I NOMI. I soldi delle truffe online nelle casse dei casalesi: 2 ARRESTI. Un fedelissimo di Bidognetti e il genero del boss tra i 24 INDAGATI
10 Marzo 2026 - 14:55
La banda usava tecniche semplici ma efficaci per svuotare i conti correnti della gente
CASAL DI PRINCIPE – Due soggetti della provincia di Caserta sono finiti in carcere con l’accusa di aver messo in piedi una banda specializzata in truffe online, che ha rubato circa 800mila euro a decine di vittime in tutta Italia. Secondo la DDA di Napoli, gran parte di quei soldi finiva nelle casse del clan dei Casalesi. Si tratta di Pasquale Corvino, 40 anni, e della compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni, il primo ritenuto dagli inquirenti promotore e organizzatore dell’associazione a delinquere e l’altra sua diretta collaboratrice, ossia colei che prelevava i contanti dai conti correnti all’esterno per consegnali a Corvino, e che si adoperava anche per investire il denaro in moneta virtuale.
Tra gli indagati, complessivamente 24, figura anche Nicola Sergio Kader, esponente di vertice della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, e il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e mezzanotte
Come funzionava la truffa
La banda usava tecniche semplici ma efficaci per svuotare i conti correnti della gente:
- Phishing e smishing: mandavano messaggi o mail falsi, facendoli passare per comunicazioni della banca della vittima. Avvertivano di un bonifico in partenza (che in realtà non esisteva) e invitavano a chiamare un numero per bloccare l’operazione.
- Finti operatori: al telefono, un complice si spacciava per impiegato della banca e convinceva la vittima a fare un bonifico “di sicurezza” verso un conto dei truffatori.
- SIM swappig: riuscivano a duplicare la scheda telefonica della vittima. Così potevano ricevere i codici di sicurezza (OTP) e autorizzare bonifici dai conti correnti senza che il proprietario se ne accorgesse.
I soldi rubati venivano spostati subito su altri conti, anche all’estero, e poi prelevati in contanti.
Il legame con la camorra
Secondo le indagini, circa il 40% dei proventi delle truffe veniva consegnato direttamente a esponenti del clan dei Casalesi. Il denaro serviva a finanziare l’organizzazione, mantenere le famiglie dei detenuti e rafforzare la presenza della camorra sul territorio. Parte dei soldi, inoltre, veniva investita in criptovalute per renderli più difficili da rintracciare.
I due arrestati e le perquisizioni
I due principali indagati sono imprenditori casertani del settore auto, con base tra Italia e Spagna. Per loro il giudice ha disposto la custodia in carcere. Altri 22 soggetti sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere, riciclaggio e frode informatica.
Sono state fatte 21 perquisizioni in diverse regioni (Caserta, Napoli, Modena, Benevento, Potenza e Isernia) per raccogliere prove.
La Procura ricorda che, per ora, si tratta solo di indagini e gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
