È ATTENTATO DI CAMORRA, altro che rapina: l’auto del consigliere Di Matteo, che ha denunciato il ruolo del clan alle ultime elezioni comunali, incendiata e fatta ritrovare a Teverola

30 Maggio 2026 - 16:34

Con il passare dei minuti si va materializzando ciò che questo giornale aveva temuto, suonando più volte un allarme rimasto inascoltato dalla prefetta Volpe e dalla dottoressa Colosimo, per la quale evidentemente indagare su un sindaco che fa parte del suo stesso partito, Fratelli d’Italia, è un problema

TEVEROLA (G.G.) – Altro che rapina. Quello subito dal consigliere comunale di opposizione di Teverola, Dario Di Matteo, è un gravissimo atto intimidatorio, secondo per serietà e per effetti solamente a un omicidio o a un tentato omicidio. Stamattina abbiamo scritto di una rapina, di un abbordaggio realizzato attraverso un tamponamento violento dell’auto di Di Matteo, nella quale viaggiavano la moglie, l’imprenditore Giuseppe Marciano con la consorte, di una successiva minaccia armata, di un atto di violenza perpetrato con il calcio della pistola nei confronti di una delle vittime e, successivamente, della sottrazione per rapina dell’auto, allontanatasi velocemente dal luogo del misfatto, all’ingresso della superstrada che da Castel Volturno porta fino a Marcianise passando per Aversa.

Ora possiamo aggiungere un fatto essenziale che non era risultato dalla prima acquisizione dell’informazione. L’auto di Di Matteo è stata incendiata e già questo rappresenterebbe un fatto assolutamente anomalo e, dal punto di vista statistico, distonico rispetto al movente della rapina. Se poi si aggiunge che l’auto incendiata è stata fatta ritrovare a Teverola, comune in cui Di Matteo svolge, come detto, la funzione di consigliere comunale e che lo ha visto in prima linea nella denuncia del gravissimo caso, incredibilmente ignorato dalla Prefettura di Caserta, delle ultime elezioni comunali, quando per ore il boss locale della camorra Salvatore De Santis ha presidiato i seggi nei quali è successo di tutto, finanche il presunto malore di un presidente che, a un certo punto, si è buttato a terra facendosi ricoverare su un’ambulanza del 118, se si considerano tutti questi fatti, quello di stanotte e quelli precedenti, l’ipotesi di un attentato della camorra legato proprio all’attività politica di Di Matteo è tutt’altro che campata in aria.

Lo diciamo da un anno e la Prefettura di Caserta si è assunta una responsabilità gravissima, così come se l’è assunta la presidente della Commissione Antimafia, la signora Colosimo di Fratelli d’Italia. Non hanno voluto vedere quello che era del tutto evidente; non hanno voluto considerare il valore dei quasi 500 voti di preferenza raccolti dalla nipote diretta del boss Nicola Di Martino, in carcere durante le elezioni come oggi e sostituito nella sua funzione di capoclan proprio da Salvatore De Santis.

La consigliera comunale Ellen Di Martino è rimasta in carica e lo è ancora. Per carità, non vogliamo assolutamente connettere questo fatto specifico al probabilissimo attentato subito da Di Matteo, ma è il clima che si è creato attorno a questo politico che, ovviamente, combatte da solo, insieme a questo giornale, per urlare ad alta voce che l’attuale amministrazione comunale, guidata da Gennaro Caserta, manco a dirlo componente dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia, stesso partito della Colosimo, è stata formata in base a un’azione elettorale organizzata e realizzata dalla camorra. Aspettiamo da un anno che qualcuno porti argomentazioni in grado di confutare in maniera convincente la nostra tesi, che poi è la stessa di Dario Di Matteo.

Ieri sera, a Castel Volturno, lui e l’imprenditore che lo accompagnava avevano partecipato a un ricevimento di prima comunione organizzato da un altro imprenditore di Teverola, Stefano Graziano, cugino e omonimo del deputato del Pd. A questo punto, seguiremo con grande attenzione le indagini e speriamo che, di qui a poco, la DDA faccia piazza pulita.