L’INCHIESTA REGGIA DI CARDITELLO. La catena d’oro dei quattrini facili. Ecco come Fratelli d’Italia campano e casertano ha fatto girare centinaia di migliaia di euro in affidamenti tra consulenti e mogli
14 Luglio 2026 - 13:34
SAN TAMMARO (G.G.) – Avevamo promesso di approfondire i temi della gestione della Reggia di Carditello da parte dell’omonima fondazione. Le cose che stiamo scoprendo sono tantissime, come i componenti locali, non tanto Maurizio Maddaloni, che arriva da Napoli, quanto due figure prestigiose per il loro lignaggio culturale (ovviamente ironizziamo), quali Luigi Roma e Giovanni Russo, potessero pensare che un giornale come Casertace, che ne ha scovate di discariche della malamministrazione in questa provincia, rimanesse lontano da un meccanismo di potere a gestione a dir poco vergognosa del pubblico denaro, qual è stata, a questo punto lo possiamo dire, quella della Fondazione Carditello.
A quanto ci risulta, il Ministero dei Beni Culturali sarebbe fermo nel suo proposito di mantenere l’ultimatum del 15 luglio, ovvero tra 24 ore, per ottenere la formale trasmissione del conto consuntivo del 2025, andando a scompaginare i piani, chiaramente messi a punto in un caseificio produttore di mozzarella e ricotta, di Maddaloni, Luigi Roma e Russo, di ottenere prima la riconferma e successivamente mettere in ordine i conti, che ovviamente non tornano.
Il ministro Giuli deve sapere che una cosa è lo spoil system, cioè la scelta di persone vicine politicamente al partito che lui rappresenta, altra cosa è fare dello spoil system uno strumento di disdoro e disonore per quello stesso partito. Certo, alle elezioni politiche dell’anno prossimo funzionerà, anche qui da noi, il voto di opinione per Giorgia Meloni.
Ma sappia bene Giuli, e sappia bene Arianna Meloni, messa dalla sorella, fino a questo punto inutilmente, a sorvegliare i comportamenti delle classi dirigenti territoriali, che a Caserta FdI, ad eccezione di qualcuno che si tiene, non a caso, ben lontano da queste porcherie, gode di una pessima reputazione, così come gode di una pessima reputazione anche nel resto della Campania, imprigionata com’è nella tenaglia della volgarità partitocratica, ignorante e rozza, di una classe dirigente che fa perno sul ben noto Edmondo Cirielli e produce soggetti come Gimmi Cangiano e Marco Cerreto, anelli della stessa catena.
Vedremo come andrà a finire questa storia del bilancio e della nomina del nuovo Cda. Non c’è da essere molto ottimisti, valutando quelle che sono state le mosse del ministro Giuli, in stretta continuità con quelle del suo predecessore Sangiuliano, compiute nel segnodel cavallo di Caligola che una diceria, più che una testimonianza storica, racconta fu fatto senatore dal suo imperatore.
Veniamo a un’altra catena, quella che ha fatto muovere già tanti quattrini incanalati dal governo verso la Fondazione Carditello e letteralmente gettati al vento. A questo punto, con poche ricerche, siamo in grado di riconoscerne gli anelli. La figura apicale è quella di Maurizio Di Stefano, 74 anni, presidente emerito della Icomos, nella cui storia si intreccia direttamente quella di Gennaro Miranda, contestatissimo direttore generale della Fondazione Vanvitelli, il quale, avendo riempito il curriculum di tante cose ma poca sostanza, costituita solo dal fatto che lui è segretario scolastico, oggi si chiamano Dsga, della scuola superiore tecnico-industriale Eugenio Pantaleo di Torre del Greco.
Miranda, ercolanese, economista con una laurea in Economia del Commercio Internazionale e Mercati Valutari e immancabile master alla Bocconi, che non si nega a nessuno in Italia, è diventato presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane in un meccanismo di collaborazione consulenziale con Icomos.
Dunque, Gennaro Miranda e Maurizio Di Stefano si conoscono benissimo, anzi sono una cosa sola. Bisognerebbe andare a vedere gli affidamenti dell’Ente Ville Vesuviane, ma francamente lo dovrebbero fare i giornali napoletani: campa cavallo.
Noi ci accontentiamo di quello che ricade nei confini della provincia di Caserta.
Noi siamo riusciti a tirare fuori affidamenti della Fondazione Carditello per un importo complessivo di circa 215 mila euro alla Pti, dal febbraio 2024 al dicembre 2025. Nella Pti è amministratrice delegata Carmen De Luca, moglie di Maurizio Di Stefano, come vedere dalla foto in alto che la ritrae col marito e Luigi Roma. Ci dicono che l’importo degli introiti di questa società è superiore e sfiorerebbe addirittura i 300 mila euro.
Concentrazione: Gennaro Miranda, segretario scolastico nonché consulente della Icomos, di cui Di Stefano è presidente onorario e dominus; la moglie di Di Stefano, Carmen De Luca, becca quasi 300 mila euro di affidamenti con procedure che non hanno mai comportato un’effettiva iniziativa concorrenziale tra diversi operatori. Per quanto riguarda il direttore Miranda, andremo sicuramente a verificare i suoi titoli di studio, le università in cui li ha acquisiti ecc.
Si sa che i curriculum rappresentano una modalità creativa, non falsa per carità, non ci permetteremmo mai, ma luoghi di una realtà aumentata. Questo di mestiere fa il segretario scolastico, poi è diventato un grande esperto di beni culturali, non al punto da lasciare il suo impiego a Torre del Greco, e anche questo suscita qualche legittima perplessità. I curricula servono a incrociare gli articoli statutari, che sono sempre scritti con una ineccepibile contenutistica, che danno idea della meritocrazia e della qualità delle scelte dei dirigenti.
Così recita l’articolo 17 dello Statuto: “Il Direttore della Fondazione è individuato attraverso procedura comparativa tra soggetti dotati di comprovata professionalità, competenza ed esperienza, ivi compresi dipendenti con qualifica dirigenziale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e corrispondenti figure presenti nei ruoli della P.A. competenti per la materia, ivi compresa la Regione Campania. Al Direttore competono poteri di proposta e di impulso in merito agli obiettivi e ai programmi di attività della Fondazione nonché le funzioni di amministrazione e i compiti di gestione della Fondazione nei limiti fissati dal Consiglio di Amministrazione ai sensi del precedente art. 14, comma 2, anche nell’ambito del regolamento di cui agli artt. 9 e 24 del presente Statuto. 3. Il Direttore partecipa senza diritto di voto alle riunioni di tutti gli organi della Fondazione”.
Cotanta scienza da autodidatta in materia di beni culturali non ha mai indotto Gennaro Miranda a lasciare la sua professione nella scuola e, in questa maniera, non ha integrato le previsioni che testualmente l’articolo 17 dello Statuto enuncia, dato che Miranda non è “competente per materia”.
Ci vediamo alla terza puntata.
