Senza dimora decide di “prendere casa” nell’Ospedale di Piedimonte Matese. Dimesso dopo 8 giorni e tanta “pazienza”
16 Luglio 2026 - 17:57
Un paradossale caso di emergenza sociale, più che ospedaliera. Convivenza difficile tra “ospite fisso”, medici, personale infermieristico e pazienti dal 118
PIEDIMONTE MATESE / SANTA MARIA CAPUA VETERE (Elio Zanni [email protected]) – Dramma della disperazione e un paradossale caso del sistema welfare nell’Alto casertano. Così si può definire la complessa vicenda di un anziano originario dell’area di Santa Maria Capua Vetere che, a seguito di fragilità familiari e personali, avrebbe apparentemente trovato rifugio – con un ricovero regolare tramite118 – all’interno dei locali del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Piedimonte Matese. Il fatto è che pare non si volesse convincere di essere, dopo qualche giorno ma in particolare dopo oltre una settimana, perfettamente in grado di lasciare la struttura.
Una situazione delicata, iniziata più una settimana fa e risoltasi oggi, 16 luglio 2026, grazie all’umanità e alla dedizione straordinaria del personale sanitario. Presso il presidio ospedaliero l’uomo ha trovato accoglienza e assistenza continua. Questo non faceva altro che convincerlo di aver finalmente “trovato casa”. Però c’è un però: la prolungata permanenza del paziente all’interno dei locali d’emergenza ha generato non poche difficoltà gestionali: l’anziano, quando in evidente stato di forte agitazione, tendeva a occupare aree e ambulatori riservati alle attività cliniche, parlando ad alta voce e ostacolando involontariamente il regolare flusso di lavoro.
Di fronte a una situazione così complessa, che rischiava di ripercuotersi sulla gestione delle emergenze, il personale medico e infermieristico, sotto l’attenta supervisione della direzione sanitaria, ha dimostrato una professionalità che è andata ben oltre il dovere clinico. Con immensa pazienza, medici e infermieri si sono fatti carico anche degli aspetti socio-assistenziali della vicenda, offrendo all’uomo non solo cure, ma anche un fondamentale supporto morale e psicologico.
Dopo giorni di complessa convivenza, questo straordinario lavoro di ascolto e mediazione ha dato i suoi frutti: con delicatezza e fermezza, l’équipe del presidio è riuscita a convincere l’uomo ad accettare le dimissioni e a indirizzarlo verso percorsi di assistenza più idonei. Un successo di empatia e dedizione che restituisce dignità al paziente e dimostra il valore di chi lavora in prima linea negli ospedali. Dove andrà adesso, che farà col suo carico di problemi personali; questo non riusciamo ad immaginarlo neppure noi. Ci sono pur sempre i servizi sociali.
L’opinione di chi scrive? Gli eventi consumatisi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Piedimonte Matese (che seguivamo già da otto giorni, grazie ai pazienti che vi faceva accesso) non sono soltanto un paradosso burocratico, ma un dramma umano e sociale profondo, specchio di un sistema di welfare che rischia di incepparsi proprio sui suoi ingranaggi più fragili. Per fortuna, in casi come questo, a colmare i vuoti strutturali intervengono la professionalità e il profondo senso di pietas degli operatori sanitari.
