LA DOMENICA DI DON GALEONE…

14 Giugno 2026 - 07:38

14 giugno 2026 ✶ XI domenica del tempo ordinario (A)

Il cristiano: un liberato che diventa liberatore!

Chiamati a sé i dodici discepoli … La chiamata dei Dodici è un mistero! Gesù chiama quelli che vuole, lo dice chiaramente l’evangelista Marco (3,13). La scelta degli apostoli è per Gesù una delle decisioni più importanti; l’evangelista Luca dice che Gesù l’ha fatta sulla montagna, dopo avere passato la notte in preghiera. Chiama i migliori, i più generosi, i più dotati? Chi sono veramente questi apostoli? Solo la nostra fantasia epica li ha trasfigurati in superman. Erano gente comune! In questo elenco c’è un profugo venuto da un paese nemico (un cananeo), c’è uno strozzino odiato da tutti perché collaborava con i romanI e riscuoteva tasse; c’è uno zelota, un guerrigliero diremmo oggi; c’è uno sposato con moglie e figli, Pietro; e c’è anche un traditore, Giuda. Questi erano gli apostoli, uomini chiamati non dalle università pontificie o dalle accademie di belle arti, ma dal basso, dalla folla stanca e sfinita. Li sceglie perché stiano anzitutto con Lui; devono vivere insieme, avere continuo contatto con il maestro, comprendere bene il messaggio, che poi dovranno comunicare. Anche oggi: un vero apostolo dev’essere uomo di preghiera, che ha confidenza con Gesù. Gli apostoli devono assicurare l’avvenire, sono i missionari fondamentali, formano un gruppo: come i patriarchi delle dodici tribù, essi saranno il fondamento della Chiesa.

Diversamente dai rabbini del suo tempo, che si circondavano di alcuni discepoli, in una scuola stabile, Gesù invece è un rabbì itinerante: non aspetta che i discepoli vengano da Lui, ma egli va loro incontro. Egli non è nemmeno come i sacerdoti del tempio, che ricevevano offerte seduti nel loro ufficio; non è neppure come i farisei che parlavano prevalentemente alle élites: egli va incontro alle persone smarrite e trascurate. La Chiesa, da Lui fondata, non è una cittadella separata, chiusa in se stessa; Chiesa e mondo si richiamano a vicenda come il concavo e il convesso; la Chiesa è come una nave che naviga in alto mare tra bonacce e tempeste; è come un popolo in cammino tra gioie e dolori; la Chiesa non è come un fortino ben difeso, dal quale i cristiani, ogni tanto, fanno una breve sortita per dimostrare che sono ancora vivi; la Chiesa è stata paragonata da Gesù al piccolo lievito nella grande massa umana, al sale che si confonde nella grande minestra della vita, alla luce che deve rischiarare le tenebre del mondo: “I cristiani sono l’anima del mondo” (Lettera a Diogneto).

Il cristiano: un liberato che diventa liberatore Cosa devono fare questi apostoli? È importante notare come nel linguaggio semplice del Vangelo il loro compito ha poco di “religioso”; Gesù non dice: “Riunite i fedeli per la processione, amministrate i sacramenti, organizzate gruppi di preghiera, ore di adorazione, veglie e pellegrinaggi”, ma ordina semplicemente: “Predicate che il Regno di Dio è vicino”. E quali sono le prove? “Guarite i malati, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni”. Sono le risposte reali ai bisogni reali della gente. Cosa si augura un malato, un lebbroso, un emarginato? Di essere guarito, di essere inserito nella società a pieno titolo, di essere come gli altri. Finalmente anche la Chiesa istituzionale oggi ragiona in termini di qualità, rinuncia al fascino dei grandi numeri. Viene il Regno di Dio, l’annuncio del Vangelo viene liberato dalle patine religiose, e viene fatto entrare nella coscienza. BUONA VITA!