L’INTERVENTO. I sospetti di Sigfrido Ranucci su Gimmi Cangiano, le repliche del deputato.

23 Luglio 2026 - 22:10

Nocchetti: “Io, 43 anni in Rai, vi dico che ..”

(di Geo Nocchetti) – C’è una propaggine, per così dire, della vicenda Ranucci-Lavitola che si è stabilita nel Casertano.

⁷Ed è questo il principale motivo per cui verghiamo le righe che seguono. A parte, ed a corredo della nostra nota, pubblichiamo la ricostruzione cronologica della chiamata in “ correo giornalistico secondo il rito report“ del deputato Gimmi Cangiano. Nei giorni scorsi Casertace si è posta delle domande ed ha avanzato dubbi sull’atteggiamento di Cangiano nei confronti di Report, che l’aveva chiamato in causa, in verità con modalità del tutto inortodosse, in un servizio andato in onda nellonscirso aprile

Con la premessa che durante le indagini le piste che si seguono possono, ovviamente, cambiare, questa vicenda, anzi come l’abbiamo definita, questa propaggine, è significativa e paradigmatica del metodo Ranucci, che continua a essere difeso a spada tratta e a prescindere, senza alcun beneficio del dubbio da parte di coloro che pure dovrebbero avere a cuore non soltanto la libertà di informazione, ma anche l’onorabilità e la tutela dei fruitori della stessa.

Non è stato così nel caso di Gimmi Cangiano che oltre ad essere un deputato della Repubblica gode comunque dei diritti civili di tutti i cittadini. Ed allora: un ordigno che sin dal primo momento risulta palesemente rudimentale, esplode dinanzi all’abitazione di Sigfrido Ranucci fortunatamente senza provocare vittime, ma un enorme e comprensibile spavento.

È il 16 ottobre 2025 ed inutile dire gli attestati di solidarietà piovono a valanga sul simbolo del giornalismo di inchiesta e cosiddetto Investigativo. Definizione, a mio parere, ambigua e anche offensiva nei confronti di chi investigatore lo è davvero per professione, preparazione, esperienza. Un anno dopo circa, Report dedica al fattaccio una puntata e collega l’attentato ad un’inchiesta in corso su un cantiere navale nel quale risulterà implicato un soggetto di San Marcellino, appunto, soggetto ritenuto legato alla criminalità organizzata.

Ci sono camorra e interesse economici oscuri, dunque dietro l’attentato a Ranucci? La puntata non si ferma a questo e testualmente chiama in causa il parlamentare Cangiano sulla base di un anonimo giunto in redazione che lo indica come testa di ponte tra gli attentatori e un gruppo economico interessato alla realizzazione dell’aeroporto di Grazzanise rispetto al quale Cangiano sarebbe una sorta di esecutore fedele di ogni loro” comando” o desiderio. Sarebbe superfluo ricordare ai nostri lettori e allo stesso Ranucci, il valore di una segnalazione anonima delle quali chi più e chi meno siamo stati vittime nel corso della nostra attività giornalistica e rispetto alle quali abbiamo avuto la fortuna e la professionalità di addetti ai lavori che in molti casi hanno cestinato e in altri verificato prima di dare per oro colato affermazioni non soltanto gravi ma costituenti reato.

Ma, l’abbiamo detto poco prima, se uno è il “Principe“ del giornalismo Investigativo, la sua attività di asseverazione vale molto di più di quella di qualunque altra procura o struttura similare. Cangiano, dunque, viene ambiguamente indicato come il mandante dell’attentato a Ranucci e qui se la cosa non fosse seria, ci sarebbe da ridere. A meno di una seconda personalità a noi e a tanti altri nascosta e misconosciuta, un Cangiano che organizza uno sgangherato attentato modello “operazione San gennaro“ non riusciamo a immaginarlo.

