Dario Abbate lascia il PD. Ricordatevi le elezioni comunali, e poi leggete perché il sottoscritto e quest’uomo sono amici, senza derogare ad alcuno dei principi a cui credono

12 Dicembre 2025 - 12:14

La lettera con lui, lo storico esponente del Partito Democratico che ha anche guidato da segretario provinciale, meritava la solita premessa, che non ci stancheremo mai di scrivere perché deve tormentare la testa di uomini deboli che nascondono, dietro a una scorza di perbenismo, la loro attitudine al compromesso e al ribasso (ci riferiamo al sindaco Trombetta), per poi poter accedere a un’analisi che spiega, anche dal punto di vista dell’umanità del personaggio, perché se ne è andato pur avendo le forze e la possibilità di dialogare, ora che è membro del CDA di ACER, ex IACP, con potentissimi esponenti del PD, come ad esempio il vicepresidente in pectore della giunta regionale, Mario Casillo.

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MARCIANISE (g.g) Inutile che sorridete perché la premessa è sempre obbligatoria per reggere tutto il resto del discorso: Dario Abbate, principale protagonista della scelta di Lina Tartaglione a candidato sindaco di Marcianise alle elezioni del 2023, ha incrociato la mia dura e decisiva avversione e una strategia editoriale in cui, come poche volte ho fatto nel mio passato professionale, ho inserito mestiere, esperienza e anche un po’ di perfidia, caratteristica quest’ultima che non mi appartiene geneticamente, in modo da far sì che la Tartaglione e Dario Abbate uscissero sconfitti dopo aver stipulato un accordo ufficiale e organico con i Moderati di Giovanni Zannini, al tempo federati con Azione di Luigi Bosco. Un piano perfettamente riuscito come ha ammesso la stessa Tartaglione durante l’ultimo consiglio comunale quando han individuato in CasertaCe il motivo fondamentale della sua sconfitta di strettissima misura, concretizzatasi per soli 61 voti di scarto.

Con sommo rincrescimento ho dovuto fare questo per non tradire il patto di lealtà che ho stipulato da sempre con me stesso e che ho trasmesso ai valori del giornale che dirigo. Stare dalla parte di Dario Abbate, il quale, peraltro, l’accordo con Zannini lo ha subito e non lo ha certo determinato ma di cui ha assunto la piena responsabilità politica, avrebbe significato un clamoroso dietrofront di CasertaCe e lo sposalizio con la politica del consigliere regionale mondragonese, che, a mio e a nostro avviso, rappresenta un tumore ormai in metastasi nel corpo del sistema delle relazioni tra le funzioni pubbliche che promanano, per l’appunto, dalla politica e si intrecciano con le burocrazie operanti nella pubblica amministrazione, in primis delle dirigenze comunali e di quelle dei cosiddetti enti strumentali.

Per noi Caserta, al riguardo, è diventata una cloaca, per effetto soprattutto della politica di Zannini. Lo abbiamo scritto mille volte, questa è la milleunesima volta e tante altre volte lo scriveremo.

Ha capito bene, sindaco Trombetta? Hai capito bene, Pasquale Salzillo? Se Dario Abbate oggi compisse un atto politico che io e noi di CasertaCe non condividiamo, ci schiereremmo contro di lui a testa alta e guardandolo fisso negli occhi.

Detto ciò, però, il comunicato che leggete sotto, che Abbate ha pubblicato anche con gli strumenti del social, spiega benissimo i motivi della nostra amicizia. Infatti, chiunque altro, si fosse trovato oggi nella sua stessa condizione, sapete cosa avrebbe fatto? E mo’ ve lo dico io. Sfruttando il posto, non certo irrilevante, di neo componente del consiglio di amministrazione di ACER, cioè l’azienda della Regione Campania che ha sostituito e centralizzato gli ex IACP, sarebbe andato a parlare con qualche potente del PD campano, con il neo segretario regionale De Luca, ma soprattutto con il potente dei potenti, ossia il casoriano Mario Casillo, il quale è tanto influente da avere addirittura determinato i nomi dei due ultimi direttori generali, non dell’ASL Napoli 2 di cui fa parte la “sua” Casoria, ma, addirittura dell’ASL di Caserta, i due suoi concittadini, Ferdinando Russo e Amedeo Blasotti.

