CASAPESENNA. Prima il litigio, poi le fucilate e la bomba per punire l’affronto: gli attentati di via Fabozzi nel mirino della DDA
9 Luglio 2026 - 11:36
L’inchiesta coinvolge complessivamente undici persone: otto destinatarie di un provvedimento restrittivo e tre indagate a piede libero
CASAPESENNA – Tra gli episodi contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito della maxi indagine eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta figurano anche due gravi azioni intimidatorie avvenute in via Fabozzi, a Casapesenna, ai danni dell’abitazione di un cittadino marocchino.
L’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Vincenzo Ranieri, Vincenzo Toscano e Alfredo Gagliardi, sotto la direzione del procuratore aggiunto Michele Del Prete, coinvolge complessivamente undici persone: otto destinatarie di un provvedimento restrittivo e tre indagate a piede libero.
Il primo episodio risale alla notte del 20 ottobre 2025. Secondo la ricostruzione della Procura, Costantino Garofalo e Paolo Francesco Serao, in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti, avrebbero esploso alcuni colpi di fucile contro il portone dell’abitazione del cittadino straniero. Per gli inquirenti, quei colpi non sarebbero stati un gesto casuale, bensì un chiaro avvertimento intimidatorio.
Il secondo attentato sarebbe avvenuto il 19 febbraio 2026, quando davanti alla stessa abitazione sarebbe stato collocato e fatto esplodere un ordigno artigianale. Per questo episodio, oltre a Garofalo e Serao, la Procura chiama in causa anche Gianluca Piccolo e Valerio Mormile.
Secondo gli investigatori, entrambi gli attentati sarebbero stati una rappresaglia maturata dopo un litigio avvenuto nei giorni precedenti tra il cittadino marocchino e un presunto appartenente al gruppo criminale. L’obiettivo delle due azioni, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato quello di riaffermare il controllo della fazione Zagaria sul territorio attraverso il ricorso al metodo mafioso. L’alterco con il cittadino marocchino, avvenuto il 18 ottobre 2025 per motivi legati alla viabilità, sarebbe stato all’origine della successiva rappresaglia, secondo la ricostruzione degli investigatori.
La Direzione Distrettuale Antimafia attribuisce inoltre a Costantino Garofalo un ruolo centrale nella vicenda. Sarebbe stato lui l’istigatore e il promotore dell’azione intimidatoria e avrebbe commissionato la realizzazione dell’ordigno artigianale a Gianluca Piccolo.
L’inchiesta descrive un’organizzazione che, secondo l’accusa, avrebbe esercitato il proprio potere attraverso il controllo del territorio, la gestione di attività economiche, la disponibilità di armi e il ricorso ad azioni intimidatorie finalizzate a consolidare la propria influenza nell’area di Casapesenna e nei comuni limitrofi.
Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
