LA RETATA. Quella telefonata cordiale tra Marcello De Rosa e il boss, le dimissioni preveggenti e il sospetto (piú che un sospetto) di una talpa

9 Luglio 2026 - 09:26

Il testo integrale dell’intervento social della collega Marilena Natale dopo il blitz della Dda e dei carabinieri degli otto fermi con 11 indagati a Casapesenna

Tutto comincia da qui: Marcello De Rosa, l’uomo forte di Casapesenna — dieci anni da sindaco, già Presidente della Provincia e fino a un mese fa consigliere di maggioranza — catturato al telefono mentre parla fitto con uno dei capi del nuovo sodalizio criminale della zona.

De Rosa in questo provvedimento non è indagato, sia chiaro. Ma quelle conversazioni registrate dagli inquirenti pesano come macigni e aprono uno squarcio inquietante sui tentativi di infiltrazione della malavita all’interno del Comune.
​Ed è proprio qui che la cronaca si trasforma in un capolavoro di preveggenza politica.

Fino a trenta giorni fa, De Rosa era saldamente al suo posto in consiglio comunale. Poi, all’improvviso, il fulmine a ciel sereno: le dimissioni immediate. Come mai tutta questa fretta? Il sospetto, che oggi assume i contorni di una quasi certezza logica, è che una “talpa” lo abbia avvisato dell’aria pesante che tirava in Procura.

Dimettendosi in tutta fretta, De Rosa ha neutralizzato a tavolino il rischio di “reiterazione del reato”, anticipando le mosse dei magistrati per salvare il salvabile ed evitare misure cautelari.

Una fuga strategica che però non cancella il quadro desolante ricostruito dalla DDA, culminato stamattina nel blitz all’alba dei Carabinieri. L’indagine non solo ha portato a una serie di fermi, ma ha ridisegnato la mappa del nuovo clan che fa ancora capo al boss Michele Zagaria, svelando come l’ombra della malavita si stesse allungando nuovamente sulle stanze del municipio.
​E qui il cortocircuito istituzionale diventa insostenibile. De Rosa è lo stesso identico uomo che ha fatto da sponsor politico, con tanto di infuocati comizi sul palco, all’attuale sindaca Giustina Zagaria.

Quella stessa sindaca che ha il cognato arrestato con l’accusa, sempre della DDA, di aver costruito il rifugio blindato per la latitanza del boss. E dove si trovava questo bunker? In Vico Mascagni. Praticamente di fronte, a un tiro di schioppo, dall’abitazione della sindaca stessa.
​Mentre la nuova amministrazione sfilava sul palco rivendicando una Casapesenna “liberata” e una nuova era, il suo principale grande elettore parlava con i vertici dei clan. Il tutto mentre i fantasmi del passato — e i bunker di famiglia costruiti proprio davanti al portone di casa — continuavano a proiettare la loro ombra sul presente.
​La politica delle passerelle e del finto rinnovamento perde i pezzi e mostra il suo volto peggiore.

Quello di chi, un minuto prima che scatti il blitz, abbandona la nave per puro istinto di sopravvivenza, lasciando i cittadini a fare i conti con le macerie dell’ennesima, vergognosa infiltrazione mafiosa.

Marilena Natale