L’ombra di ”Marruzziello” nella maxi frode fiscale da 21 milioni di euro contestata ai ”Casalesi”
20 Luglio 2026 - 09:48
Pur non essendo tra gli indagati, il nome di Massimo Diana compare nelle informative della Guardia di Finanza e nelle dichiarazioni di collaboratori di giustizia
CASAL DI PRINCIPE – Non figura tra i sette destinatari del sequestro preventivo da oltre 21 milioni di euro disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte frodi legate ai bonus edilizi e sul riciclaggio dei proventi. Eppure il nome di Massimo Diana, conosciuto come “Marruzziello” e originario di San Cipriano d’Aversa, compare più volte negli atti dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza.
Gli investigatori lo indicano come una figura storicamente vicina agli ambienti del clan dei Casalesi. Nelle carte vengono richiamate anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Francesco Barbato lo descrive come un soggetto vicino ad Antonio Iovine e legato da una lunga amicizia a Franco Cristiano, ritenuto dagli inquirenti uno dei principali protagonisti del presunto sistema fraudolento. Anche Vincenzo D’Angelo, detto “Biscottino”, genero di Francesco Bidognetti, riferisce che negli ultimi tempi Diana si sarebbe avvicinato a Emilio Martinelli, figlio dello storico boss Enrico Martinelli.
Particolarmente significative sono le intercettazioni che ricostruiscono il rapporto tra Diana e Franco Cristiano. È lo stesso Cristiano a raccontare che il loro legame nascerebbe anni fa, dopo una rapina consumata all’interno di una bisca riconducibile al clan a Frignano. In quell’occasione, secondo il suo racconto, alcuni affiliati avrebbero ipotizzato di eliminarlo, ma Massimo Diana sarebbe intervenuto assumendosi la responsabilità dell’azione e pronunciando una frase rimasta impressa a Cristiano: “Franchino non si tocca, l’ho mandato io”. Un episodio che, secondo il racconto dell’indagato, avrebbe consolidato un rapporto di profonda riconoscenza.
Secondo la ricostruzione della Procura, Franco Cristiano avrebbe inizialmente collaborato con Massimo Bianco e Salvatore Diana nella gestione dei flussi di denaro derivanti dalla monetizzazione dei crediti d’imposta. Nel corso del 2021 gli sarebbe stata poi affidata la gestione operativa dell’organizzazione, occupandosi in particolare delle cessioni effettuate attraverso Poste Italiane per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Il presunto sistema, secondo gli investigatori, si sarebbe basato su società e ditte individuali intestate a prestanome.
Nell’inchiesta risultano indagati Franco Cristiano, Massimo Bianco, Salvatore Diana, Antonio Di Tella, Carmine Elmo, Antonio Piazza e Alfredo Temperato. A vario titolo vengono contestati i reati di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante, per alcuni degli indagati, di aver agito per agevolare la fazione Schiavone del clan dei Casalesi.
Tra gli episodi riportati nelle informative della Guardia di Finanza emerge anche un fatto risalente all’ottobre 2021, quando Massimo Diana era detenuto nel carcere di Saluzzo. In quell’occasione Franco Cristiano avrebbe incontrato il fratello di Diana, Crescenzo, il quale gli avrebbe riferito che Massimo, in vista di un permesso previsto tra il 21 e il 22 dicembre, desiderava essere prelevato dal carcere a bordo di un’auto di prestigio. Cristiano avrebbe quindi messo a disposizione una BMW X6 acquistata in Germania e in arrivo proprio in quei giorni. Il 20 dicembre, secondo gli atti, sarebbe stato lo stesso Cristiano, insieme ad altri due soggetti dell’Agro aversano e a Crescenzo Diana, a raggiungere il penitenziario di Saluzzo.
Il sostegno, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe proseguito anche durante i giorni di permanenza di Diana fuori dal carcere. Il 23 dicembre Cristiano avrebbe accompagnato Pietro Apicella a fargli visita, consegnandogli 500 euro e manifestando la disponibilità a procurare ulteriore denaro qualora fosse stato necessario.
Le carte riportano inoltre una dichiarazione resa da Franco Cristiano nel gennaio 2022, nella quale definisce Massimo Diana “una delle maggiori figure del clan dei Casalesi dopo Antonio Iovine”. Si tratta di dichiarazioni e ricostruzioni investigative che saranno oggetto di verifica nel prosieguo dell’iter giudiziario.
