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CASERTA. I sindacati di Peppe la Pochetta garantiscono: “Stipendi giovedì”. Ma come faranno Carlo Marino e il prefetto Ruberto ad aggirare la legge?

28 Gennaio 2019 - 18:07

CASERTA – C’è stato oggi, intorno alle 13, l’incontro tra i sindacati firmatari del contratto, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fiadel con il comune di Caserta, per trovare una soluzione alla questione del mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti Ecocar.

La spaccatura tra le sigle sindacali è ormai evidente e non è chiaro se si riuscirà mai a rimarginarsi. I sindacati più “governativi”, la Cgil, del segretario provinciale Raffaele Maietta, la Cisl di Giuseppe Gravino e la Ugl, che ha come rappresentante dei lavoratori Peppe Zampella, sono maggiormente ottimisti sulla questione degli stipendi. Una soluzione si troverebbe già nella giornata di giovedì, nell’incontro che si terrà con il Prefetto Raffaele Ruberto e il sindaco di Caserta Carlo Marino, per questo i sindacati avrebbero invitato i propri iscritti a tornare a lavoro regolarmente.

Nel prossimo meeting in Prefettura hanno molta meno fiducia le altre due sigle, Fiadel e Uil, che ritengono che il comune non sbloccherà i fondi per il pagamento degli stipendi e non hanno revocato l’assemblea indetta per domani, che potrebbe provocare i disagi alla raccolta dei rifiuti che sono avvenuti già nella giornata di sabato.

Ne sapremo di più da domani, quando si terrà il tentativo di conciliazione in Prefettura, e giovedì. Per il sindaco Marino sarà complicato convincere i lavoratori sulla possibilità dello sblocco dei fondi per i pagamenti perché, se è vero come è vero che sull’Ecocar pesa la gravissima scure dell’interdittiva antimafia, la legge vieta espressamente di concedere ai soggetti colpiti da tale provvedimento di ricevere qualsivoglia emolumento, anche a titolo risarcitorio, dallo Stato. Se la versione delle sigle vicine a Peppe Zampella dovesse essere reale, bisognerà capire come il sindaco Marino e il prefetto Ruberto riusciranno ad aggirare la norma prevista dal decreto legge del 2011, richiamata nella sentenza del Consiglio di Stato che più volte, sul nostro giornale on line, abbiamo citato.