CASAPESENNA. Botta e risposta tra Marcello De Rosa e l’opposizione: “l’ex sindaco getta fango senza fare nomi solo per distogliere l’attenzione sui suoi problemi”

14 Luglio 2026 - 14:02

Qui sotto pubblichiamo il video di De Rosa e subito dopo la lunga risposta dei consiglieri di minoranza

COMUNICATO STAMPA

CASAPESENNA – C’è un’arte sottile nella politica moderna: quella di rispondere a domande mai poste per evitare accuratamente di rispondere a quelle reali.

L’ex Consigliere Comunale Marcello De Rosa, nelle sue ormai celeberrime omelie del sabato mattina in diretta Facebook, ha raggiunto una capacità di parlare tanto senza dire nulla che merita non solo una replica, ma un plauso per la pura fantasia narrativa.

Partiamo da un dato cronologico, giusto per rinfrescare una memoria che appare stranamente selettiva. L’ordinanza della DDA di Napoli esplode, la ragnatela mediatica si infittisce e l’Opposizione consiliare… tace.

Esatto, non abbiamo detto una parola, non abbiamo scritto un rigo. Non per disinteresse, sia chiaro, ma per il banale e civilissimo motivo che non ne abbiamo avuto il tempo. Prima ancora che la Minoranza potesse formulare un qualsiasi pensiero politico strutturato, l’ex Consigliere era già davanti allo schermo del suo smartphone il 9 luglio, a lanciare velate allusioni, a tracciare complotti e a suggerire – sempre rigorosamente senza fare nomi – che i giornalisti fossero stati assoldati da oscuri registi dietro le quinte. Chissà, forse nella sua testa l’identikit di questi misteriosi mandanti portava proprio ai banchi della Minoranza.

LA STRATEGIA DEL FANGO E LA MASCHERA DEL MANIPOLATORE

È un meccanismo affascinante: lui si sveglia la mattina, si scopre menzionato in un’inchiesta giudiziaria (seppur non indagato, e lo ribadiamo a lettere cubitali a scanso di ulteriori querele a gettone), e invece di spiegare alla cittadinanza il perché di dimissioni fulminee arrivate a ridosso del blitz, accusa l’esterno di aver orchestrato una campagna di sciacallaggio. Chi chiede trasparenza e rispetto per le istituzioni viene liquidato con un’eleganza d’altri tempi: il malessere che avremmo nei suoi confronti sarebbe “superiore alla nostra dignità”.

Prendiamo atto con sollievo dell’esame genealogico che De Rosa ha voluto regalarci, esteso addirittura fino alla terza generazione, e volto a certificare l’assoluta purezza delle culle della sua infanzia. Tuttavia, stupisce che un autocertificato “Uomo dello Stato” trovi normale, nello stesso monologo, scivolare su un terreno fatto di sospetti striscianti e accuse campate in aria.

Siamo di fronte al classico modus operandi del manipolatore politico: lanciare accuse generalizzate a destra e a manca, inventare teoremi complottistici e gettare fango indistintamente sulle persone con l’unico e disperato obiettivo di distogliere l’attenzione pubblica dalle proprie scottanti vicende. È la strategia della distrazione di massa: si creano nemici immaginari e si evocano presunti scambi illeciti, poltrone contrattate in enti strumentali o inverosimili “odori di camorra” del passato, pur di non dover rispondere delle intercettazioni del presente.

Chi agisce in questo modo, isolandosi nel proprio livore mediatico, dimostra solo la propria debolezza politica e morale. Sia ben chiaro: se lei è a conoscenza di reati, favoritismi, patti illeciti o condotte opache che riguardano chiunque, ha il dovere di andare in Procura a fare i nomi e a denunciare. Altrimenti, questo continuo alludere senza mai affermare, questo lanciare il sasso e nascondere la mano per coprire i propri passi falsi, è un atteggiamento che si commenta da solo. La Procura si occupa del presente; lei invece si rifugia in una preistoria inventata o in dicerie da ballatoio pur di distrarre i cittadini dai suoi imbarazzi attuali.

