”De Rosa? Con noi si mette a disposizione”. Così Garofalo avrebbe influenzato le scelte amministrative. I rapporti politici al centro dell’inchiesta sul nuovo gruppo Zagaria

9 Luglio 2026 - 10:11

La DDA descrive Costantino Garofalo come una figura che avrebbe svolto anche la funzione di intermediario, presentandosi come punto di riferimento per chi intendeva risolvere questioni amministrative attraverso una rete di relazioni personali e politiche

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CASAPESENNA – L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulla presunta ricostituzione della fazione Zagaria del clan dei Casalesi non si concentra soltanto sulle tradizionali attività criminali, ma anche su quello che gli investigatori ritengono essere un sistema di relazioni in grado di incidere sulle decisioni della pubblica amministrazione. Al centro di questo quadro accusatorio c’è Costantino Garofalo, che, secondo la DDA, avrebbe sfruttato una rete di contatti personali e politici per esercitare un’influenza sulle dinamiche del Comune di Casapesenna.

Nella ricostruzione degli inquirenti, Garofalo avrebbe fatto leva su rapporti consolidati e reciproche disponibilità, proponendosi come persona capace di agevolare l’iter di pratiche amministrative e di favorire la risoluzione di determinate questioni. È in questo contesto che la Procura antimafia individua una forma di penetrazione della criminalità organizzata diversa da quella fondata esclusivamente sulla forza intimidatrice: un modello basato anche su consenso, relazioni e capacità di intermediazione all’interno delle istituzioni locali.

Tra gli episodi riportati nell’ordinanza del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta viene richiamata una conversazione del giugno 2024 tra Garofalo e Mario Nobis, già coinvolto in una precedente inchiesta sul clan e figlio di Salvatore Nobis, detto “Scintilla”. Durante il colloquio i due avrebbero incontrato casualmente Marcello De Rosa, allora vicesindaco di Casapesenna, non indagato ed estraneo all’inchiesta. Il dialogo si sarebbe poi spostato su una pratica riguardante un immobile riconducibile a Nobis e, in quell’occasione, l’indagato avrebbe manifestato la convinzione di poter intervenire direttamente, assicurando che la questione avrebbe potuto trovare una rapida soluzione grazie ai suoi rapporti. Secondo la lettura della DDA, Garofalo avrebbe parlato di De Rosa come di una persona disponibile a dare una mano.

Per gli investigatori, particolare rilievo assume il riferimento al consenso elettorale. Sempre nel corso della conversazione, Garofalo avrebbe suggerito a Nobis che, qualora De Rosa gli avesse chiesto sostegno in vista delle elezioni, avrebbe dovuto lasciargli intendere di essersi già confrontato con lui. Un passaggio che, secondo la Procura, dimostrerebbe come il presunto canale privilegiato con l’amministrazione fosse strettamente collegato anche alla gestione del consenso sul territorio.

Un ulteriore elemento valorizzato dagli inquirenti è rappresentato da un’intercettazione dell’11 giugno 2024, registrata a ridosso delle elezioni amministrative. Conversando con un uomo indicato come Pasquale, Garofalo avrebbe sostenuto che non fosse necessario ricoprire incarichi istituzionali o candidarsi per ottenere risultati dal Comune, poiché sarebbero bastati i rapporti costruiti nel tempo.

Alla luce di questi elementi, la DDA descrive Costantino Garofalo come una figura che, oltre al presunto ruolo all’interno del gruppo riconducibile alla fazione Zagaria, avrebbe svolto anche la funzione di intermediario, presentandosi come punto di riferimento per chi intendeva risolvere questioni amministrative attraverso una rete di relazioni personali e politiche.