Dall’origine ai contagi: come si è sviluppata l’ondata di Epatite A tra Napoli e CASERTA: quest’anno niente zuppa di cozze pasquale. Ristoranti vuoti, eventi annullati e crollo della domanda di pesce

21 Marzo 2026 - 17:09

Sia fresco che surgelato. Sui social si fa spazio anche l’ironia

NAPOLI/CASERTA – Un focolaio di Epatite A sta interessando Napoli, la sua provincia e una parte del casertano, con quasi 200 contagi accertati ma numeri destinati a crescere a causa della lunga incubazione del virus. La trasmissione avviene per via oro-fecale e tra i principali veicoli sospettati ci sono soprattutto i molluschi bivalvi, in particolare cozze e ostriche, capaci di accumulare agenti patogeni filtrando l’acqua.

Le prime tracce della contaminazione risalgono a fine gennaio 2026, quando in alcuni allevamenti dell’area flegrea – tra Bacoli, Varcaturo e Nisida – sono stati trovati campioni positivi al virus. Questo fa pensare che l’origine del problema sia precedente, forse legata a sversamenti di acque reflue non depurate in mare.

A inizio febbraio emergono i primi casi negli ospedali napoletani, tra cui il Ospedale Cotugno e il Ospedale Cardarelli, attivando l’allerta sanitaria. Il 19 febbraio arriva il divieto ufficiale di raccolta dei molluschi in un tratto di mare di Bacoli, seguito da controlli straordinari lungo tutta la filiera alimentare.

Nel giro di un mese la diffusione del virus cresce in modo anomalo, superando di gran lunga i livelli degli anni precedenti.

Le conseguenze si fanno sentire anche sull’economia locale: ristoranti vuoti, eventi annullati e crollo della domanda di pesce, non solo fresco ma anche surgelato. Intanto ospedali e autorità sanitarie gestiscono un numero crescente di pazienti, cercando di contenere l’allarme.

Per fronteggiare l’emergenza, la Regione ha avviato l’acquisto di vaccini contro l’HAV e ampliato la campagna di vaccinazione gratuita per le categorie più esposte, nel tentativo di arginare la diffusione del virus.