IL VIDEO. CAPUA. Ora Villani esprime solidarietà ai vigili urbani. Ma quando venivano aggrediti verbalmente e inseguiti dal marito della vicesindaca ha taciuto

14 Febbraio 2026 - 11:19

Il sindaco Adolfo Villani esprime pubblicamente solidarietà alla polizia locale dopo l’aggressione avvenuta durante il Carnevale. Un atteggiamento contraddittorio considerando la posizione – non posizione assunta di fronte alle aggressioni subite da alcuni agenti della municipale da parte di Carmine Zenga, marito della vicesindaca Marisa Giacobone, oggi rinviato a giudizio dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. IN CALCE ALL’ARTICOLO IL POST DI VILLANI

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CAPUA – Le parole di solidarietà espresse ieri dal sindaco Adolfo Villani, attraverso un post in Facebook, dopo l’aggressione al comandante e al vicecomandante della polizia locale giovedì sera durante il Carnevale suonano di istituzionalità. Un messaggio di vicinanza agli agenti feriti – con prognosi di cinque giorni – e di sostegno all’intero corpo dei vigili urbani, ai carabinieri della stazione di Capua e alle forze dell’ordine, accompagnato dalla denuncia delle difficoltà legate al sotto organico e ai vincoli che limitano il rafforzamento dei servizi di sicurezza. Parole che, lette da sole, non farebbero una piega.

Eppure è inevitabile che, di fronte a questa presa di posizione, ci si chieda dove fosse la stessa fermezza quando, mesi fa, due vigilesse sono state aggredite da Carmine Zenga, marito della vicesindaca Marisa Giacobone. Un episodio che non appartiene al chiacchiericcio politico ma alle aule giudiziarie: il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il rinvio a giudizio di Zenga, con prima udienza fissata per l’11 maggio, per rispondere di minacce e resistenza a pubblico ufficiale, reati aggravati dall’articolo 81 del codice penale.

Secondo il capo d’imputazione, i fatti risalgono al 20 settembre scorso. I vigili urbani si erano recati nei pressi del bar riconducibile alla famiglia per verificare la regolarità dell’occupazione di suolo pubblico salvo poi essere aggredite da Zenga “Un giorno all’altro prendo una mazza e vi fracasso la testa”. Parole pesanti, che la magistratura ha ritenuto sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.

Dov’era il sindaco Adolfo Villani quando sempre lo stesso Zenga, ripetiamo, marito della vicesindaca Marisa Giacobone, ha messo in fuga un’auto delle forze della polizia municipale inseguendoli, con una mano sul manubrio dello scooter e un’altra mano impegnata a sostenere uno smartphone in modo da riprendere la scena, come se si trattasse di qualcosa di cui vantarsi, per un lungo tratto di strada e rimproverandoli e impartendo ordini categorici: “Dovete vedere il traffico”. E ancora; “devi vedere il traffico, vi pagano per questo”?

Il punto politico è un altro. Se oggi l’amministrazione comunale rivendica con forza la difesa degli uomini e delle donne in divisa, perché allora non si levò una presa di posizione altrettanto chiara e pubblica? Perché nessun messaggio ufficiale, nessuna condanna netta, nessuna parola di sostegno agli agenti coinvolti in episodi che, a tutti gli effetti, si configurano come una vera e propria aggressione finalizzata a ostacolare l’esercizio delle loro funzioni?

Caro sindaco Villani, la coerenza istituzionale non dovrebbe conoscere parenti, amici o equilibri politici. Difendere le forze dell’ordine significa farlo sempre altrimenti no fa altro che alimentare la percezione di fermezza quando l’aggressore è un cittadino qualunque, prudenza – o silenzio – quando il caso coinvolge figure legate a chi amministra, con lei, la città.