A meno fino a quando dalle segnalazioni anonime non si passi a un robusto impianto accusatorio. Ma continuando nella disanima dell’allucinante vicenda, dopo la sentenza sempre secondo il rito penale“ Ranucciano” arriva la svolta. 25 giugno 2026, la procura ottiene l’arresto di quattro“sfessati” che sembrano usciti fuori, appunto, dal capolavoro interpretato da un Nino Manfredi in stato di grazia che per rubare il tesoro di San Gennaro utilizza manodopera pseudo criminale che altro non è che la rappresentazione allegorica dell’aspetto “presepiale“della vita reale napoletana nella quale ad ogni “pastore“ viene affidata una parte. Per qualche giorno i salmodianti della solidarietà continuano ad evocare menti, raffinate e politica dietro “il pallone di Maradona“ fatto esplodere dai quattro“ pastori“. A quel punto il deputato Cangiano, che il giorno dell’attentato aveva espresso la sua solidarietà a Ranucci, scrive allo stesso dicendosi amareggiato per le gravi e ingiustificate accuse che hanno arrecato un danno, sostiene Cangiano, pesantissimo soprattutto ai suoi familiari che gestiscono una benemerita attività scolastica e ai figli dello stesso. Spiega, “il Porfirio Rubirosa di terra di lavoro“ che finora non ha sporto querela perché si rende conto anche della sofferenza dello stesso Ranucci. Il quale, per niente pentito, anzi imbestialito per la lesa maestà di cui si sarebbe macchiato Cangiano che gli ha mosso questi rilievi, Ranucci replica con oscure allusioni a risposte che arriveranno a mezzo trasmissione.

Il 7 luglio scoppia il caso Valter Lavitola o meglio l procura, lo incrimina, ritenendolo il mandante dell’attentato. E viene fuori un’intercettazione nella quale Ranucci e il deputato cinque stelle Carotenuto riparlano della pista Cangiano e Ranucci chiede al suo interlocutore, lui che, ricordiamolo è “procuratore della Repubblica di report”, chiede, anzi conferisce delega a Carotenuto affinché indaghi sul pericolosissimo Cangiano nel frattempo impegnato in piacevoli faccende con piacevolissime compagnie nelle quali molti di noi vorrebbero essere impegnati. A questo punto Cangiano, che è uomo di amore ma non fino al punto di farsi travolgere dalle passioni investigative altrui, sporge querela.

Per chi, come chi scrive, tra contratti a termine e definitivi ha trascorso 43 anni in RAI, lo stupore non è per il metodo Ranucci, ma per la tolleranza della dirigenza di viale Mazzini che per moltissimo meno, per violazioni di carattere formale, per esempio non aver chiesto l’autorizzazione a partecipare ad un convegno o ad una trasmissione non in concorrenza con la RAI o ad aver svolto una particina in un film di cui la stessa RAI era produttrice, per queste modeste vicende i colleghi hanno subito audit draconiani e punizioni spesso esemplari, soprattutto nei confronti di chi non godeva della protezione del presunto sindacato radiotelevisivo usigrai, trampolino di lancio per carriere di” autocertificati“ fenomeni giornalistici”che senza il doping sindacale starebbero ancora a scrivere notiziole da 10 righe. In ultimo c’è da segnalare un particolare anche questo non secondario e che riguarda l’affermazione del “procuratore della Repubblica di report”Ranucci secondo il quale San Marcellino sarebbe il feudo elettorale del “Porfirio Rubirosa” di terra di lavoro.

Se i numeri non sono un’opinione, segnaliamo che in quel collegio Cangiano ha totalizzato il 20% in una lista nella quale tutti i candidati, salvo trascurabili eccezioni, sono stati eletti per interposta persona, ovvero grazie a Giorgia Meloni. Il movimento 5 Stelle invece, alle medesime elezioni superava il 40%, sfiorando il 50% a Casal di Principe. Ovviamente, prima che lo dica Carotenuto, il quaranta e quel 50% è composto soltanto da persone perbene e lontanissime anni luce dalla criminalità, che riguarda il restante 50 o 60% che vota diversamente. Non coltiviamo sentimenti di rivalsa nei confronti di nessuno e quindi non auguriamo punizioni a prescindere come si è verificato per altri, ci auguriamo soltanto che l’evidenza dei fatti prevalga sulla “autocertificazione etica e morale” del capo della procura di report.

LA RUCOSTRUZIONE DI GIMMI CANGIANO

LA MIA VICENDA CON REPORT E SIGFRIDO RANUCCI
Cronologia dei fatti
16 ottobre 2025
Davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci esplode un ordigno artigianale. Esprimo immediatamente solidarietà per un episodio gravissimo che colpisce un giornalista e che merita il massimo impegno investigativo.

20 aprile 2026 – La puntata di Report
Report dedica una puntata all’attentato.

La trasmissione segue inizialmente una pista investigativa relativa a un cantiere navale oggetto di una precedente inchiesta giornalistica. Nel servizio viene ricostruito un collegamento con una società di San Marcellino, tra i cui soci figura una persona candidata alle elezioni comunali e legata da rapporti di parentela con ambienti criminali.

