EX CONSORZIO IDRICO. Con 255 milioni di debito nei confronti dei cittadini, il presidente Di Biasio, gli altri 3 del Cda e i revisori hanno intascato in un anno quasi 409mila euro

3 Gennaio 2026 - 17:05

Il dato emerge dal rapporto del Ministero dell’Economia, di cui pubblichiamo in calce una pagina

Il Ministero dell’Economia sviluppa ogni anno un’attività di controllo sulle società a totale o parziale partecipazione pubblica. Nell’ultimo mese del 2025 abbiamo atteso al varco quella relativa a Idrico Terra di Lavoro Spa, già Consorzio Idrico, società a completa partecipazione pubblica, poiché le quote — divenute azioni dopo la trasformazione — sono nelle mani di alcuni Comuni della provincia di Caserta.

In un articolo di un paio di settimane fa abbiamo potuto finalmente scrivere la cifra della vergogna, la cifra del disonore: 255 milioni di euro di debiti, per una società che, com’è noto, ha chiesto di accedere alla procedura prefallimentare del cosiddetto concordato preventivo, sviluppata comunque senza il blocco delle attività.

Oggi vogliamo dedicare un secondo titolo a un altro numero, se possibile ancora più vergognoso, anch’esso contenuto nella documentazione rilasciata dal MEF dopo l’esame del bilancio relativo all’anno 2024.

47 dipendenti, la maggior parte dei quali — aggiungiamo noi — assunti in funzione dell’appartenenza a un giuramento di fedeltà al consigliere regionale Giovanni Zannini, che il Consorzio prima e ITL poi controlla militarmente.

I quattro componenti del Consiglio di amministrazione hanno introitato nel 2024 315.755 euro, ai quali vanno aggiunti i 93.143 euro dei revisori dei conti, a partire da quel napoletano di Mondragone, autentica protesi di Zannini.

315mila euro e rotti più 93mila euro e rotti fanno quasi 409 mila euro in un solo anno.

Ora, se questa non è depravazione amministrativa, diteci voi cosa pensare dei vari De Biasio, presidente ormai da una quindicina d’anni (immaginate quanti soldi si è messo in tasca), Palmieri e altri.

La cosa più grave non è costituita dalla depravazione evidente, ma dal fatto che essa sia rimasta impunita, addirittura inesplorata dalle autorità giudiziarie, Corte dei Conti compresa, rimasta sorda di fronte a relazioni clamorose inviate ai tempi in cui i revisori dei conti erano altri.

Abbiamo combattuto per anni da soli. Ormai, tutto sommato, non ci agitiamo nemmeno più. Sappiamo che questa è una routine necessaria per stare a posto con la nostra coscienza e nulla ci aspettiamo. Anzi, riusciamo persino a sorridere — amaramente — quando leggiamo le pagine a pagamento comprate da ITL su giornali nazionali (l’ultima su Repubblica: che triste fine ha fatto il giornale fondato da Eugenio Scalfari), nelle quali Di Biasio magnifica le qualità di un ente che in quasi vent’anni ha letteralmente distrutto.

Secondo noi, infatti, non esiste in Italia un consorzio pubblico o semipubblico, una società partecipata, con 255 milioni di euro di debiti.

Nei prossimi giorni continueremo a raccontarvi altre vicende che per noi sono pazzesche, mentre per le autorità costituite di questa provincia sembrano essere del tutto normali.