Il business dell’immigrazione: capitali reinvestiti all’estero tra società di copertura, ristoranti e immobili. Fino a 50mila euro in contanti trasferiti ogni mese per ripulire i profitti

11 Marzo 2026 - 09:12

L’inchiesta descrive quindi una doppia struttura: da una parte il presunto sistema che favoriva l’immigrazione irregolare in Italia, dall’altra una rete finanziaria incaricata di riciclare all’estero i proventi dell’attività

CASERTACE STA PER CAMBIARE PER SEMPRE: TE LO SPIEGA IL DIRETTORE GIANLUIGI GUARINO – CLICCA E GUARDA IL VIDEO

MARCIANISE- L’inchiesta che nelle scorse ore ha portato all’esecuzione di 18 misure cautelari tra le province di Napoli e Caserta, che ha fatto emergere un presunto sistema criminale legato al business dell’immigrazione irregolare sta facendo accadere i riflettori anche sul riciclaggio di denaro dei proventi illeciti

Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Napoli, il gruppo avrebbe favorito l’ingresso e la permanenza illegale di cittadini stranieri in Italia attraverso falsi contratti di lavoro. Parallelamente sarebbe stata organizzata anche una rete destinata a ripulire i profitti iderivanti da questa attività.

Al vertice dell’organizzazione, secondo gli investigatori, ci sarebbero Giuseppe Allosso, 48 anni, di Marcianise, ritenuto uno dei promotori dell’associazione, e Ciro Monti, 64 anni, di San Marcellino e dipendente dell’Ispettorato del lavoro. I due avrebbero gestito sia la parte operativa del sistema illegale sia quella finanziaria.

In particolare, gli inquirenti sostengono che il denaro proveniente dall’attività illecita venisse trasportato periodicamente in contanti fino a Milano, con viaggi mensili durante i quali sarebbero stati movimentati anche

. Nel capoluogo lombardo sarebbero poi entrati in azione Daniele Paparella e Ruggero Egidio Galbiati, incaricati di ricevere il denaro e trasferirlo successivamente verso il Marocco.

Per giustificare i movimenti di denaro, il gruppo avrebbe utilizzato fatture false, apparentemente regolari. Secondo l’ipotesi investigativa, i soldi sarebbero poi stati reinvestiti in immobili e attività di ristorazione, intestati a Samira Boutlane, moglie di Monti, e al figlio della coppia.

L’inchiesta descrive quindi una doppia struttura: da una parte il presunto sistema che favoriva l’immigrazione irregolare in Italia, dall’altra una rete finanziaria incaricata di riciclare all’estero i proventi dell’attività.

Complessivamente sono 18 le misure cautelari eseguite, di cui 15 in carcere e 3 agli arresti domiciliari. Tra le persone finite in cella figurano, oltre ad Allosso e Monti, anche Gabriele Brunitto, Aniello Della Valle, Salvatore Lampitelli, Giuseppe Porfidia, Francesco Rainone, Giuseppe Ricciardi, Agostino Scala, Michele Tartaro e Raffaele Tesone, Cherki El Halloumi, Larbi Jabbour, Harbans Lal, Sukhjit Singh. Ai domiciliari, invece, Hafid Ayat Bayih, Antonio Landolfo e Giovanni Pezone. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio l’estensione della rete e il volume dei profitti generati dal presunto sistema.