ARIENZO SCIOLTO PER CAMORRA. I rapporti stretti tra Nicola Ferraro e l’ex sindaco Peppe Guida. La moglie dell’ex consigliere condannato per camorra assunta in comune e strani appalti
27 Maggio 2026 - 13:41
Il resoconto da quanto emerso nella relazione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale
ARIENZO – Come si sa, l’amministrazione comunale di Arienzo è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. La relazione, da poco pubblicata in Gazzetta Ufficiale, recepisce quanto disposto dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e firmata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Alla guida dell’Ente è stata nominata una commissione straordinaria composta da Aldo Aldi, Fabio Bernaudo e Marco Serra.
Nella relazione ministeriale vengono descritte presunte gravi interferenze tra amministrazione comunale e ambienti legati alla criminalità organizzata. Piantedosi parla di una “inestricabile commistione” tra interessi pubblici e privati, tale da compromettere il corretto funzionamento dell’attività amministrativa e la stessa imparzialità dell’Ente.
Il provvedimento trae origine dagli accertamenti eseguiti dalla commissione d’accesso inviata in municipio dopo l’inchiesta che aveva coinvolto l’ex sindaco Giuseppe Guida, arrestato e poi scarcerato. Secondo quanto riportato nella relazione, dalle indagini della Dda di Napoli sarebbero emersi presunti accordi politici ed economici con Nicola Ferraro, ex consigliere regionale già condannato per concorso esterno al clan dei Casalesi.
In particolare, Guida avrebbe ottenuto sostegno elettorale in occasione delle elezioni provinciali del 2023 in cambio della revoca dell’affidamento del servizio di raccolta rifiuti, così da favorire il passaggio dell’appalto a un’altra società, la sua protetta: CZeta, secondo quanto avrebbe scoperto la DDA di Napoli. La commissione d’accesso evidenzia come la risoluzione del contratto originario sarebbe stata motivata da contestazioni ritenute “pretestuose”.
Tra gli elementi finiti sotto la lente anche l’assunzione in Comune di un familiare di Ferraro, la moglie di quest’ultimo, Gelsomina Crisci, che secondo gli accertamenti sarebbe avvenuta nonostante la mancanza dei requisiti richiesti e presunte incompatibilità nella composizione della commissione esaminatrice.
Ulteriori criticità riguarderebbero il settore degli appalti pubblici. Nella relazione vengono citati affidamenti diretti concessi a imprese ritenute collegate, direttamente o indirettamente, a una società riconducibile all’ex sindaco attraverso un familiare. Secondo quanto riportato, attorno a questa impresa si sarebbe sviluppata una rete di società che avrebbe beneficiato di incarichi pubblici durante il mandato amministrativo.
Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere presunti meccanismi irregolari nella gestione dei subappalti e affidamenti a ditte prive di iscrizione alla White List o alla Cassa Edile. Tra le aziende attenzionate figurerebbe anche una società ritenuta vicina ad ambienti camorristici.
Nelle conclusioni della relazione, il ministro Piantedosi parla di una situazione caratterizzata da “grave mala gestio”, da un diffuso stato di precarietà amministrativa e da un livello di compromissione dell’Ente ritenuto incompatibile con il regolare esercizio dell’attività pubblica.
