Il “modello Caserta” sta solo nella faccia di bronzo del sindaco Marino. Ecco come viene demolita la città fallita su “La Repubblica”

23 Gennaio 2023 - 12:58

Caserta (pm) – Giovedì mattina, in occasione della visita alla Reggia del ministro Gennaro Sangiuliano per l’apertura ufficiale delle celebrazioni di Vanvitelli nel 250° annuale della sua morte, c’è stata la solita sequela di interventi delle autorità. Di frequente, in tali circostanze ufficiali, si tratta di dichiarazioni di prammatica e di vuota retorica, che non dicono nulla. Anzi molto spesso sono parole in libertà. Tali ci sono parse almeno in parte quelle del ministro, il quale, ancora invischiato dalla pania propagandistica del suo predecessore Dario Franceschini, sembra tuttora far coincidere la cultura con il turismo.

Più che in libertà, sono parse persino mistificatrici le parole del primo cittadino Carlo

Marino, che si è azzardato a parlare di un supposto modello Caserta, che troverebbe applicazione anche nel governo culturale della città.

Il fatto, oltre che infondato come dimostrato le classifiche nazionali che ci rilegano costantemente agli ultimissimi posti ed il fatto che nella biblioteca comunale non esista neppure un servizio di emeroteca (biblioteca alla quale, benché di scarsi servizi, se ne vorrebbero aggiunte almeno altre tre, secondo i progetti di nuove costruzioni che abbiamo sentito annunciare) è allarmante. Se questa impostazione manipolatoria è adoperata in tale rilevante campo che sono i beni culturali del capoluogo, è da immaginare che trovi applicazione in ogni altro settore dell’azione amministrativa di questa giunta comunale. Con una falsificazione, questa sì, come metodo.

La

città è in condizioni pietose di abbandono e di anarchia: questo è il pianto greco dei casertani che si ode tutti i giorni, che non paiono credere di vivere in una città conformata ad alcun modello esemplare.

Proprio sabato, la seguita rubrica della posta dei lettori di La Repubblica, curata dal noto ed acuto giornalista Francesco Merlo, ha pubblicato la lettera di impressioni sulla città di un casertano che vi è rientrato dopo oltre 50 anni dal suo trasferimento al nord. La proponiamo per ripristinare un minimo di quella realtà che solo a palazzo Castropignano sembrano sconoscere.

La lettera pubblicata sabato scorso da La Repubblica nella rubrica della posta dei lettori tenuta da Francesco Merlo