Mario Casillo sarà il nuovo vicepresidente della giunta regionale, il nuovo Bonavitacola, ma ancor più forte di Bonavitacola, perché mentre quest’ultimo aveva sopra di lui Vincenzo De Luca, uno a cui non la fai mai, questo qui avrà il ben più tenero e vulnerabile Roberto Fico, il quale, figuriamoci, prima di capirci qualcosa dei meccanismi più delicati della regione, ci metterà un anno e forse due, avendo di fronte un vicepresidente che conosce invece anche il singolo sgabuzzino dei 15 piani del palazzo del consiglio regionale e di quello di via Santa Lucia.

Mario Casillo sarà il capo delegazione del PD in giunta, il vero uomo forte del partito, in abbinata con il suo caro amico Lello Topo, che ha contribuito in maniera decisiva a far eleggere al Parlamento europeo. Dario Abbate, se fosse stato un furbastro, sarebbe andato direttamente da lui, forte della sua posizione in ACER, e si sarebbe messo al suo servizio, creando anche le condizioni per riequilibrare, a Caserta e provincia, quello che si preannuncia come lo strapotere di Stefano Graziano già in vista del prossimo congresso provinciale.

Il fatto che Abbate sia entrato in ACER anche grazie ai buoni uffici di Gennaro Oliviero sarebbe stato un problema superabile perché sarebbero esistite tutte le condizioni per far convivere una linea di dialogo stabile sia con Oliviero che con Casillo. Ma siccome Dario Abbate è un politico anomalo, nel senso che non gli manca una “cazzimma” esperienziale, come non manca del resto neppure al sottoscritto, subisce, parimenti a me, il richiamo costante della coscienza, che quando arriva a un passo dalla spregiudicatezza rincula almeno di 10 metri.

Ecco il punto di saldatura che crea un meccanismo di enorme rispetto reciproco tra me e lui, tra due persone di ispirazione culturale e politica differente, tra un liberale e liberista come il sottoscritto e uno di cultura socialista e inizialmente anche massimalista come Dario Abbate, la cui militanza è partita dal PC e non ha certo, come me, un passato di democristiano, rivoluzionato poi dalla scintilla fatta schioccare nel sottoscritto da Marco Pannella che mi ha dato la forma mentis ispiratrice di tutti i miei passi professionali.
Il nostro è un rapporto che si basa sulla considerazione, sulla non prescindibilità da un limite morale che non va superato. Il mio, che si esplica nel giornalismo e non nella politica, è, proprio per questo motivo, molto più rigido; il suo, solo di tipo politico nella sua ragion d’essere, ma non per questo non evidente. Lui capisce il mio mondo, io capisco il suo, ma c’è una cifra, un numero che accomuna le nostre visioni: la legge che richiede fatica per adattarla ai metodi a volte imprescindibili della politica realizzata in un’area dell’Italia meridionale, ma che non va mai superata, elusa, aggirata, buggerata.

Il comunicato che pubblichiamo sotto dimostra tutto ciò, perché Abbate non sceglie di strumentalizzare la postazione di componente del CDA di ACER per rientrare nei giochi del PD, anche in quelli di Caserta, con le spalle forti di un Casillo o di un altro dirigente del partito, di un Lello Topo votato da Oliviero alle elezioni europee e che con quest’ultimo ( a proposito della agevole convivenza di una relazione forte anche con un pezzo del PD, non certo ostile al politico sessano) ha mantenuto un ottimo rapporto.

No, Abbate fa un’altra cosa: sceglie la strada della chiarezza, un sentiero scomodo, non conveniente, che però sfama il suo desiderio di dignità. La politica è un’altra cosa per lui. E’ un’altra cosa soprattutto rispetto a quella che sta facendo il PD in provincia di Caserta. Un partito che lo ha umiliato, umiliando anche se stesso, quando Matteo Renzi, calpestando tutti gli statuti, ha commissariato la sezione di Marcianise, impedendo a questa ogni possibilità di manifestare anche una semplice opinione su chi dovesse essere il candidato sindaco nel 2016. Nonostante ciò, Abbate ha sempre rinnovato la tessera, l’ha fatto per fede. Ma oggi, avendo schierato ogni sua forza in appoggio a Pino Moretta alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, avverte la necessità, che non può essere solo politica ma che parte da una pulsione morale, di trarne le conseguenze. Lui crede nella forza delle regole, di ogni fonte del diritto, da quello costituzionale a quello degli statuti dei partiti. Nessuno gli avrebbe detto nulla, ma come fanno le persone per bene oggi Dario Abbate trae da se le conseguenze della sua scelta. E siccome si è schierato con un movimento, con una lista diversa da quella del PD, siccome ha fatto campagna elettorale a testa alta per una compagine che fa direttamente riferimento all’ex governatore Vincenzo De Luca e a Caserta all’ancora per pochi giorni presidente del consiglio regionale, Gennaro Oliviero, si è sospeso, non dimesso, ma sospeso dal partito annunciando però sin da ora, con atto di piena ortodossia politica, che non ne farà più parte nell’immediato futuro in quanto non rinnoverà la tessera. Io che lo conosco posso ben sapere quanto gli sia costata una decisione del genere. Perché lui ha sempre visto il percorso che lo ha portato dal PC al PDS, poi ai DS e poi ancora, nel 2008, al PD come una linea logica di tipo esistenziale, una congiunzione inscindibile con le proprie convinzioni.