E qui, per un momento, mettiamo da parte l’ironia. Perché su un punto è bene essere seri fino in fondo: mentre lancia illazioni su favori e poltrone mai provati a carico di altri, Marcello De Rosa ha una storia giudiziaria propria, vera e già giudicata, che preferisce non ricordare. Nel 2023 il Tribunale di Napoli Nord lo ha condannato in primo grado a tre anni per falso in atto pubblico, per aver fatto protocollare – secondo quanto accertato in quel grado di giudizio – una falsa lettera di dimissioni di un consigliere comunale che si era rifiutato di firmarla, recandosi la notte a casa sua per convincerlo con toni che gli atti di polizia giudiziaria avevano definito minacciosi. Un procedimento recentemente concluso in appello, a quanto risulta da una dichiarazione dell’ex Consigliere, con una declaratoria di prescrizione – che, lo ricordiamo, non è un’assoluzione, ma la semplice scadenza dei termini per processare un fatto. Prima di distribuire illazioni sugli altri, forse è il caso che l’ex Consigliere guardi alla propria storia.

Ciò premesso, nessuno mette in discussione i suoi mille voti. Ma quei mille voti non sono uno scudo speciale contro il dovere di dare spiegazioni; sono, al contrario, un carico di responsabilità. Centinaia di cittadini le hanno dato fiducia, e quella rappresentanza oggi è stata azzerata dalle sue dimissioni. Spiegare il perché, di fronte alle intercettazioni pubblicate dalla stampa che raccontano di contatti con soggetti oggi gravati da provvedimenti, non è un attacco personale. È la base della democrazia.

Liquidare i cronisti come “giornalai” o definire “carta straccia” testate che riportano atti ufficiali non cancella la realtà dei fatti. La verità è che Casapesenna ha già pagato un prezzo altissimo in termini di immagine e dignità. Questa comunità non merita di essere trascinata ancora una volta nel fango delle polemiche personali, né merita di assistere a teatrini social dove il vittimismo e la mistificazione sostituiscono la chiarezza politica.

Rispediamo infine al mittente, con fermezza e senza sconti, la sua spensierata “sfida” a un esame pubblico sulle storie familiari. Caro ex Consigliere, le nostre famiglie non hanno bisogno di patenti di onestà da lei, né siamo così ingenui da cadere nella trappola di un dibattito improntato sul fango e sul pettegolezzo storico. Non c’è alcun paragone possibile da imbastire. Se l’ex Consigliere volesse davvero giocare al gioco della purezza familiare e dei trascorsi giudiziari, farebbe bene a guardare prima in casa propria. Suo fratello Raffaele De Rosa risulta infatti indagato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per il reato di corruzione, in relazione agli affidamenti del servizio di raccolta rifiuti. Lo ricordiamo con lo stesso scrupolo che chiediamo a lui: si tratta di un’indagine in corso, non di una condanna, e vale ovviamente la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma è bene che chi predica lezioni di trasparenza familiare non dimentichi la propria.

E sia chiaro anche un altro punto: noi non accettiamo e non accetteremo alcun confronto politico con lei. Parliamo di un personaggio che da decenni calca la piazza pubblica senza aver mai lasciato un segno concreto. La sua storia parla da sé. Nel panorama politico non è mai riuscito a trovare una vera collocazione strutturata, per il semplice motivo che chiunque impari a conoscerlo, alla fine, lo evita.

L’ex Consigliere dimostra una persistente immaturità politica, che lo rende incapace di evolversi e di strutturarsi all’interno di un progetto comune; resta un accentratore cronico che non sa cosa significhi fare gioco di squadra.

Per tutte queste ragioni, i Consiglieri Comunali di Minoranza comunicano che da questo momento in poi non risponderanno più a nessun altro post, diretta o provocazione social. Il nostro unico interlocutore da oggi sarà l’attuale Maggioranza in carica, l’unico organo istituzionale deputato al confronto per il bene del paese. Di certo non perderemo altro tempo con un ex consigliere dimissionario che rappresenta ormai solo se stesso.

I Consiglieri Comunali di Minoranza

 Cirillo Alessandro, Rosa Donciglio, Clorinda Bovenzi e Costantino Diana.