CAPUA. “L’assassino torna sempre sul luogo del delitto”. Il Comune dà il via libera a Ciclat per usare l’isola di via Lazzaro di Raimo, ma li fino a qualche tempo fa era tutto illegale, così come dimostrò CasertaCe
16 Marzo 2026 - 15:48
La responsabile del procedimento e del settore, Raffaella Esposito, ha autorizzato la società Ciclat Trasporti Ambiente, che gestisce il servizio di igiene urbana cittadino, a utilizzare temporaneamente l’area di via Lazzaro di Raimo per il trasbordo dei rifiuti urbani raccolti sul territorio proprio come avvenne con CZeta. Va però ricordato che il percolato è una cosa seria e, siccome l’autorizzazione prevede la presenza di sette scarrabili, di cui due proprio per i rifiuti biodegradabili, è evidente che sarà prodotto percolato. Motivo per il quale, per poter parlare di isola ecologica, è necessaria la presenza di vasche Imhoff cioè di piccoli e medi impianti di depurazione con funzionamento meccanico ed elettronico molto articolato, indispensabili per poter definire il sito a norma di legge. Resta la serissima incognita dello stoccaggio dei rifiuti umidi e biodegradabili rispetto ai quali nella determina che pubblichiamo integralmente in calce non viene esposta nessuna indicazione
CAPUA – Con la determina n. 363 del 13 marzo 2026 il Comune di Capua, a firma dell’architetto Raffaella Esposito, responsabile del settore e del procedimento, ha autorizzato la società Ciclat Trasporti Ambiente, che gestisce il servizio di igiene urbana cittadino, a utilizzare temporaneamente l’area di via Lazzaro di Raimo per il trasbordo dei rifiuti urbani raccolti sul territorio.
La decisione nasce dall’esigenza di garantire la continuità del servizio di raccolta in attesa della realizzazione del Centro Comunale di Raccolta che, secondo le previsioni, dovrebbe entrare in funzione entro ottobre 2026. Nel frattempo l’area sarà utilizzata per il posizionamento di sette cassoni destinati alla sosta tecnica di diverse tipologie di rifiuti: due cassoni per rifiuti biodegradabili, uno per i rifiuti da pulizia stradale, uno per gli ingombranti, uno per i RAEE, uno per i materassi e uno per imballaggi in vetro. Formalmente si tratta di una semplice operazione di “trasbordo”, cioè il passaggio dei rifiuti dai mezzi di raccolta a veicoli più capienti diretti verso gli impianti di smaltimento. Il provvedimento chiarisce infatti che non si tratta di uno stoccaggio e impone alcune prescrizioni: divieto di deposito prolungato, pulizia quotidiana dell’area, conferimento esclusivamente presso impianti autorizzati e obbligo di evitare dispersioni di materiale o percolato.
Tuttavia la scelta dell’amministrazione comunale solleva più di una perplessità. Anche se nella determina si specifica che l’area risulta recintata e pavimentata, resta fondamentale garantire un controllo costante sulle operazioni. Il trasbordo dei rifiuti, se non gestito con estrema attenzione, può infatti comportare problemi ambientali, odori, dispersione di materiali e disagi per i residenti delle zone limitrofe. L’autorizzazione, secondo quanto stabilito nell’atto amministrativo, durerà fino al 30 settembre 2026, nelle more dell’apertura del nuovo centro di raccolta.
A questo punto, però, è necessario riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo, precisamente al 23 maggio 2024. In quella data pubblicammo un articolo (CLICCA E LEGGI) nel quale veniva rivolto un invito al primo cittadino Adolfo Villani a effettuare controlli sulle condizioni – soprattutto di agibilità – dell’area di circa duemila metri quadrati situata proprio in via Lazzaro di Raimo, necessarie per poterla definire una vera e propria isola ecologica.
L’isola ecologica, nella lunga e complessa filiera del trattamento, del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti, è infatti un’area recintata e sorvegliata che accoglie gratuitamente i rifiuti conferiti direttamente dai cittadini. Si tratta di materiali che, per tipologia, dimensioni o quantità, non possono essere raccolti attraverso il servizio ordinario: ingombranti, vecchi elettrodomestici, mobili e altri oggetti simili. Un luogo, dunque, fondamentale per completare correttamente il ciclo della raccolta differenziata.
Proprio per questo motivo il sito in questione fu oggetto, nel 2016, di un sequestro da parte delle fiamme gialle della Compagnia di Capua. I militari, dopo aver pedinato e fermato due persone dell’Est Europa a bordo di un automezzo che trasportava illegalmente rifiuti edili, scoprirono che all’interno del perimetro dell’area c’era di tutto: eternit, guaine bituminose, fusti di oli esausti, scarti di lavorazioni industriali, pneumatici e cemento. In quell’occasione tre persone – i due operai sorpresi sul veicolo e il legale rappresentante dell’impresa Ecologia Falzarano Srl di Airola, all’epoca titolare del servizio di raccolta nella città di Capua – furono denunciate all’autorità giudiziaria.
Non siamo certo grandi esperti di normative in materia di rifiuti, ma una cosa è chiara: il percolato è un problema serio, serissimo. Un sito di stoccaggio provvisorio legalmente gestito non è un luogo dove si possono semplicemente “appoggiare” i rifiuti confidando che tutto vada bene. Esistono regole precise, ferree. Nel caso di un travaso di rifiuti che comprende anche frazioni biodegradabili – come indicato nel documento firmato dalla dirigente Esposito – il percolato, cioè il residuo liquido derivante dalla decomposizione delle frazioni organiche, deve essere conferito in fogna e non nei terreni. Non basta la presenza di asfalto o pavimentazione, perché quel liquido penetra ovunque.
