I NOMI. Fratelli imprenditori condannati per il disastro dei rifiuti illegali. Lo Stato gli toglie 200 MILIONI: auto, villoni di lusso e anche elicotteri
4 Marzo 2026 - 09:29
CASERTA – La Guardia di Finanza di Napoli, attraverso il Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata), ha messo i sigilli a un patrimonio da capogiro riconducibile ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti urbani e industriali. Il decreto di confisca, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, vale quasi 205 milioni di euro.
Una fetta importante di questa ricchezza è fatta di mattoni. Tra i beni confiscati figurano infatti 224 immobili sparsi in diverse province italiane, tra cui Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone. Nel Casertano, in particolare, sono finite sotto sequestro numerose proprietà, segno di quanto il business illegale dei rifiuti abbia messo radici profonde anche in questa provincia, storicamente legata al fenomeno della Terra dei Fuochi.
La vicenda giudiziaria dei fratelli Pellini è complessa e dura da anni. Tutto inizia nel 2017, quando i loro beni vengono sequestrati per la prima volta. A monte c’è una condanna definitiva per disastro doloso continuato e una verifica patrimoniale che mette in luce una voragine tra i redditi dichiarati e i soldi veramente posseduti. Secondo gli investigatori, gran parte di quelle ricchezze derivava dai proventi del traffico illecito di rifiuti.
Nel 2019 arriva una prima confisca, confermata in Appello nel 2023. Ma nell’aprile del 2024 la Corte di Cassazione annulla tutto per vizi formali. I beni tornano ai fratelli. Tuttavia, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli non molla: ritiene che i presupposti della pericolosità sociale e della sproporzione patrimoniale ci siano ancora. Così parte una nuova inchiesta, più approfondita, che coinvolge anche i nuclei familiari.
Nel maggio 2024 il Tribunale di Napoli dispone un nuovo sequestro. E con decreto depositato il 19 febbraio 2026, dopo un’istruttoria approfondita, arriva la confisca definitiva. Il giudice parla chiaro: “Perdurante pericolosità qualificata dei proposti, strutturale e significativa sproporzione tra patrimonio accumulato e redditi leciti, inidoneità delle giustificazioni difensive”.
Oltre agli immobili, il provvedimento riguarda, 8 compendi aziendali (con sedi a Napoli, Frosinone e Roma), 75 terreni, 70 rapporti finanziari (conti correnti, depositi, titoli), 72 autoveicoli, 3 imbarcazioni.
