CASERTA. Via Acquaviva e via Ferrarecce: i monumenti all’inerzia cittadina

16 Luglio 2026 - 19:05

Caserta (pm) – Questa città ci ha abituati a tutto. Al peggio possibile. E non è certo un caso se orbitiamo costantemente sul fondo di tutte le graduatorie nazionali, laddove queste misurano l’efficacia dell’azione politico-amministrativa in settori nevralgici come i servizi pubblici, la scuola, la sanità o la gestione del verde.

I casertani hanno ormai fatto il callo al peggio, mentre la città continua a dibattersi nel degrado delle proprie strutture pubbliche, siano esse istituti scolastici, impianti sportivi o istituzioni culturali. Tutto ciò, ovviamente, non è il frutto di un destino cinico e baro. È, al contrario, la diretta conseguenza di concause che affondano le radici nel modo stesso in cui la politica locale concepisce se stessa: una mera occupazione del potere – dalle poltrone di Palazzo Castropignano a quelle della Provincia, fino ai singoli assessorati – finalizzata a tessere trame clientelari finché si ha il coltello dalla parte del manico. A questo si innestano l’inettitudine della classe burocratica e il progressivo distacco dei cittadini dalla vita pubblica, quando questi ultimi non si fanno direttamente conniventi con il sistema.

Perché di “sistema” occorre parlare: una sottocultura istituzionale sedimentatasi nei decenni, alimentata da favoritismi, autoreferenzialità e da un diffuso senso di impunità, complice la latitanza di un’efficace azione giudiziaria e delle necessarie misure preventive da parte di forze di polizia e Prefettura. Un contesto in cui persino l’accesso agli atti pubblici – che rappresenterebbe il livello minimo di agibilità democratica – viene ostacolato con ogni stratagemma possibile.

Scardinare un simile ingranaggio è impresa titanica. Richiede tempo e una rigorosa repressione delle condotte al limite della legalità negli uffici pubblici, popolati da dirigenti selezionati quasi esclusivamente con il bilancino della fedeltà partitica. Sotto questo aspetto, la sanità campana si pone come il paradigma di tale deriva: un feudo politico in cui l’accesso a ruoli di potere milionari risponde unicamente a logiche di obbedienza, con la complicità di organizzazioni sindacali ormai integrate e adagiate su queste rendite di posizione.

In un simile scenario, la parte sana e consapevole della città tende a guardare alla Commissione Straordinaria del Comune di Caserta come a un soggetto taumaturgico. Ma i miracoli non appartengono alla realtà. I Commissari agiscono entro limiti evidenti, eppure stanno già facendo molto; peccato solo che il loro mandato non possa protrarsi per il tempo necessario a sradicare queste incrostazioni. Modificare una mentalità radicata, d’altronde, non è operazione immediata.

Prendiamo, ad esempio, il recente provvedimento adottato per arginare una “movida” ormai fuori controllo. La lobby dell’intrattenimento è immediatamente insorta, spingendo i propri referenti politici a dichiarazioni prive di qualsiasi fondamento logico. In casi simili, un raro Antonio Bassolino parlava di benealtrismo: di fronte a una misura necessaria e urgente, chi ne viene penalizzato evoca puntualmente un elenco infinito di “altre priorità” da affrontare prima, col solo scopo di paralizzare l’azione amministrativa. A noi pare, invece, che i Commissari siano fin troppo tolleranti. Gestire un locale pubblico è un diritto, a patto di non ledere i diritti altrui. Non si può pretendere, in assenza di spazi interni adeguati, di occupare la strada con impianti acustici, costringendo i residenti a subire il caos per garantire il profitto privato. Siamo all’abbattimento dei principi elementari di convivenza civile, eppure c’è già chi fa filosofia mercantile in vista della prossima campagna elettorale per le comunali.

Su queste premesse, le due segnalazioni che oggi raccogliamo su sollecitazione di diversi lettori potrebbero apparire questioni minimali, quasi delle inezie. Ci riferiamo al sottopasso ferroviario di via Acquaviva e al ceppo di un grosso albero abbattuto anni fa in via Ferrarecce.

Il tunnel interrato, fondamentale per bypassare il passaggio a livello durante il transito dei treni, è ormai una sorta di eterna “Fabbrica di San Pietro“. Sono decenni – egregi Commissari, potrete verificarlo voi stessi dalle carte d’ufficio – che si spendono ingenti fondi pubblici per la sua manutenzione, per poi ritrovarsi puntualmente al punto di partenza. Una vera e propria rendita per le ditte appaltatrici, a fronte di un degrado strutturale perenne. Ad utilità della Commissione – che comprensibilmente non può monitorare ogni centimetro del territorio – pubblichiamo le foto dello stato attuale. Il dettaglio più inquietante è una plafoniera dell’illuminazione che pende pericolosamente dal soffitto da oltre un mese, con i fili elettrici scoperti, all’interno di un impianto interamente vandalizzato, con lampade oscurate o divelte.

Per quanto riguarda via Ferrarecce, mostriamo l’immagine del troncone che giace pericolosamente sul marciapiede dal 3 novembre 2021, giorno in cui una tempesta spezzò il fusto del maestoso albero che vi sorgeva. In quasi cinque anni non si è trovato il modo di rimuovere la ceppaia e le radici, magari per dimorare un nuovo albero. E per giunta, nel frattempo sono stati anche fatti i lavori per realizzare la pista ciclabile, senza che a nessuno venisse in mente che quello era il momento buono per intervenire.

Non sono i singoli episodi in sé a sorprendere – d’altronde rappresentano una bagattella rispetto ai disastri registrati su altri fronti della gestione municipale – quanto il “metodo” amministrativo che permette tutto questo.

La terna Commissariale, prima che se ne vada e per amor di patria, veda che c’è da fare.