LA NOTA. VIVA LA RAI. Il giornalista del TGR Campania che fa servizi a ripetizione da Castel Volturno contro il CPR è un esponente di Libera, che guida la protesta. Un piccolo, ma proprio leggerissimo 😆😆😆 conflitto d’interessi
20 Luglio 2026 - 10:25
Siamo rimasti sorpresi dalla scelta reiterata di confezionare interviste agli assertori del no, in una dinamica a senso unico che non da certo lustro al servizio pubblico
(g.g.) – In principio, ed ancora oggi quando si vuole indicare il padre di tutti i conflitti di interesse, si nomina Silvio Berlusconi, il bersaglio preferito della sinistra parlamentare e movimentista. Tra le centinaia di conflitti di interesse nei vari settori della vita economica, sociale e politica che potremmo evidenziare, balza ai nostri occhi uno che, apparentemente, potrebbe essere considerato minore o una sorta di peccato veniale.
A nostro parere, tuttavia non è così. Parliamo del servizio sulla protesta di “Libera” contro il CPR che dovrebbe sorgere a Castel Volturno, andato in onda nell’edizione delle 14 del Tgr Campania di venerdì 17 luglio. Sorvolando sulle montagne di luoghi comuni, sulle inesattezze giuridiche, prima fra tutte quella della presunta istituzione di un’area protetta da parte della regione, area di proprietà, in realtà, del demanio militare e soggetta ad una procedura speciale che riguarda la sicurezza nazionale che è di stretta competenza del ministero dell’interno, dando per scontata la non competenza su luoghi e regimi giuridici del territorio che in realtà ha davvero delle aree protette denominate Sic, siti di interesse comunitario, come le Soglitelle e i Variconi, quelle si aree di sosta di uccelli migratori dall’Africa e viceversa.
Sorvolando ancora sul dilettantismo ben retribuito dall’azienda Rai di colui che ha confezionato il servizio, c’è una cosa sulla quale non possiamo sorvolare e derubricare a ordinaria insipienza giornalistica. L’autore del servizio, Giuseppe De Caro, è un esponente e non secondario, proprio dell’associazione “Libera” che ha organizzato la protesta cui hanno partecipato meno di 100 persone e non le centinaia asserite dal confezionatore del pezzo e basta contare i partecipanti inquadrati per fare due facili conti. E, tanto per completare il quadro, va precisato che De Caro è anche un esponente del comitato di redazione della stessa testata giornalistica regionale. Ovvero l’organo che dovrebbe sovraintendere al corretto svolgimento dei rapporti tra vertici e redazione e tra quest’ultima e i destinatari e le fonti dei servizi. Salvaguardando quella tanto sbandierata deontologia professionale alla quale ordine e sindacato dedicano quasi un convegno a settimana. Ai quali, dobbiamo dedurre, De Caro non deve aver partecipato o se ha partecipato non deve aver compreso i due concetti base della professione per la quale è retribuito e delle due cariche che gli fanno rappresentare i giornalisti da un lato e i “professionisti della legalità”dall’altro.
Non scomodiamo Sciascia, ma attingiamo dal “tengo famiglia“ del grande Ennio Flaiano nel suo “diario notturno“. E siamo con lui, Flaiano ovviamente, quando afferma che il Noi che usano gli appartenenti alle categorie professionali non è altro che un simulacro dietro il quale nascondere le singole mediocrità esibendo le poche eccellenti professionalità per sentirsi parte, immeritatamente, di quelle eccellenze. Un interrogativo finale: ma dove erano capetti, capi redattori e direttori quando a De Caro è stato affidato l’incarico? Ah saperlo direbbe Dagospia. Ah direttore Pacchetti, se ci sei batti un colpo…