La possibilità di scaricare in fogna presuppone infatti l’esistenza di impianti di filtraggio in grado di garantire che gli scarichi rispettino i parametri stabiliti con precisione dal decreto legislativo 152 del 2006. E quando si parla di filtraggio, inevitabilmente si parla anche di vasche di depurazione. In via Lazzaro di Raimo, però, di vasche di depurazione non se ne vede neppure l’ombra.
Se guardate bene, le foto che all’epoca allegavamo al nostro articolo e che oggi vi riproponiamo in calce, a distanza di due anni vedrete un qualcosa che somiglia a delle rampe di garage che formano un incavo che diventa in pratica un raccoglitore che non risolve nessuno dei problemi fondamentali della depurazione, condizione necessaria per un filtraggio e dunque per immissione in fogna correttamente realizzata. In poche parole, ripetiamo, che per il percolato occorrerebbero le cosiddette vasche Imhoff le quali, manuale alla mano, sono “dispositivo utilizzato per il trattamento dei liquami nei piccoli o medi impianti di depurazione” con un funzionamento meccanico ed elettronico molto articolato.
Allora se questo luogo di stoccaggio non può essere un luogo di stoccaggio e invece vi si stoccano tonnellate di rifiuti, vuol dire che è un luogo clandestino. Una discarica pericolosa autorizzata, in barba alla normativa che ne regolamenta l’esistenza, e che, però, clamorosamente viene autorizzata e conseguentemente utilizzata dalla dirigente del Comune di Capua, Raffaella Esposito, attraverso il titolare del servizio di raccolta, ossia dalla Ciclat cooperativa appaltatrice del servizio di raccolta rifiuti nella città di Fieramosca. Se questo luogo non può essere un sito di stoccaggio e invece vi si accumulano tonnellate di rifiuti, allora la questione diventa inevitabilmente più seria. Perché significherebbe trovarsi di fronte a una situazione che rischia di trasformarsi in una discarica pericolosa di fatto autorizzata, in contrasto con le normative che regolamentano in maniera rigorosa la gestione dei rifiuti. Eppure proprio attraverso la determina firmata dalla dirigente comunale Raffaella Esposito viene consentito alla Ciclat, cooperativa appaltatrice del servizio di raccolta rifiuti nella città di Fieramosca, di utilizzare quell’area.
Tornando alla determina del 13 marzo, la dirigente scrive che la decisione è stata presa “per garantire la continuità del servizio in attesa della realizzazione del Centro Comunale di Raccolta previsto entro ottobre 2026.”
Ma qui emerge un’altra contraddizione.
Se il sito a cui si fa riferimento è quello che dovrebbe nascere nell’ex area del cementificio De Simone, con ingresso principale in via Santa Maria Capua Vetere, a poche centinaia di metri da numerose abitazioni e attività commerciali, lo scorso anno il sindaco Adolfo Villani, nel presentare il progetto, aveva spiegato che la struttura sarebbe stata utilizzabile non per l’umido e non per l’indifferenziato – che contiene comunque scarti organici – ma esclusivamente per materiali destinati al riciclo: plastica, carta, RAEE, imballaggi e ingombranti.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché allora la dirigente Esposito ha autorizzato l’utilizzo dell’area di via Lazzaro di Raimo anche per i rifiuti biodegradabili, fino ad ottobre, in attesa della realizzazione di un sito che, stando alle dichiarazioni ufficiali, non ne prevede il conferimento? I biodegradabili a quel punto che fine faranno? Saranno conferiti in qualche piattaforma semmai nei comuni limitrofi? Perché a questo punto la determina non appare completa. La dirigente avrebbe dovuto, a nostro avviso, semmai specificare se è stata, forse, stipulata una convenzione o è prevista una gara per appaltare quella parte di rifiuti biodegradibili al fine di far sapere che fine faranno.
Forse su questo punto potrebbe arrivare qualche chiarimento dall’assessora al ramo Rosaria Nocerino. Non una semplice assessora, ma quella che il collega Umberto Guarino ha più volte definito una vera e propria “Wonder Woman”, mettendone in evidenza doti e conoscenza del settore. Del resto anche la stessa Nocerino, durante il consiglio comunale del 15 aprile 2025, dichiarò di avere “piena conoscenza e padronanza di tutto ciò che riguarda il suo ambito amministrativo.”
E allora l’occasione è servita: lo dimostri. Lo dimostri soprattutto ai cittadini capuani, a quei cittadini che hanno creduto in lei e nell’amministrazione che rappresenta invece di starsene in silenzio e assecondare Adolfo Villani con le sue rassicurazioni. Per questo motivo riteniamo necessario rivolgere un appello alle istituzioni e alle forze dell’ordine – ancor prima che alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – affinché venga fatta piena chiarezza sull’utilizzo di quell’area e sulle condizioni in cui verrà gestito il trasbordo dei rifiuti. Perché quando si parla di ambiente e di salute pubblica, le rassicurazioni, caro Villani, non bastano.

QUI SOTTO IL POST DI “RASSICURAZIONI” PUBBLICATO DAL SINDACO, ADOLFO VILLANI, IN FACEBOOK



