GUARDA IL VIDEO. Al dipartimento di Giurisprudenza della Vanvitelli il convegno commemorativo dedicato a Rosario Livatino: un tributo alla giustizia, alla verità e alla responsabilità

3 Dicembre 2025 - 10:58

L’incontro ha accompagnato anche la presentazione della nuova opera scultorea dedicata a Livatino, donata dalla Fondazione San Giuseppe dei Nudi, che da oggi accoglierà studenti e visitatori all’ingresso del Dipartimento di Giurisprudenza, quale simbolo permanente di legalità e rigore morale

SANTA MARIA CAPUA VETERE (Paolo Salzillo) Si è svolto oggi, 2 dicembre 2025, presso l’Aulario dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, il convegno “Rosario Livatino, beato, magistrato… un giovane”, un evento di grande valore civile, culturale e spirituale, dedicato alla figura del magistrato assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 e proclamato beato dalla Chiesa.

L’incontro ha accompagnato anche la presentazione della nuova opera scultorea dedicata a Livatino, donata dalla Fondazione San Giuseppe dei Nudi, promotrice dell’iniziativa la professoressa Almerinda Di Benedetto (direttrice del museo da cui proviene l’opera e ideatrice dell’iniziativa ) e il direttore del DILBEC Professore Giulio Sodano, che da oggi accoglierà studenti e visitatori all’ingresso dell’aulario della Vanvitelli, quale simbolo permanente di legalità e rigore morale. Dopo i saluti introduttivi del Rettore Gianfranco Nicoletti e del Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, Domenico Airoma, il convegno ha ospitato gli interventi di: Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; S.E. mons. Pietro Lagnese, Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta; Maria Rosaria Covelli, Presidente della Corte d’Appello di Napoli.

Il Rettore Nicoletti:Un dovere ma soprattutto un atto di gratitudine”

Ad aprire i lavori è stato il Magnifico Rettore Gianfranco Nicoletti, sottolineando come la giornata rappresenti «un evento di grande responsabilità e valore intimo».
«Ricordare Livatino – ha affermato – non è soltanto un dovere civico, ma un atto di profonda gratitudine verso un magistrato che ha incarnato la giustizia con integrità, rigore e fede autentica».

Il Rettore ha ricordato anche le parole di Giovanni Paolo II, che definì il giovane magistrato “martire della giustizia”, e ha rievocato una delle frasi più celebri di Livatino:
«Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili.»

Domenico Airoma, Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino: “Mai scelta più felice di questa statua. Nessun uomo è luce a sé stesso.”

Nel suo intervento, Domenico Airoma, Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, ha evidenziato l’importanza della collocazione dell’opera all’ingresso del Dipartimento:
«Mai scelta fu più felice di installare qui la statua di Rosario Livatino», ha affermato.

Airoma ha poi richiamato una delle riflessioni più profonde del giudice:
«Ciascuno di noi è chiamato a scegliere: per scegliere occorre la luce; tuttavia, nessun uomo è luce a sé stesso

Una frase che, secondo Airoma, dovrebbe campeggiare nelle aule di giustizia come monito all’umiltà e alla responsabilità del ruolo.

L’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano Mantovano: “Proclamare il diritto con verità: Livatino lo ha fatto con la vita”

Di grande spessore l’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha inquadrato la figura di Livatino alla luce di un passo del profeta Isaia: «Proclamare il diritto con verità».

«Siamo nel tempo di Avvento – ha detto – e questo brano si adatta perfettamente alla vita di Livatino: cristianus alter Christus, un uomo che non gridava, non alzava la voce, ma rendeva vera la giustizia attraverso la sua condotta quotidiana».

Mantovano ha ricordato quanto Livatino fosse un magistrato lontano dai riflettori: mai un’intervista, mai una fuga di notizie, mai un’apparizione televisiva. Una riservatezza che non significava chiusura, ma coscienza del limite, “dei limiti di ogni uomo e anche della giurisdizione”.

Il Sottosegretario ha richiamato inoltre la forza innovativa del pensiero di Livatino, che già negli anni ’80 e ’90 metteva in guardia da un certo attivismo giudiziario e dalla tentazione del magistrato di sostituirsi al legislatore.
«Ha proclamato il diritto con verità – ha concluso – e per lui questo significava semplicemente fare bene il magistrato.»

Il riferimento finale è tornato al passo di Isaia: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano», una frase posta in dialogo con le difficoltà e le paure annotate da Livatino stesso nei mesi che precedettero la sua morte.

Mons. Lagnese: “Sotto la tutela di Dio: la sua vita era un servizio alla verità”

Profondo e vibrante l’intervento dell’Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta, Mons. Pietro Lagnese, che ha ricordato l’abitudine del giovane magistrato di segnare le sue pagine di lavoro con l’acronimo “STD” – Sub tutela Dei.

«Livatino sentiva che il Signore lo chiamava a fare il giudice – ha detto il Presule – e che la sua missione era difendere chi veniva calpestato nella giustizia».

Ha poi ricordato lo stile sobrio del magistrato, la sua discrezione, il suo “stare sulle carte” come forma di profonda responsabilità, in un contesto – quello della Sicilia di quegli anni – segnato dalla violenza mafiosa e dalle infiltrazioni tra criminalità, politica e impresa.

Citando San Paolo VI, Mons. Lagnese ha aggiunto:
«Oggi gli uomini ascoltano più i testimoni che i maestri», e ha definito l’effigie appena inaugurata un segno educativo prezioso per gli studenti.

«Livatino – ha concluso – ci ricorda che siamo tutti chiamati a costruire un mondo nuovo attraverso la testimonianza quotidiana.»

La Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli: “Livatino, un magistrato che ha dato forma concreta alla Costituzione”

La Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, ha affidato alla platea un intervento di forte intensità istituzionale.

«La giornata di oggi custodisce un valore che supera il semplice atto celebrativo – ha sottolineato – : la statua di Livatino interroga il nostro presente e il nostro futuro».

Covelli ha ricordato come la Chiesa abbia riconosciuto che il magistrato fu ucciso in odium fidei, e come i suoi assassini lo colpirono soprattutto per la sua incorruttibilità, libertà e forza morale.

È il primo magistrato nella storia della Chiesa ad essere proclamato beato.

La Presidente ha ripercorso i principi costituzionali ai quali Livatino diede forma concreta: l’uguaglianza, la presunzione di innocenza, la funzione rieducativa della pena, la serietà e l’umanità del ruolo del giudice.

«Ha anticipato strumenti che sarebbero stati codificati solo dopo la sua morte, soprattutto nel campo della repressione patrimoniale», ha detto, ricordando che all’epoca non esistevano né il 41-bis, né la DDA, né molte norme sulle confische.

Covelli ha infine richiamato le parole della Ministra Carfagna:
«Ha lasciato un testamento morale, una traccia da cui sempre ripartire per essere credibili di fronte al popolo nel nome del quale è amministrata la giustizia».

Una statua come monito e promessa

La cerimonia si è conclusa con la benedizione dell’effigie dedicata al Beato Rosario Livatino, posta all’ingresso del Dipartimento di Giurisprudenza.

Un monumento che non è solo memoria, ma impegno: un invito rivolto agli studenti, ai magistrati e ai cittadini a fare della giustizia un servizio, non un privilegio.

La figura del “giudice ragazzino” rimane oggi più viva che mai: un giovane magistrato che, con la sua vita e il suo sacrificio, continua a parlare alle nuove generazioni, indicando la via della responsabilità, della verità e della legalità vissuta con coraggio.