LA DOMENICA DI DON GALEONE…
12 Luglio 2026 - 07:33
12 luglio 2026 ✶ XV Domenica TO (A)
Dio semina, parla, chiama continuamente (Mt 13,1)

La domenica “del seminatore che esce a seminare” Con questa parabola del seminatore, si apre in Matteo la sequenza delle parabole agricole. Le parabole non sono semplici similitudini o metafore, ma un confronto tra la realtà terrena vissuta e il mondo soprannaturale predicato da Gesù. La parabola del seminatore indica che il Regno di Dio è già all’opera, ma non è ancora glorioso: è un seme gettato nel cuore dell’uomo, che lo deve fecondare con la sua collaborazione. Nella parabola va segnalato che il seminatore non sceglie il terreno: il seme viene gettato dappertutto. Dio semina nel cuore di tutti gli uomini, perché tutti sono chiamati alla salvezza. Altra osservazione: il seminatore non forza la crescita del seme; attende con pazienza, e accetta anche che nasca male, o che non nasca affatto; accetta anche che quello caduto in buon terreno frutti in maniera diversa: moltissimo, molto, poco.
Questa parabola del seminatore trasmette un po’ di paura. Inizia in maniera tranquilla, come nelle Bucoliche o nelle Georgiche di Virgilio: una pioggia di semi, e poi giù un volo di uccelli a beccarli; alcuni semi sono bruciati dal sole o soffocati dalle spine, ma tanti altri vengono su come un mare di spighe dorate. A volte si ha l’impressione che tra il seme e il terreno ci sia incompatibilità. Sembra una lingua straniera la parola del Signore! Nei decenni passati, forse, l’accento era messo sulla proclamazione della Parola; la Parola era oggetto di predicazione, un dato da trasmettere, un “depositum fidei” da custodire, fedelmente. Oggi, abbiamo compreso che non solo il seme dev’essere buono (la Parola di Dio), ma anche il terreno accogliente (colui che ascolta), il seminatore esperto (colui che predica), l’ambiente favorevole (senza le distrazioni).
Dio non parla più? Così pare! Alcune persone dicono: “Se fossimo vissuti al suo tempo! Se avessimo potuto toccarlo!”. Eppure ci possiamo unire a Lui ogni giorno, e ogni giorno ci parla nel suo Vangelo. “Se lo potessi incontrare!”. “Avevo fame, e mi hai dato da mangiare”. È falsa ogni nostalgia! Forse Dio non lo avremmo riconosciuto. Gesù ci sarebbe apparso come un uomo fanatico, un insopportabile esibizionista, un motivo di scandalo. “Beato chi non si sarà scandalizzato di me!”. Gesù sempre lo stesso, come anche gli uomini, e il Vangelo ci racconta come Dio tratta gli uomini e come gli uomini maltrattano Dio. Non erano peggiori di noi quelli che hanno torturato Gesù. Erano pieni di buone intenzioni, agivano secondo coscienza, uccidevano i profeti in buona fede: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”. “C’è tra voi uno che non conoscete!”. È un’ammonizione del Battezzatore, valida in ogni tempo. “Filippo, da tanto tempo sono con te, e tu non mi conosci ancora?”. È possibile anche a noi, dopo venti secoli, lo stesso rimprovero! “È venuto tra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Per millenni il popolo ebraico era stato preparato per la venuta del messia; quando è venuto Gesù, non lo hanno riconosciuto. È il rischio di tutti i credenti. Buona Vita!

