale: due telefoni con il software criptato a 2.600 euro, mentre di solito un solo apparecchio costa 1.800 o 1.900 euro. Bianco spiega che questi telefoni non possono essere infettati da trojan perché non si collegano al Wi-Fi e quindi Non possono mandare il trojan – ovvero il virus che diventa cimice, usato dagli investigatori – sul telefono. I messaggi vengono inviati attraverso il dark web, si possono fare videochiamate e il sistema ha anche la funzione di distorcere la voce. Tutti questi grossi narcos colombiani usano questo, si lancia ad affermare Bianco nel corso della conversazione intercettata.
La presenza di un dissimulatore di voce è stata confermata da due telefonate effettuate dall’utenza riservata di Bianco il 25 febbraio 2022. Bianco si presentò come una cliente di nome Maria a un noleggiatore di auto, riuscendo a trarlo in inganno. Nel corso delle indagini, è emerso come Telegram sia stato utilizzato anche per discutere di forniture di cocaina. In un’altra conversazione intercettata, Biagio Ianuario si lamenta del cattivo funzionamento dell’app mentre sta trattando con un cliente. Un altro espediente emerso dalle indagini è l’uso di schede telefoniche non intestate.
Interessante anche scoprire che nel linguaggio convenzionale utilizzato per le richieste di droga, la cocaina veniva indicata con il termine “macchina”. Un tentativo di confondere le acque, considerando l’attività di noleggio auto dello stesso Bianco