Ma la dignità, quella tout court, non ha prezzo. Camminare con la testa alta vale molto di più di quanto possa valere ogni giochino sotterraneo, ogni caminetto, ogni camarilla che ti tiene a galla in qualche modo. Per cui, l’addio di Abbate al PD diventa, esso stesso, l’altra faccia, simbolicamente rilevante, di questo partito, rispetto a quella totalmente opposta, fondata su disvalori e non su valori, sulla furbizia, sui giochi di palazzo, sulle stilettate assestate alle spalle, così com’è successo in tutta evidenza nel caso della mancata candidatura di Massimo Schiavone alle regionali. Insomma, da una parte Dario Abbate saluta, dall’altra parte Stefano Graziano si insedia. Questa è la situazione del Partito Democratico: un partito che si svuota di ogni principio, di ogni valore, che abbraccia una visione rozzamente pragmatica finalizzata esclusivamente alla conquista e alla gestione del potere. Un partito che supera il segno, supera quel limite che anche un pragmatico, che fa sopravvivere in sé alcuni valori non trattabili, non può più accettare.

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO DI DARIO ABBATE

Ho deciso di sospendermi dal Partito Democratico e di non rinnovare la tessera per il periodo indicato dall’articolo 4 dello Statuto Nazionale.
Tale scelta nasce dalla necessità di essere coerente con la mia idea che appartenere ad un Partito comporti l’indispensabile rispetto delle regole e dei principi contenuti nello Statuto e nel Codice Etico che ne costituiscono le fondamenta.
Nella mia lunga militanza nel Partito Democratico, del quale sono stato uno dei fondatori e segretario provinciale di Caserta, ho, infatti, sempre lottato per il rispetto delle regole.
L’ho fatto, venendo alle vicende più eclatanti, quando il Commissario della federazione provinciale, sen. Franco Mirabelli, perpetrando un grave violazione statutaria, impedì che a Marcianise si celebrassero le primarie per la scelta del candidato sindaco, primarie che, di contro, nello stesso anno, si erano svolte nei comuni di Caserta e Aversa e nella confinante Capodrise.
L’ho fatto, di recente, quando l’attuale commissaria provinciale, senatrice Camusso, ha impedito alla sezione di Marcianise di celebrare, finalmente, il suo congresso, privando gli iscritti della comunità del locale PD di prerogative democratiche previste, manco a dirlo, dallo Statuto.
Coerentemente con il mio impegno per il rispetto delle regole, avverso tale prevaricazione, ho personalmente presentato un ricorso alla Commissione Nazionale di Garanzia del PD che, riconoscendo la fondatezza delle ragioni da me esposte, ha accolto il mio ricorso.
Nelle scorse elezioni regionali ho sentitamente e pubblicamente sostenuto e votato il mio amico Pinuccio Moretta, candidato nella lista “A Testa Alta”.
L’ho fatto nella piena consapevolezza che tale scelta mi avrebbe portato a rinunciare, nel rispetto delle regole, al mio status di iscritto al Partito Democratico.
È stata una decisione non priva di sofferenza, ma necessaria.
Con l’auspicio che, quando sarà mio diritto iscrivermi, nuovamente ed eventualmente, al Partito Democratico, la Comunità che lo compone sia formata da sole donne e uomini rispettose, al mio pari, delle regole dello Statuto, niente, nelle more, potrà impedirmi di essere un elettore del Partito Democratico.