Vengono inoltre richiamati alcuni bonifici di rilevante importo definiti ‘anomali’, lasciando intendere che quelle somme avrebbero potuto finanziare l’attentato.

A questo punto entra in scena il mio nome.

Report racconta che in redazione sarebbe arrivata una lettera anonima secondo la quale il mandante dell’attentato sarebbe stato ‘un deputato del posto vicino alla camorra’.

Subito dopo la trasmissione identifica quel deputato nella mia persona.

Il servizio sostiene infatti:

  • che io avrei sostenuto il sindaco appartenente alla lista nella quale era candidato il socio della società;
  • che San Marcellino sarebbe il mio ‘feudo elettorale’;
  • che vi sarebbe quindi un collegamento politico tra me e quella realtà.

Tutta questa ricostruzione è accompagnata da immagini del mio volto alternate a fotografie di boss della camorra locale e da una colonna sonora volutamente inquietante.

30 giugno 2026 – Gli arresti
La Procura arresta quelli che vengono indicati come i presunti esecutori materiali dell’attentato. Le persone arrestate non hanno alcun collegamento con San Marcellino né con la ricostruzione proposta nella trasmissione.

I primi giorni di luglio – La mia lettera a Ranucci
Dopo gli arresti decido di scrivere personalmente a Sigfrido Ranucci.

Nella lettera gli manifesto anzitutto la mia vicinanza umana per quanto aveva subito. Allo stesso tempo gli racconto il dolore provocato alla mia famiglia dall’accostamento televisivo tra il mio nome, la camorra e l’attentato.

Gli spiego anche perché avevo scelto fino a quel momento di non reagire pubblicamente: per rispetto delle indagini e della sua condizione di vittima.

Ricevo una sua risposta. Devo ammettere che non mi piacque. Più che confrontarsi con le questioni che gli avevo rappresentato, rinviava sostanzialmente a una futura puntata di Report, come se la risposta alle mie contestazioni dovesse arrivare attraverso una trasmissione televisiva e non nel merito delle gravi accuse che mi avevano coinvolto.

In quel momento, tuttavia, decido ancora di non intraprendere alcuna iniziativa giudiziaria, continuando ad attendere gli sviluppi delle indagini.

7 luglio 2026 – La perquisizione
La Procura esegue una perquisizione nei confronti di Walter Lavitola, indicato dagli investigatori come presunto mandante dell’attentato. Poche ore dopo emerge pubblicamente il rapporto di stretta amicizia esistente tra Lavitola e Sigfrido Ranucci.

10 luglio 2026 – L’intercettazione
Un quotidiano pubblica il contenuto di un’intercettazione tra Sigfrido Ranucci e il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto. Secondo quanto riportato, Ranucci sostiene apertamente che il mandante dell’attentato sarei io. Pur a fronte delle obiezioni del deputato Carotenuto, Ranucci insiste e sostiene anche che sarei dietro un cartello criminale interessato alla realizzazione dell’aeroporto di Grazzanise e che la mia attività parlamentare sarebbe funzionale a tale interesse. La lettura di questa intercettazione mi convince definitivamente a rivolgermi all’autorità giudiziaria.

14 luglio 2026 – La querela
Deposito presso la Procura della Repubblica di Roma una querela per diffamazione aggravata e calunnia. Evidenzio, tra l’altro, che non ho mai sostenuto la lista nella quale era candidato il socio della società richiamata dalla trasmissione, ma una lista diversa; che San Marcellino non era un feudo elettorale di Fratelli d’Italia; e che in quel territorio FdI raccoglieva circa il 20% dei consensi, mentre il Movimento 5 Stelle superava il 40%, sfiorando il 50% a Casal di Principe.

17 luglio 2026 – Le dichiarazioni di Dario Carotenuto
Il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto rilascia un’intervista all’Adnkronos nella quale conferma che, durante la telefonata pubblicata dai giornali, aveva sostenuto con forza la mia totale estraneità ai fatti, cercando di convincere Sigfrido Ranucci dell’infondatezza di quelle accuse.

Conclusione
Per mesi ho scelto il silenzio per rispetto delle indagini e della persona offesa. Ho deciso di parlare solo quando ho ritenuto che fosse in discussione non soltanto la mia reputazione personale, ma anche il principio secondo cui nessun cittadino può essere pubblicamente associato alla criminalità organizzata sulla base di suggestioni, lettere a