IL LUTTO. L’avvocato Peppino Garofalo si è spento a 103 anni. Il ricordo del collega Iannotti: “Nessuno come te”

23 Giugno 2026 - 16:36

I funerali domani alle 10, nel duomo di Santa Maria Capua Vetere

CASERTA – Con la scomparsa dell’avvocato Don Peppino Garofalo, avvenuta all’età di 103 anni, il Foro di Santa Maria Capua Vetere perde una delle figure più autorevoli e longeve della sua storia. Decano dell’avvocatura sammaritana, Garofalo ha attraversato oltre settant’anni di professione, distinguendosi in centinaia di processi e legando il proprio nome a importanti battaglie di giustizia e di impegno civile.

Tra i momenti più significativi della sua carriera resta la difesa di Francesca Serio, madre del sindacalista Salvatore Carnevale, assassinato dalla mafia, nel processo che segnò una delle pagine più importanti della storia giudiziaria italiana nella lotta alla criminalità organizzata.

Fondatore e primo presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere nel 1969, Garofalo ha continuato a esercitare la professione anche oltre i novant’anni, per poi dedicarsi alla scrittura, pubblicando quattro libri e lavorando fino agli ultimi anni a un quinto volume.

A ricordarlo anche il collega avvocato Gennaro Iannotti, in un post sul suo profilo Facebook:

“Se ne è andato anche lui, don Peppino Garofalo. È stato – con Ciro Maffuccini e Alfonso Martucci – il simbolo iperuranico dell’avvocatura penale sammaritana. Ha assunto – a cavallo dei due secoli – le difese più difficili nei processi più difficili, alcuni dei quali hanno scritto pagine storiche della nostra vita comune. La memoria mi fa riaffiorare una valanga di ricordi tutti legati alla sua straordinaria personalità di gentiluomo vecchio stampo, di impareggiabile avvocato e di storico del diritto. I suoi libri: La seconda guerra napoletana- l’empia bilancia – le ragioni del boia sono tutti testi che una cattedra di storia del diritto italiano dovrebbe inserire nella propria offerta formativa.

Era un coltissimo, dotato di una ironia strepitosa. Ed era capace di donare una preziosa amicizia a chi se la sapeva meritare.

Due ricordi personali: Natale 2010, sentivo che era arrivato il momento di impegnarmi per la mia camera penale. A febbraio del 2011 ci sarebbero state le elezioni e andai a chiedere all’avvocato Garofalo (all’epoca non avevo ancora quella confidenza per chiamarlo don Peppino) un parere circa il se mi riteneva idoneo a concorrere alla carica di componente del direttivo. Prima era così: nove anni di partecipazione alle assemblee,al decimo anno inizi a prendere la parola e poi, forse, potevi candidarti. Oggi la rappresentanza professionale funziona in un altro modo. Ma lasciamo stare. Non è importante adesso. Adesso mi preme raccontare la risposta che mi diede accompagnandomi alla porta (come fanno i veri gentiluomini): “sai perché consiglierò di votarti? Perché ho visto che non hai il difetto di alcuni nostri colleghi che – quando parlano – non pensano a quello che dicono, ma pensano solo a come lo stanno dicendo bene”. Spettacolo!

Il secondo è un ricordo più intimo che risale al giugno del 2012. Era morto da poco il senatore Pompeo Rendina, altro gigante del nostro Foro, fervente comunista e don Peppino (dal 2011 lo chiamavo così) iniziò a parlami dei confronti dialettici che aveva avuto con lui – nel corso di una comune militanza durata più di mezzo secolo – sull’ateismo e sul marxismo. Ad un certo punto si interruppe e mi prese il braccio. Fa una pausa breve. Mi fissa negli occhi e mi fa: “ Io ieri al funerale avrei voluto leggere la poesia di Pavese – ateo come Rendina – Verrà la morte è avrà i tuoi occhi” per chiedergli: “ Pompè, di che colore sono gli occhi della morte?” Questo era Garofalo.

Non amava gli inglesismi, ma oggi è proprio il caso di dire: No one better than you!”