AVERSA. E che palle! Mo’ iniziano di nuovo le tarantelle sulla poltrona di Olga Diana, su “quelli di Dello Vicario”. La verità è che la città è diventata succursale del sultanato di Mondragone

27 Novembre 2025 - 19:46

Abbiamo scritto questo articolo solo per riprendere il filo di una necessità, dell’espressione di un dovere di cronaca sui fatti ormai stucchevolissimi della politica locale. Come si suol dire, ci tocca, ma lo facciamo, slalomeggiando tra uno sbadiglio e l’altro

AVERSA (g.g.) – Orlando De Cristofaro si è dimesso, come è stato scritto da diversi organi di informazione, dalla carica di assessore comunale all’Urbanistica.

Noi non ci siamo applicati più di tanto su questa notizia perché l’abbiamo ritenuta non rilevantissima, rispetto a quelli che sono gli equilibri, al momento più che solidi, dell’amministrazione comunale normanna.

Ora però, ad elezioni finite, queste dimissioni, pur non trasformandosi all’improvviso in un notizione da prima pagina, possono costituire uno spunto per riprendere il filo della nostra particolare, peculiare attenzione, che riserviamo più per necessità, per dovere di cronaca che per la qualità del racconto che i fatti accaduti consentono di esprimere, delle trame politiche del Palazzo.

Dunque, quando Orlando De Cristofaro si è dimesso pochi giorni prima delle elezioni regionali, noi un po’ le antenne le abbiamo sollevate, in quanto quel gesto poteva apparire come un momento di contrapposizione, di rottura, di delusione, di polemica nei confronti del sindaco, degli altri assessori e dei consiglieri comunali di maggioranza, per il modo con cui questi si stavano muovendo in campagna elettorale.

Francamente, però, il conto non ci tornava. Per due motivi. Il primo, è che Orlando De Cristofaro è stato candidato nella lista di Forza Italia proprio per volere di Giovanni Zannini, con il quale, dunque, non poteva certo sentirsi in contrapposizione. Il secondo, riguarda direttamente le scelte, le azioni del sindaco, degli altri assessori e del mega gruppo consiliare di nove, dieci, componenti che a Zannini hanno giurato fedeltà politica facendo di Aversa, come abbiamo scritto più volte, una sorta di provincia, di frazione, di quello che abbiamo definito il gran sultanato di Mondragone.

De Cristofaro sapeva fin dall’inizio che i vari Innocenti, Giglio, Cannolicchio e compagnia cantante, compreso il sindaco Francesco Matacena, si sarebbero mossi in campagna elettorale in base alle direttive fornite dal loro capo Giovanni Zannini. Ecco perché abbiamo domandato un po’ in giro e ci è stato detto che Orlando De Cristofaro si era dimesso per rispettare un impegno preso ad inizio della consiliatura: quello di lasciare il posto a Francesco Di Palma, coordinatore di lista alle ultime elezioni comunali al pari di De Cristofaro per la lista “Immagina Aversa”, come accaduto con il vicesindaco Alfonso Oliva per quella di “Aversa Italia”.

Dei leader di fatto che non hanno partecipato alla caccia per le preferenze delle comunali del 2024, ma il cui status era tale da rendere, già in partenza, automatico il loro ingresso in Giunta comunale così come puntualmente accaduto.

L’unico coordinatore di lista non entrato nella stanza dei bottoni era stato proprio Francesco Di Palma, il quale però aveva ricevuto la rassicurazione di una staffetta da realizzare proprio con Orlando De Cristofaro. Certo, sono stati piuttosto singolari i tempi in cui questa si è materializzata. Magari si poteva attendere qualche altro giorno, la chiusura dei seggi, il conteggio delle schede, e poi procedere. Invece De Cristofaro l’ha fatto prima delle elezioni. Ora, se questo possa avere un significato che in qualche modo modifica, deroga, alla ragione tutto sommato serena per la quale il figlio dell’ex sindaco di Aversa ha lasciato la Giunta in ossequio ad una promessa, ad un impegno preso, non si sa e cercheremo di capirlo nei prossimi giorni.

Tutte le fonti da noi interpellate ci dicono, almeno per il momento, che questo avvicendamento in Giunta sia avvenuto pacificamente.

Prima delle elezioni regionali, però, il sindaco Matacena è ritornato alla carica con Olga Diana chiedendole di dimettersi. Ora, per non allungare questo articolo, non vi ribadiamo per l’ennesima volta quali siano stati i motivi per i quali la Diana, pur essendo risultata tra le più votate alle elezioni comunali, dovrà lasciare molto poco democraticamente ogni carica per la quale, tutto sommato, piaccia o non piaccia, aveva ricevuto delega dal popolo sovrano.

Ha osato ribellarsi al sultano di Mondragone, ma non si dimetterà. Orgogliosamente, ha detto al sindaco Matacena di assumersi la responsabilità polutica davanti alla città di revocare anche quelle poche deleghe rimastele e di metterla alla porta.

Quando questa poltrona si libererà, inizierà il solito balletto dei consiglieri comunali che, bene o male, e in conformazione ridotta rispetto a quella uscita dalle elezioni della tarda primavera del 2024, continuano ad esistere come un’entità diversa dalla struttura a configurazione bulgara dell’attuale consiglio comunale. Chiederanno la nomina di uno di loro in Giunta, probabilmente saranno anche accontentati, ma giusto per un fatto di magnanimità da parte di Zannini, perché quelli di Dello Vicario non fanno più paura a nessuno essendo dei veri e propri specialisti nella tecnica del “a lupo a lupo”. Della tecnica di quelli che fingono di battere i pugni sul tavolo, ma alla fine, di fronte alla prospettiva di combattere per mettere in minoranza il sindaco – operazione, per altro, velleitaria, visti i rapporti di forza – rientrano nei ranghi perché anche un minimo strapuntino di potere gli sta bene, mentre non gli sta bene di tornarsene a casa dopo un anno e mezzo di consiliatura.

Da questo si parte. Siccome di robe del genere ne abbiamo scritte tantissime nella storia di questa provincia, allora sappiamo bene di non aver offerto ai nostri lettori aversani un prodotto interessante. Però abbiamo deciso lo stesso di pubblicarlo per riprendere, come già detto, il filo del discorso. Da domani cercheremo di entrare maggiormente nel merito, ma avvertiamo tutti di non attendersi scossoni, perché fino a quando ci saranno 9 o 10 consiglieri, fino a quando ci sarà un sindaco che insieme ai consiglieri si muove con cieca obbedienza nei confronti di Giovanni Zannini, nulla succederà, semplicemente perché la politica ad Aversa è morta da un pezzo e semplicemente perché la città dei Normanni è diventata da un anno e mezzo una succursale di Mondragone.